Gli ausiliari dell’imprenditore: generalità
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16 Apr 2016
 
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Gli ausiliari dell’imprenditore: generalità

Institore, commesso e procuratore: le figure di chi aiuta l’imprenditore.

 

All’attività imprenditoriale partecipano diversi soggetti, che collaborano nell’esercizio dell’impresa.

 

Questa collaborazione si attua mediante svolgimento di prestazioni di opera:

 

– sia da parte di persone estranee all’organizzazione, che si pongono di fronte all’imprenditore in posizione di indipendenza (ausiliari autonomi);

 

– sia da parte di persone che agiscono nell’ambito dell’impresa e che si pongono, rispetto all’imprenditore, in posizione di subordinazione (ausiliari subordinati).

 

Nell’ambito degli ausiliari dell’imprenditore, quindi, si distinguono:

 

ausiliari subordinati, che sono legati all’imprenditore da un rapporto di lavoro subordinato (dirigenti, impiegati, operai: art. 2095 c.c.). L’impresa — in quanto consiste in un’organizzazione economica — è anche un’organizzazione di lavoro che presuppone nel suo ambito una distribuzione di funzioni e competenze regolate dal principio gerarchico;

 

ausiliari autonomi, che sono legati all’imprenditore da un rapporto di prestazione d’opera e stipulano con esso particolari contratti (es.: mandato, contratto di agenzia, contratto di spedizione, commissione, mediazione).

 

 

L’institore

Institore è la persona preposta dal titolare all’esercizio di un’impresa commerciale, o di una sede secondaria o di un ramo particolare dell’impresa (art. 2203 c.c.).

 

Trattasi di un prestatore di lavoro con funzioni direttive, cui spetta:

 

– la funzione direttiva dell’impresa, che egli esercita sovraintendendo a tutti i rami dell’impresa o a quello cui è preposto;

 

– la rappresentanza generale dell’imprenditore, in relazione a tutti gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa.

 

Proprio in virtù di tale posizione l’institore risponde, insieme all’imprenditore, della osservanza delle disposizioni in materia di iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta dei libri contabili (art. 2205 c.c.), e sono estese nei suoi riguardi le disposizioni relative alla bancarotta e agli altri reati fallimentari.

L’institore gode di ampi poteri di gestione (ossia di poteri decisionali interni) e rappresentativi (ossia verso i terzi) che ineriscono alla sua funzione e non richiedono, pertanto, per la loro attribuzione, una procura.

La procura è necessaria soltanto nel caso in cui l’imprenditore intenda limitare i poteri che la legge attribuisce all’institore.

 

Riguardo ai poteri rappresentativi previsti dalla legge, si nota che:

 

– l’institore può svolgere tutte le attività rientranti nel normale esercizio dell’impresa; egli non può, però, alienare o ipotecare gli immobili del preponente, salvo che questi abbia espressamente ampliato i suoi poteri, in quanto tali atti (ed altri similari) non importano facoltà di gestione, bensì di trasformazione dell’impresa;

 

– ha la rappresentanza processuale necessaria, collegata con i poteri sostanziali che per legge o per procura gli sono stati attribuiti: può così stare in giudizio, in nome del prepotente, per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell’esercizio dell’impresa a cui è preposto;

 

– ha l’obbligo, quando agisce (come del resto qualsiasi rappresentante), di dichiarare ai terzi che agisce nel nome e per conto del preponente. Tuttavia, se omette di farlo e si tratta di atti pertinenti all’esercizio dell’impresa, la legge sancisce la doppia responsabilità tanto dell’institore che dell’imprenditore preponente (art. 2208 c.c.), in quanto il terzo può avere la legittima incertezza sul se l’institore abbia agito in nome proprio o quale rappresentante dell’imprenditore.

Comunque, l’agire dell’institore nel nome e per conto del preponente può anche risultare implicitamente, per fatti concludenti (così, ad esempio, se usa la carta intestata dell’imprenditore o se tratta gli affari nella sede dell’impresa).

 

I poteri dell’institore vengono meno con il cessare della preposizione: la revoca dei poteri, tuttavia, deve essere pubblicata, anche se non fu resa pubblica, a suo tempo, la preposizione stessa.

 

 

I procuratori

Sono procuratori coloro i quali, in base ad un rapporto continuativo, possono compiere per l’imprenditore gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa, pur non essendovi preposti (art. 2209 c.c.).

Ad essi si applicano le stesse norme previste per gli institori relative alla pubblicità ed alla modificazione e revoca delle procure (artt. 2206 e 2207 c.c.).

Anche il procuratore è un lavoratore subordinato (es.: direttore del settore pubblicità, direttore del personale).

Anche la rappresentanza dei procuratori, in mancanza di espresse limitazioni, deve ritenersi generale, ovviamente, in relazione agli atti per i quali egli dispone di un’autonomia decisionale.

Nell’ambito della disciplina della rappresentanza di imprese commerciali la legge tende a far corrispondere l’esterno potere di rappresentanza all’interno potere di gestione.

 

La differenza tra le figure dell’«institore» e del «procuratore» si basa sostanzialmente sul fatto che, malgrado ad entrambi sia riconosciuta una sfera decisionale di poteri direttivi inerenti alle mansioni ad essi affidate:

 

– l’institore è sempre titolare di un’attività generale e complessa di gestione, che riguarda tutta l’impresa (o un particolare ramo di essa) e può oggettivarsi in multiformi atti;

 

– il procuratore, invece, è incaricato di specifiche mansioni che si possono concretare solo in una serie di atti particolari relativi all’esercizio dell’impresa.

 

 

I commessi (artt. 2210-2213 c.c.)

I commessi sono quegli ausiliari che esercitano attività subordinata di concetto o di ordine, estranea però a funzioni direttive. Tale nozione, in particolare, si ricava dalla consuetudine del commercio, in quanto il codice tace in proposito.

 

Essi possono essere:

 

– preposti alla vendita nei locali dell’impresa (commessi di negozio);

 

– incaricati della vendita da piazza a piazza (commessi viaggiatori).

 

I loro poteri rappresentativi sono strettamente collegati alle mansioni svolte: essi, perciò, possono compiere gli atti che ordinariamente comporta la specie delle operazioni di cui sono incaricati. La pubblicità dei poteri dei commessi è soltanto di fatto.

 

 

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