Trasferimento dell’azienda: successione dei contratti, crediti e debiti
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16 Apr 2016
 
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Trasferimento dell’azienda: successione dei contratti, crediti e debiti

Disciplina del trasferimento d’azienda e della successione nei contratti, nei crediti e nei debiti dell’azienda ceduta.

 

L’imprenditore, nella veste di titolare dell’azienda, può trasferire a terzi:

 

– sia i singoli elementi dell’azienda;

 

– sia l’azienda nel suo complesso.

 

Quest’ultimo tipo di trasferimento può aversi per atto tra vivi in forme diverse (es.: vendita, art. 2558 c.c.; usufrutto, art. 2561 c.c.; affitto, art. 2562 c.c.) secondo regole particolari, mentre può trasferirsi secondo le regole generali anche per donazione, permuta, conferimento in società.

 

Non sono previste disposizioni particolari, invece, per le ipotesi di trasferimento mortis causa dell’azienda; in tal caso si applicano le regole generali sulle successioni:

 

– se l’erede continua l’esercizio dell’impresa sulla base dell’azienda acquistata per eredità, tutti i preesistenti rapporti passano in capo all’erede stesso;

 

– se l’erede, al contrario, non vuole continuare l’impresa e la aliena a terzi, si applicano le norme relative ai trasferimenti per atto inter vivos.

 

Norma fondamentale in materia è quella contenuta nell’art. 2556 c.c., secondo il quale: «per le imprese soggette a registrazione i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento dell’azienda devono essere provati per iscritto, salva l’osservanza delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono l’azienda o per la particolare natura del contratto».

 

Tale articolo, dunque, fissa due principi:

 

– necessità della forma scritta solo ai fini della prova e per le sole imprese soggette a registrazione;

 

– osservanza delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono l’azienda (necessità della forma scritta ai fini della validità dell’atto, se trattasi di immobili etc.).

 

Da tali principi si deduce che, in realtà, l’azienda non ha peculiari modalità di trasferimento, ma circola nelle forme proprie dei beni che la compongono: cedere o affittare l’azienda, cioè, equivale a cedere o locare una serie di beni.

 

Nell’atto di cessione non è necessario indicare tutti i beni dell’azienda che si trasferiscono (basta, infatti, per l’art. 1346 c.c., che tali beni siano determinabili), mentre occorre necessariamente indicare i beni che non vengono trasferiti.

 

La L. 12-8-1993, n. 310 ha prescritto che, sempre limitatamente alle imprese soggette a registrazione, i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento dell’azienda devono essere redatti per atto pubblico o per scrittura privata autenticata per consentirne l’iscrizione nel registro delle imprese, entro 30 giorni, a cura del notaio rogante o autenticante.

 

 

Posizione del cessionario

 

Il cessionario acquista l’azienda a titolo derivativo, ma non così la qualità di imprenditore, che viene acquistata a titolo originario: da ciò consegue che il cessionario non esercita la stessa impresa che ha acquistato, bensì esercita un’impresa nuova ad essa corrispondente (è inesatto pertanto parlare, in tal caso, di successione nell’impresa).

 

 

Successione nei contratti dell’azienda ceduta

Statuisce l’art. 2558 c.c. che, in caso di trasferimento, «se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale».

 

Tale articolo fissa due principi:

 

– la successione del cessionario nei contratti dell’azienda ceduta come effetto naturale della cessione stessa (salvo patto contrario);

 

– l’esclusione da tale successione dei contratti a carattere personale.

 

I contratti oggetto della disposizione sono quelli a prestazioni corrispettive, in corso di esecuzione al momento del trasferimento, nei quali cioè al momento della cessione nessuna delle due parti abbia compiutamente eseguito le rispettive prestazioni.

 

I contratti in cui succede il cessionario sono quelli stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa, e, quindi, qualunque contratto stipulato dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.

 

In particolare, per i contratti di lavoro detta espressamente l’art. 2112 c.c. (come sostituito dal D.Lgs. 18/2001 e dal D.Lgs. 276/2003) che «in caso di trasferimento dell’azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano».

