Salva banche: case pignorate in svendita
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7 Apr 2016
 
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Salva banche: case pignorate in svendita

Con il taglio dell’imposta catastale, di registro e immobiliare, sarà più facile la vendita alle aste giudiziarie.

 

Con l’approvazione definitiva del decreto legge “Salva Banche” avvenuta ieri sera con il sì del Senato [1], il Governo ha fatto un regalo di circa 220 milioni di euro alle banche, consentendo loro di vendere, in tempi rapidi e con estrema facilità, le case di quanti non hanno pagato il mutuo: si tratta, cioè, dei numerosi immobili ipotecati e pignorati. Chi, quindi, ha un’esecuzione forzata in corso ha poco di ché stare tranquillo. Vediamo perché.

 

La crisi del settore bancario (che, poi, si traduce inevitabilmente in una crisi per l’economia nazionale e mondiale) viene spesso individuata nell’impossibilità, per gli istituti di credito, di recuperare le somme prestate ai cittadini (vuoi perché il finanziamento è stato concesso incautamente; vuoi perché numerose famiglie si sono trovate senza lavoro; vuoi, infine, perché non sono pochi i furbetti che non restituiscono il mutuo). Fatto sta che, per aiutare le banche a recuperare le sofferenze, il Governo ha adottato un provvedimento che tende ad agevolare la vendita degli immobili pignorati. Come? Rinunciando alle imposte di registro, catastali e ipotecarie derivanti da tali cessioni, imposte che ammontano al 9% del prezzo corrisposto.

 

Come abbiamo già spiegato in “Prima casa: acquisto agevolato per chi compra all’asta”, per chi acquista un immobile all’asta non è più previsto il pagamento dell’imposta di registro, catastale e ipotecaria del 9%: al suo posto scatta un pagamento fisso nella misura di 200 euro. Il risparmio è enorme: si pensi che su un immobile pagato 100mila euro si risparmiano 9mila euro; su un immobile pagato 250mila euro si risparmiano 22.500 euro; su un immobile pagato 500mila euro si risparmiano ben 45mila euro.

 

Se ad acquistare è un’azienda, quest’ultima godrà dell’agevolazione a condizione che l’immobile venga rivenduto entro due anni dal trasferimento. Se non viene rispettato quest’obbligo, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute nella misura ordinaria e si applica una sanzione amministrativa del 30% oltre agli interessi di mora.

 

Se, invece, ad acquistare è un privato e la destinazione dell’immobile è la “prima casa”, non sussiste alcun obbligo di ritrasferimento e il bene può serenamente rimanere nella proprietà dell’acquirente.

 

Tale previsione costerà alle casse dello Stato circa 220 milioni di euro in termini di mancato gettito fiscale ma, nello stesso tempo, servirà alle banche a disfarsi delle numerose procedure esecutive pendenti presso i tribunali di tutta Italia. La maggiore appetibilità dell’affare, infatti, potrebbe costituire un volano per la vendita degli immobili pignorati.


[1] DL n. 18/2016: “Misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio” (GU Serie Generale n.37 del 15-2-2016).

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
8 Apr 2016 Michele Delli

E’ una manovra per agevolare la vendita delle case all’asta che è ben diverso da dire che si regalano 220 milioni alle banche (dichiarazione falsa e tendenziosa) perchè il risparmio è per chi compra. Tipico esempio di articolo acchiappa click..veramente poco serio