Referendum trivelle 17 aprile 2016: sappiamo cosa votiamo?
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7 Apr 2016
 
L'autore
Temistocle Marasco
 


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Referendum trivelle 17 aprile 2016: sappiamo cosa votiamo?

Stop agli impianti di trivellazione in mare col referendum del 17 aprile: ma abbiamo realmente capito cosa e come votare? Facciamo chiarezza.

 

Trivelle si, trivelle no, vota si per dire no o vota no per dire si? Le informazioni sono confuse, il tempo è poco e il governo mostra una sospetta ambiguità. Francesco Tullio Altan, nell’ultimo numero de “L’Espresso” fotografa fedelmente questo disordine: “vorrei capire: dobbiamo smettere di continuare a trivellare o continuare a smettere di non trivellare?”, fa recitare nella sua vignetta a un cittadino medio disorientato. Le strade che allontanano dall’urna sono lastricate di disinformazione. Ecco perché c’è bisogno di chiarezza.

 

 

Cosa chiede il referendum “trivelle”?

Nei mari italiani ci sono piattaforme che estraggono gas e petrolio dai fondali grazie a delle concessioni pubbliche di durata variabile (6 anni per i permessi di ricerca, 30 anni per le cosiddette concessioni di “coltivazione”, ossia concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi). Scadute le concessioni, l’attività delle piattaforme deve cessare. Tuttavia, la legge di stabilità ha recentemente cambiato le carte in tavola stabilendo che le trivelle possono andare avanti nella loro attività non già fino alla scadenza delle concessioni, ma fino al totale esaurimento dei giacimenti. Cioè a dire: le concessioni non hanno più limiti temporali e le piattaforme possono continuare la propria attività fino a quando non ci sarà più nulla da estrarre.

 

Il referendum, che riguarda esclusivamente gli impianti nelle nostre acque territoriali (ossia entro le 12 miglia dalla costa), è l’arma con la quale i cittadini possono bloccare tutto questo. Votando si, si sceglie di far lavorare le trivelle fino alla normale scadenza delle concessioni. Votando no, si sceglie di far lavorare le trivelle fino all’esaurimento dei giacimenti e quindi per un tempo molto più lungo.

Ragion per cui, in estrema sintesi, il quesito è: vuoi fermare le trivelle? Vota si se vuoi fermarle. Vota no per non fermarle.

 

Il testo del quesito è il seguente: “Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale?”. Lo stesso Piero Calamandrei, il padre di tutti i giuristi, probabilmente avrebbe difficoltà a capire che cosa votare.

 

 

Perchè votare si e bloccare le trivelle

Le estrazioni delle trivelle marine contribuiscono in modo irrisorio alla indipendenza energetica dello Stato. Di contro, le piattaforme sono un pericolo enorme per l’ambiente: eventuali incidenti avrebbero impatti devastanti sull’ecosistema che le ospita. Le piattaforme inoltre sono una delle principali cause dell’abbassamento del suolo dovuto alla perdita di volume del sedimento del sottosuolo: questo si traduce nell’erosione costiera, nei maggiori impatti delle mareggiate, nella perdita progressiva di km di spiaggia e nell’incremento delle opere di ripascimento, con significative ripercussioni sulle attività turistiche.

 

 

Perché votare no e dare il via libera alle trivelle

La perdita di posti di lavoro è la motivazione più gettonata dai sostenitori della trivelle. La scadenza delle concessioni vorrebbe dire la fine del lavoro per migliaia di persone impiegate nel settore. A questo si obietta che continuare a puntare sulle fonti di energia tradizionali frena lo sviluppo delle energia rinnovabili che, potenzialmente, hanno la capacità di creare un numero di posti di lavoro estremamente superiore a quelli che si tenta in tal modo di salvaguardare. La chiusura delle piattaforme di estrazione determinerebbe, inoltre, un aumento delle importazioni di greggio con le grandi navi. Da sempre le petroliere sono fonte di inquinamento (si pensi al solo impatto sull’ecosistema marino del continuo risciacquo delle cisterne) e potenziali detonatori di disastri ambientali: un esempio lampante è l’affondamento nel mar ligure della petroliera Haven, uno dei più grandi relitti del Mediterraneo, che causò la dispersione nelle acque di migliaia di tonnellate di greggio.


 


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Commenti
8 Apr 2016 Paolo Palermo

La finalità è dovuta dal fatto, chè, il Governo non può accollarsi la fine delle trivellazioni, perchè in questo caso dovrebbe trovare le giuste soluzioni, di impianti con energia più pulita , con impianti moderni e che rispetti l’ambiente, e salvaguardare i posti di lavoro di coloro che sono attualmente impegnati. Il Lungimirante Governo, non ha fatto i conti x risanare e/o rottamare i vecchi sistemi che creano soltanto disastri ambientali, ma ha fatto i conti per riformare e rottamare il PD ( Partito Democratico) affinché ” come si vede”, possa governare fino al 2018

 
12 Apr 2016 francesca drudi

ok ma nel frattempo che si creeranno impianti per estrarre energia pulita, se fermiamo le trivellazioni dovremo acquistare energia di qualsiasi tipo da altri paesi e cio significa indebitarsi maggiormente in un momento di crisi economica non indifferente