La querela di falso: cos’è e come funziona
Lo sai che?
9 Apr 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

La querela di falso: cos’è e come funziona

Cos’è e come si propone una querela di falso: la contestazione sulla notifica di raccomandate, multe, cartelle di pagamento e su tutto ciò che viene attestato da un pubblico ufficiale.

 
La querela di falso è un procedimento – contrariamente a quanto il nome potrebbe lasciar pensare – di natura civilistica che serve a far accertare e dichiarare, con processo, la falsità di un atto, di un documento che, in caso contrario, sarebbe pregiudizievole per la parte che intende proporre la querela.

La querela di falso si può proporre solo contro gli atti che hanno una forza privilegiata rispetto a tutti gli altri, ossia che provengono da un pubblico ufficiale e che quindi fanno “pubblica fede”. Il procedimento è volto proprio a sottrarre all’atto tale valore di prova che, altrimenti, sarebbe pregiudizievole a chi agisce. In sintesi, possiamo dire che la querela di falso serve a togliere la validità di prova all’attestazione fatta dal pubblico ufficiale.

Alla luce di ciò, per esempio, non si può proporre querela di falso contro una scrittura privata (per esempio un comune contratto), ma la si può proporre contro un’attestazione di un postino, di un dipendente pubblico, di un notaio, di un ufficiale giudiziario, di un addetto del fisco.

 

La questione, spesso, si pone in riferimento alle raccomandate o alla notifica di cartelle esattoriali. Molte persone sostengono – a torto o a ragione – di non aver mai ricevuto la consegna di tali documenti paventando, in questo modo, la falsità dell’attestazione effettuata dal postino o dall’ufficiale giudiziario. Ebbene, con il procedimento di querela di falso si può contestare la firma apposta sulla raccomandata dichiarando che non sia la propria o di un altro soggetto convivente.

 

La querela di falso si propone anche per contestare le multe stradali, quando il vigile dichiara di aver assistito a un fatto (per esempio: mancata esposizione del ticket del parcheggio sul parabrezza) mentre invece non è così.

 

Attenzione però: accusare falsamente una persona che si sa essere innocente (quella che ha attestato la notifica) della commissione di un reato costituisce grave illecito penale [1], ragione per la quale se non si è assolutamente certi della falsità della notifica è meglio non sollevare affatto la questione (si rischia infatti di perdere la causa per la querela di falso e di essere denunciati per calunnia).

 

 

Cos’è la querela di falso

Come già accennato la querela di falso è lo strumento attraverso il quale si intende far accertare e dichiarare da un giudice, nella specie il tribunale, la falsità di un determinato atto.

Si propone con atto di citazione il quale, oltre a tutti i requisiti previsti in via generale per il tipo di atto in oggetto [2], deve avere specifiche e determinate caratteristiche a pena di nullità (in altre parole in mancanza delle caratteristiche specifiche previste dalla legge [3] l’atto sarà nullo cioè come se non fosse stato presentato).

 

In particolare, a pena di nullità, l’atto (la querela di falso) deve contenere l’indicazione degli elementi e delle prove della falsità. Questo significa, in buona sostanza, che nella querela bisogna specificamente indicare quali sono le prove che si intendono presentare al tribunale per la dimostrazione della falsità dell’atto. Così, ad esempio, se si intende dimostrare che l’atto è falso provandolo a mezzo di testimoni, la circostanza va chiaramente indicata nell’atto di citazione contenente la querela di falso, così come devono essere allegati tutti i documenti che pure dimostrano la falsità dell’atto “querelato”.

 

 

Come si propone la querela di falso?

La querela di falso si può proporre in 2 modi: in “via principale” ed in via incidentale”. La differenza sta nel contesto nel quale la stessa viene proposta, nel senso che la proposizione “in via principale” avviene quando nessun altro giudizio è in corso e si intende solo far accertare la falsità del documento non ancora utilizzato in nessun altro giudizio. La proposizione “in via incidentale”, invece, avviene nel corso di un altro procedimento già in svolgimento durante il quale è stato depositato il documento in contestazione.

 

Poniamo di essere stati citati in un giudizio e la parte attrice, nei nostri confronti, esibisce una raccomandata con cui vuol dimostrare di aver interrotto i termini della prescrizione. Tuttavia, nonostante il postino abbia dichiarato sull’avviso di ricevimento, di aver consegnato il plico nelle nostre mani, noi disconosciamo la firma e riteniamo che l’addetto alle poste abbia detto il falso. In tal caso, vista la “forza” che ha la dichiarazione del pubblico ufficiale, per scalfirla dobbiamo proporre querela di falso durante lo svolgimento del processo.

 

A questo punto cosa succede? Il giudice di quella causa deve richiedere all’attore se intende continuare a valersi della raccomandata. Se l’attore – consapevole della falsità del contratto – rinuncia alla sua utilizzazione, la causa continuerà e sarà decisa dal giudice senza tenere in considerazione il documento in oggetto.

Nel caso in cui, invece, l’attore intenda comunque servirsi di quell’atto, il giudice dovrà sospendere il proprio giudizio e disporre l’invio di tutti gli atti al tribunale (in composizione collegiale il tribunale è composto da 3 giudici) affinché decida sulla querela.

 

Il procedimento sospeso riprenderà una volta che il tribunale abbia deciso sulla querela di falso. È chiaro che, nel caso in cui l’atto dovesse essere dichiarato falso, lo stesso non potrà più essere utilizzato quale prova nel giudizio. Come si capisce, in altri termini, la querela di falso in via incidentale, avvia un altro procedimento (un’altra causa) volto solo ad accertare se l’atto è o meno da considerarsi falso.

 

Va, infine, specificato che la querela di falso deve essere proposta personalmente o a mezzo di procuratore speciale.


[1] Art. 368 cod.pen. Calunnia: “Chiunque, con denuncia , querela , richiesta o istanza , anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità giudiziaria o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla Corte penale internazionale , incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni.

La pena è aumentata se s’incolpa taluno di un reato pel quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, o un’altra pena più grave.

[2] Art. 163 cod.proc.civ.

[3] Art. 221 cod.proc.civ.

 

Autore immagine 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti