Noemi Secci
Noemi Secci
10 Apr 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Pensione 2016, la speranza di vita si abbassa

Si abbassa nel 2015 per la prima volta la speranza di vita, ma il sistema previsto dalla Legge Fornero continua ad aumentare l’età pensionabile.

 

Dal 1° gennaio 2016, sia l’età per raggiungere la pensione di vecchiaia, che i contributi per raggiungere la pensione anticipata sono stati notevolmente innalzati per gli aumenti legati alla speranza di vita.

L’attuale meccanismo che determina gli incrementi alla speranza di vita, previsto dalla Legge Fornero ed attuato periodicamente con decreti ministeriali, ha ben poco a che vedere, però, con la speranza di vita reale.

Solo recentemente, difatti, sono stati diffusi dall’Istat i veri dati inerenti all’aspettativa di vita media, che relativamente all’anno 2015, per la prima volta, si è abbassata.

Per la precisione, c’è stato un calo dello 0,2 per gli uomini, la cui vita media è ora pari ad 80,1 anni e dello 0,3 per le donne, con una speranza di vita media che ammonta ad 84,7 anni.

Nonostante il calo della vita media, comunque, non è previsto alcun correttivo agli adeguamenti automatici alla speranza di vita, che salirà sino al 2050 e oltre. Ma come funzionano questi adeguamenti?

 

 

Pensione e adeguamento della speranza di vita: gli incrementi periodici

Gli adeguamenti previsti dall’attuale normativa sono in realtà unicamente degli incrementi: negli anni, difatti, i requisiti per raggiungere la pensione sono destinati a salire periodicamente e mai ad abbassarsi.

In particolare, gli aumenti saranno pari a 4 mesi nel biennio 2019-2020, a 3 mesi nel biennio 2021-2022 e successivamente a 3 mesi ogni biennio. Per comprendere meglio, vediamo come cambieranno, nel tempo, i requisiti per la pensione di vecchiaia, anticipata, per l’assegno sociale e per ulteriori tipologie di trattamento.

 

 

Pensione di vecchiaia

Per raggiungere la pensione di vecchiaia si deve possedere un determinato requisito anagrafico, che nel 2018 sarà uguale per tutti, con un minimo di 20 anni di contributi (15 anni per chi rientra nella Deroga Amato o nell’Opzione Contributiva Dini); l’assegno di pensione, inoltre, non deve risultare inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale (cioè a circa 673 euro).

 

Nel 2016 e nel 2017, in particolare, il requisito di età per la pensione di vecchiaia ammonta a 66 anni e 7 mesi  per gli uomini e le dipendenti pubbliche, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome, 65 anni e 7 mesi per le dipendenti.

 

Nel 2018 il requisito, come accennato, sarà uguale per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi; successivamente, nel biennio 2019-2020, sarà pari a 66 anni e 11 mesi e, dal biennio successivo in poi, aumenterà di 3 mesi ogni 2 anni.

Considerando questi “gradini” periodici, chi decide di pensionarsi nel 2030 potrà accedere alla quiescenza a 68 anni ed 1 mese (parliamo dei nati nel 1962); nel 2041 si supera la soglia dei 69 anni; dal 2045 in poi l’aumento si riduce di 2 mesi ogni biennio.

 

Che cosa comportano questi aumenti, considerando la reale diminuzione della speranza di vita? Le conseguenze sono molto serie, anche se il nostro discorso è fatto di numeri e di date lontane: facciamo dunque un esempio pratico per capire meglio.