 

Altri contratti in cui subentra l’acquirente sono:

 

– i contratti di locazione dell’immobile in cui opera l’azienda;

 

– i contratti di somministrazione delle materie prime stipulati con i fornitori abituali;

 

– i contratti di assicurazione relativi all’impresa;

 

– i contratti di consorzio.

 

Le parti possono escludere, con apposito patto espresso, tale successione, anche se questa possibilità non sussiste per quei contratti che attengono all’organizzazione aziendale (cd. contratti aziendali) ed il cui venir meno farebbe venir meno la stessa azienda.

 

Tale successione, inoltre, si verifica, a differenza del principio generale sancito dall’art. 1406 c.c., indipendentemente dal consenso del contraente ceduto: questo, infatti, ha solo la facoltà, se sussiste una giusta causa, di recedere dal contratto entro i tre mesi dalla notizia del trasferimento (art. 2558, 2° comma, c.c.). Le ragioni dell’impresa prevalgono, quindi, sulle esigenze di protezione dell’autonomia privata.

 

A norma dell’art. 2558 c.c. sono esclusi dalla cessione automatica i contratti che abbiano carattere personale, nei quali hanno fondamentale rilievo le qualità personali e professionali della controparte proprio perché basati su di un rapporto fiduciario con l’imprenditore.

 

 

Crediti e debiti dell’azienda ceduta

La disciplina della successione nei contratti, disposta dal legislatore in caso di trasferimento dell’azienda, trova applicazione in merito ai contratti non ancora eseguiti da entrambe le parti contrattuali (imprenditore e terzo contraente) al momento del trasferimento dell’azienda.

 

Tuttavia, al momento del trasferimento vi possono essere contratti in corso di definizione, cioè contratti adempiuti solo dall’imprenditore trasferente e contratti eseguiti solo dal terzo contraente: ad essi corrispondono altrettante posizioni di credito o di debito dell’imprenditore, posizioni nelle quali è destinato a subentrare l’acquirente.

 

I crediti ed i debiti relativi all’azienda ceduta sono regolati dagli artt. 2559 e 2560 c.c.: tali norme introducono alcune deroghe ai principi di diritto comune in materia di cessione dei crediti e successione nei debiti.

 

1) Successione nei crediti

L’art. 2559 c.c. dispone che la loro cessione a favore dell’acquirente ha effetto, nei confronti dei terzi (debitori), dal giorno della notifica al debitore o della sua accettazione (secondo le regole comuni in tema di cessione di crediti); ovvero, dal momento dell’iscrizione nel registro delle imprese dell’intervenuto trasferimento dell’azienda.

 

Tuttavia, il debitore che paghi in buona fede all’alienante è liberato.

 

2) Successione nei debiti

 

I debiti aziendali considerati dall’art. 2560 c.c. sono quelli relativi all’esercizio e all’organizzazione aziendale, di natura sia contrattuale che extracontrattuale, che sono sorti prima del trasferimento dell’azienda, anche se hanno una data di scadenza successiva. Per essi vale la regola generale per cui il cedente può essere liberato dai debiti solo se i creditori lo consentano.

Ad essere derogato, per le sole aziende commerciali, è il principio generale secondo cui ciascuno risponde solo delle obbligazioni da lui assunte. È previsto, infatti, che nel trasferimento di un’azienda commerciale risponde dei debiti suddetti anche l’acquirente dell’azienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori.

 

 

Il divieto di concorrenza

La cessione dell’azienda unitariamente considerata produce tutta una serie di effetti che vengono disciplinati in modo specifico dalla legge.

 

Stabilisce l’art. 2557 c.c.: «chi aliena l’azienda deve astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta […]. Nel caso di usufrutto o di affitto dell’azienda il divieto di concorrenza […] vale […] per la durata dell’usufrutto o dell’affitto».

 

Questo divieto è posto a tutela dell’avviamento ed è soltanto un effetto naturale del negozio: le parti infatti, ai sensi del già citato art. 2557 c.c., possono escluderlo, limitarlo o anche stabilire un divieto più ampio purché, in quest’ultimo caso, non ne resti impedita ogni attività professionale per l’alienante. Il patto di astensione dalla concorrenza non può avere una durata maggiore di cinque anni.

 

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