Avvocati e praticanti: nuove norme in Gazzetta Ufficiale
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8 Apr 2016
 
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Avvocati e praticanti: nuove norme in Gazzetta Ufficiale

Esame di abilitazione professionale per praticanti avvocati: i due decreti del Ministero della Giustizia che riformano la prova scritta e orale.

 

Nuove norme per i praticanti che si avviano a sostenere l’esame di abilitazione alla professione di avvocato: ieri sono stati pubblicati due nuovi regolamenti ministeriali (disponibili qui e qui) che introducono numerose novità [1]. Le nuove norme incidono, però, anche sull’esercizio della professione e sul controllo dell’effettivo svolgimento della stessa. Ma procediamo con ordine.

 

Che ci sia una seria intenzione di riformare l’accesso alla professione forense non è un segreto: ne abbiamo parlato solo due giorni fa all’indomani del sostanziale “nulla osta” del CNF all’introduzione di corsi di formazione durante i 18 mesi di tirocinio, cui si accede attraverso un esame selettivo iniziale e con ulteriori prove scritte e orali all’interno del percorso (leggi: “Avvocati a numero chiuso: anche il CNF ci sta”). Una previsione che introduce un vero e proprio “sbarramento” all’ingresso della professione, quello più volte richiesto all’università ma mai ottenuto. Senonché questa situazione finisce per creare un paradosso: il praticante verrà valutato all’inizio della sua carriera di tirocinante, prima ancora di aver effettuato qualsiasi pratica e formazione (e, quindi, non sulla base di una sua attitudine alla carriera forense), ponendo tale esame di ammissione ai corsi in concorrenza (e duplicazione) al voto di laurea. Che evidentemente non sarà servito a nulla se c’è necessità di una seconda valutazione “interna” da parte degli avvocati.

 

I due nuovi decreti ministeriali, appena pubblicati in Gazzetta Ufficiale e quindi ormai definitivi, si introducono disposizioni per l’accertamento dell’esercizio della professione forense e si disciplinano modalità e procedure per lo svolgimento dell’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

 

 

Esame di Stato per l’abilitazione

Quanto all’esame scritto, per evitare “fughe di notizie”, si prevede che le tracce dei temi saranno trasmesse dal Ministero della Giustizia al Presidente della commissione distrettuale, a mezzo di pec, in un arco temporale compreso tra i centoventi e i sessanta minuti precedenti l’ora fissata per l’inizio di ciascuna prova scritta. La mail certificata sarà protetta da un meccanismo di crittografia (verrà attivata una casella Pec per ogni presidente di commissione).

 

Le prove orali saranno pubbliche; l’esame di ciascun candidato dovrà durare minimo 45 minuti e non oltre un’ora. Le domande saranno estratte a sorte da un archivio telematico ministeriale. Il candidato ha diritto di assistere all’estrazione delle domande sulle quali deve rispondere. Ogni componente della commissione o della sottocommissione può rivolgere al candidato domande di approfondimento dell’argomento oggetto della domanda estratta, indirizzate a verificare l’effettiva preparazione.

 

 

Accertamento dell’esercizio professionale

Per garantire l’esercizio effettivo della professione di avvocato ed evitare l’effetto “parcheggio” di molti professionisti, nel secondo regolamento pubblicato ieri si stabilisce che ogni tre anni a decorrere dall’entrata in vigore del decreto, il Consiglio dell’Ordine circondariale verifica, con riguardo a ciascuno degli avvocati iscritti all’Albo, la sussistenza dell’esercizio della professione in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente. La verifica non è svolta per il periodo di cinque anni dalla prima iscrizione all’Albo.

 

La professione forense si considera esercitata in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente quando l’avvocato:

 

a) è titolare di una partita IVA attiva o fa parte di una società o associazione professionale che sia titolare di partita IVA attiva;

 

b) ha l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica destinati allo svolgimento dell’attività professionale, anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi o anche presso altro avvocato ovvero in condivisione con altri avvocati;

 

c) ha trattato almeno cinque affari per ciascun anno, anche se l’incarico professionale è stato conferito da altro professionista;

 

d) è titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata, comunicato al consiglio dell’Ordine;

 

e) ha assolto l’obbligo di aggiornamento professionale secondo le modalità e le condizioni stabilite dal Consiglio nazionale forense;

 

f) ha in corso una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione.

 

La cancellazione è disposta dal Consiglio dell’ordine che, comunque, deve lasciare all’avvocato almeno 30 giorni di tempo per potere presentare le proprie osservazioni. Malgrado l’avvenuta cancellazione l’avvocato può comunque chiedere la reiscrizione se dimostra di essere tornato in possesso dei requisiti mancanti.

 


[1] Min. Giust. decr. n. 47 e 48 del 25.02.2016.

 


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