Pignoramento stipendio: il quinto vale sempre?
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6 Apr 2016
 
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Pignoramento stipendio: il quinto vale sempre?

Per i redditi da lavoro dipendente la legge non prevede il minimo vitale impignorabile come per i pensionati: secondo la Corte Costituzionale tale diversità di trattamento è legittima.

 

Il pignoramento dello stipendio avviene sempre entro massimo un quinto, che si calcola sull’intera retribuzione, al netto delle ritenute fiscali.

Se per le pensioni il pignoramento del quinto avviene dopo aver sottratto il cosiddetto “minimo vitale” – una somma cioè intangibile per garantire un sostentamento dignitoso anche al debitore – questo non vale, invece, per i lavoratori dipendenti. È quanto chiarito dalla Corte Costituzionale questa mattina [1].

 

 

Il minimo vitale delle pensioni

Una recente riforma ha definito cosa debba intendersi per “minimo vitale”, quale sia tale importo e, quindi, come debbano essere calcolati i nuovi pignoramenti. In pratica, tutte le volte in cui la pensione viene pignorata presso l’Istituto previdenziale (Inps), il pignoramento può avvenire seguendo questi due passaggi:

 

  • detraendo dal netto della pensione il minimo vitale. Il minimo vitale è pari alla misura dell’assegno sociale (euro 448,51), aumentato della metà (euro 224,25); esso quindi ammonta a euro 672,76;
  • sulla differenza così ottenuta va calcolato 1/5 (un quinto).

 

L’importo che ne deriva è quello che spetta al creditore che ha agito con il pignoramento presso terzi.

 

Solo per completezza, si segnala che questa regola non vale più se la pensione viene accreditata sul conto corrente. In tal caso, si seguono le due seguenti istruzioni:

 

  • per le somme che si trovano già accreditate sul conto alla data del pignoramento è possibile il “blocco” solo per quelle che superano l’ammontare di 1.345,54 (ossia il triplo dell’assegno sociale);
  • per le successive mensilità di pensione che verranno erogate successivamente, il pignoramento è di massimo 1/5.

 

 

Il pignoramento dello stipendio

Nel caso in cui il pignoramento dello stipendio avvenga una volta accreditato sul conto corrente, valgono le stesse regole appena viste per le pensioni.

Invece, nel caso in cui il pignoramento avvenga presso il datore di lavoro, esso è sempre nella misura di un quinto, senza tuttavia detrarre, in questo caso, il minimo vitale come invece avviene per i pensionati.

 

Secondo un pensiero ormai costante della Corte Costituzionale questa differenza di trattamento è più che legittima. La norma contempera l’esigenza del creditore di ottenere il pagamento nel più breve tempo con la necessità del debitore di mantenere un tenore di vita dignitoso. Proprio per questo la previsione di una percentuale per il pignoramento (pari appunto al 20%, ossia un quinto) gradua il sacrificio in misura proporzionale all’entità della retribuzione. Chi ha una retribuzione più bassa, infatti, è colpito in misura proporzionalmente minore: non è vero, quindi, che siano stati sacrificati gli stipendi e i salari più esigui solo perché non esclusi dal pignoramento.

 

La scelta del criterio di limitazione della pignorabilità e l’entità di detta limitazione rientrano, per costante orientamento della giurisprudenza costituzionale, nel potere insindacabile del legislatore.


La sentenza

Corte Costituzionale, sentenza 10 febbraio – 5 aprile 2016, n. 70
Presidente Criscuolo – Redattore Carosi

Ordinanza

Nei giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 545, quarto comma, del codice di procedura civile, promossi dal Tribunale ordinario di Viterbo, in funzione di giudice dell’esecuzione, con due ordinanze del 18 febbraio 2015, rispettivamente iscritte ai nn. 108 e 151 del registro ordinanze 2015 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 24 e n. 34, prima serie speciale, dell’anno 2015.
Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
udito nella camera di consiglio del 10 febbraio 2016 il Giudice relatore Aldo Carosi.
Ritenuto che il Tribunale ordinario di Viterbo, in funzione di giudice dell’esecuzione, con due ordinanze di analogo contenuto, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 545, quarto comma, del codice di procedura civile, per violazione degli artt. 1, 2, 3, 4 e 36 della Costituzione, nella parte in cui non prevede l’impignorabilità assoluta di quella parte della retribuzione necessaria a garantire al lavoratore i mezzi indispensabili alle sue esigenze di vita, e, in via subordinata, nella parte in cui non prevede le medesime limitazioni in materia di pignoramento di crediti tributari

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[1] C. Cost. sent. n. 6697/2016 del 6.04.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
9 Apr 2016 mario borrelli

avendo gia in busta paga una cessione del quinto e una delega, il blocco del conto corrente e comunque possibile? Grazie