Tablet intercettati con un trojan: legittima l’indagine della procura
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7 Apr 2016
 
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Tablet intercettati con un trojan: legittima l’indagine della procura

Intercettazioni ambientali: si può usare il virus “trojan horse” mobile per captare il tablet.

 

Via libera ai trojan inseriti di nascosto dalla polizia nei tablet per le intercettazioni ambientali. A dare l’ok è un’ordinanza del Tribunale del riesame di Palermo [1]. È vero: c’è un profondo dibattito in giurisprudenza sull’uso di “virus” all’interno di dispositivi mobili, e questo perché le intercettazioni ambientali non possono avvenire ovunque, ma necessitano di un provvedimento del giudice che ne circoscriva l’ambito geografico, cosa che non è possibile, invece, con un cellulare o un tablet. Il decreto deve fare necessariamente riferimento a luoghi ben individuati e circoscritti, non essendo ammessi generici riferimenti a luoghi in ogni occasione frequentati dall’indagato. Per altro la giurisprudenza non taccia di inutilizzabilità le intercettazioni acquisite in luoghi comunque relazionabili a quelli indicati nel decreto. Tuttavia, il tribunale di Palermo adotta un’interpretazione estensiva ritenendo possibile l’installazione di un “captatore informatico” (cosiddetto trojan horse, [cavallo di Troia]) nel dispositivo portatile. E ciò anche se si tratta di un’area estremamente mobile, in grado di seguire gli spostamenti dell’apparecchio.

 

L’intercettazione del tablet risulta fondamentale nelle indagini della polizia quando è possibile immaginare che l’indagato si colleghi tramite internet e via Skype con i suoi “complici”. Quanto però al luogo in cui devono avvenire le intercettazioni, il decreto autorizzativo del giudice si limita a parlare genericamente delle “stanze in cui si trova il personal computer” in uso all’indagato. Un concetto troppo vago? Non per il tribunale siciliano, secondo cui, con questa formula, vengono in realtà escluse tutte le altre stanze della dimora privata dell’indagato: il che non farebbe che aumentare il rispetto della sua privacy.

 

 

Le sezioni unite della Cassazione

Sulla questione si esprimeranno, a breve, le Sezioni unite penali della Cassazione, chiamate a pronunciarsi sulla necessità di una specifica indicazione, nel decreto di autorizzazione, dei luoghi dove deve essere effettuata l’intercettazione [2]. In assenza della quale il decreto sarebbe colpito da illegittimità e i risultati da inutilizzabilità.

 

I giudici della Cassazione sembrano sposare la tesi, in relazione al cosiddetto captatore informatico, che il decreto autorizzativo debba motivare al solo fine di impedire indebite intrusioni nei luoghi del domicilio, che godono di una tutela più forte: ivi l’intercettazione è consentita solo se vi è fondato motivo che si svolga l’attività criminosa. Il decreto, nel caso in cui l’intercettazione sia disposta anche nei luoghi del domicilio, deve specificamente motivare sulla presunzione che ivi si svolga l’attività criminosa.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, ordinanza 10 marzo – 6 aprile 2016, n. 13884
Presidente Carcano – Relatore Fidelbo

Ritenuto in fatto

1. Con l’ordinanza indicata in epigrafe il Tribunale di Palermo, in funzione di giudice del riesame, ha confermato il provvedimento del 19 dicembre 2015 con cui il G.i.p. dello stesso Tribunale aveva applicato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di S.L. in relazione alla partecipazione all’associazione di tipo mafioso denominata “cosa nostra” (capo a) e ad un episodio di tentativo di estorsione aggravata ai danni di A.F. , titolare della ditta di costruzioni “Eureka Studio”, impegnata nella ristrutturazione di un immobile (capo c).
I giudici del riesame hanno ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato sulla base di una serie di intercettazioni, anche ambientali, e delle dichiarazioni accusatorie di due collaboratori di giustizia, C.F. e d.G.D. , dalle quali è emerso che l’indagato, molto vicino a C.P. – divenuto reggente del mandamento di Porta Nuova dopo l’arresto di L.P.T. -, si occupava della gestione delle estorsioni e del traffico di stupefacenti, spesso facendo da intermediario tra lo stesso C. e T.M. , moglie del L.P. .
Per quanto riguarda l’altro reato,

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[1] Trib. Riesame Palermo, ord dell’11.01.2016.

[2] Cass. ord. n. 13884/16 del 6.04.2016.

 

 


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