 

Mettiamo il caso che la speranza di vita media non aumenti ( il che non è difficile da ipotizzare, vuoi per il crescente stress al quale i cittadini italiani sono costantemente sottoposti, vuoi per l’endemica precarietà, per i tagli alla sanità, per il peggioramento delle condizioni generali della classe media): se l’aspettativa di vita di un uomo è pari a circa 80 anni, e quest’uomo può andare in pensione solo a 69 anni, in parole povere potrà godere di soli 11 anni di pensione; non va meglio alle donne, che potranno godersi soltanto 4 anni in più. E tutti i contributi versati e non percepiti sotto forma di pensione, che fine faranno? Semplice, saranno intascati dallo Stato, alla faccia dell’eventuale coniuge superstite, dato che è molto probabile, negli anni, un azzeramento, o almeno un taglio, della pensione di reversibilità.

 

 

Pensione di vecchiaia contributiva

La pensione a 70 anni non è così lontana come si ritiene, anzi, è già una realtà: parliamo della pensione di vecchiaia liquidata col sistema interamente contributivo, alla quale si accede con 70 anni e 7 mesi di età e 5 anni di contributi. Nonostante l’età non indifferente richiesta per ottenere il trattamento, anche in questo caso sono presenti gli incrementi periodici alla speranza di vita, che saranno però mitigati, nella misura di 2 mesi ogni biennio anziché 3, dopo il 2029.

 

 

Pensione anticipata

La pensione anticipata è slegata dall’età (salvo che per le riduzioni, per chi si pensiona prima dei 62 anni), ma questo non ha impedito alla riforma previdenziale di stabilire degli incrementi periodici nel requisito contributivo: i contributi, come l’età, saranno aumentati di 4 mesi nel biennio 2019-202, e successivamente di 3 mesi ogni biennio.

Si parte dunque dal 2016, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, che non sono certamente pochi, per arrivare, nel 2049, rispettivamente a 46 anni e 45 anni di contributi.

Un dato che non passa inosservato, considerando che, sino a non molto tempo fa, diversi lavoratori si pensionavano a 45 anni (di età, non di contributi), per di più percependo un assegno quasi uguale all’ultimo stipendio.

È vero che, per quanto riguarda la pensione anticipata, molti movimenti stanno domandando a gran voce il ritorno a 41 anni di contributi per tutti, o almeno per i lavoratori precoci, ma sinora tutte le richieste sono rimaste inesaudite.

 

 

Pensione anticipata contributiva

C’è anche un altro tipo di pensione anticipata, la cosiddetta pensione anticipata contributiva, fruibile da chi non ha versamenti anteriori al 1996, da chi opta per il sistema di calcolo contributivo o effettua il computo nella Gestione Separata: accedere al trattamento, malgrado la penalizzazione causata dal sistema di calcolo contributivo, non è comunque facile e lo sarà ancora di meno nei prossimi anni.

Il requisito attuale è difatti pari a 63 anni e 7 mesi, con 20 anni di contributi effettivi ed un trattamento che deve risultare almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale.

Quei pochi che riescono a soddisfare le condizioni richieste, peraltro, vedranno aumentare i requisiti nel tempo: anche in questo caso gli incrementi saranno pari a 4 mesi nel biennio 2019-2020, per poi spostarsi a 3 mesi ogni biennio.

Considerando gli incrementi, nel 2048 potranno pensionarsi con l’anticipata contributiva, a 66 anni e 7 mesi, i nati nel 1982; i nati nell’84 che soddisferanno i severi requisiti potranno pensionarsi nel 2050, a 66 anni e 9 mesi.

 

 

Assegno sociale

Nemmeno l’assegno sociale, nonostante sia un trattamento assistenziale, si salva dagli incrementi periodici: attualmente il requisito è pari a 65 anni e 7 mesi, ma subirà anch’esso gli stessi incrementi ai quali sono soggette tutte le pensioni. Nel 2050 si arriverà, ad esempio, a 68 anni e 9 mesi.

 

 

Come calcolare i requisiti per la pensione

Le prospettive determinate dagli incrementi periodici alla speranza di vita non sono molto allettanti. Chi volesse “conoscere in anticipo” il proprio destino, comunque, può consultare il nostro vademecum: Come calcolare quando andare in pensione.


 


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10 Apr 2016 vito fino

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