Sul parcheggio gratuito ai dipendenti si pagano i contributi
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10 Apr 2016
 
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Sul parcheggio gratuito ai dipendenti si pagano i contributi

La retribuzione imponibile comprende tutte le integrazioni salariali che comportano un risparmio di spesa per il lavoratore come il concedere l’uso di aree aziendali per il parcheggio gratuito.

 

Lo Stato tassa la generosità: il datore di lavoro che abbia messo a disposizione dei propri dipendenti l’uso di aree aziendali per il parcheggio gratuito, durante le ore di lavoro, è obbligato a pagare, su tale prestazione, i contributi all’Inps. Questo perché non si può trattare di un semplice atto di cortesia, ma di un benefits che, come tale, va soggetto a contribuzione. È questa la sintesi di una recente sentenza della Cassazione [1] che lascerà stupiti in molti.

 

 

La vicenda

Il datore di lavoro aveva concesso, ai propri dipendenti, l’uso di un’area aziendale per poter parcheggiare le proprie automobili durante il rispettivo turno di lavoro, evitando così di dover accedere alle aree di sosta pubbliche a pagamento. Il gesto non era stato occasionale, ma si era ripetuto tanto da diventare un uso aziendale. Senonché, raggiunta da una richiesta di pagamento dei contributi da parte dell’Inps, l’azienda si era opposta, sostenendo che si sarebbe trattato di un gesto di pura cortesia.

 

 

Ogni integrazione salariale è soggetta a contribuzione

Non è di questo avviso la Cassazione, secondo cui i contributi vanno pagati su tutta la “retribuzione imponibile” [2] e, in tale concetto, vanno ricomprese anche tutte quelle integrazioni salariali che comportano un risparmio per il lavoratore, come ad esempio il non dover pagare una sosta sulle strisce blu. La possibilità di beneficiare gratis del posteggio aziendale per l’autovettura è da considerarsi come una erogazione in natura da parte dell’azienda, che si traduce in un indubbio vantaggio per il lavoratore. Cosicché anche per tale prestazione il datore di lavoro è tenuto a pagare i contributi come un comune benefit destinato ai lavoratori.

 

Sicuramente avrebbe pagato di meno l’azienda se avesse destinato tali aree a verde.

 


La sentenza

Cassazione civile, sez. lav., 08/02/2016, (ud. 26/11/2015, dep.08/02/2016), n. 2424

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La sentenza attualmente impugnata, depositata il 21 maggio 2012, ha accolto parzialmente l’appello avverso la decisione di primo grado, che aveva revocato il decreto ingiuntivo emesso a favore dell’INPGI – Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani ” (OMISSIS)” e condannato la s.r.l. Corriere dello Sport al pagamento dei contributi e delle sanzioni, pari alla minor somma di Euro 87.960 rispetto a quella indicata nel decreto ingiuntivo, relativi ai giornalisti C.G., I.M., D. R., M.W., R.A..

La Corte d’appello di Roma ha rilevato che le censure mosse alla sentenza di primo grado – che aveva ritenuto connotata dai requisiti della subordinazione l’attività svolta dai predetti giornalisti – erano infondate e non idonee ad inficiare gli accertamenti in fatto e le valutazioni in diritto espresse dal Tribunale, basate su un approfondito, analitico e corretto esame del materiale probatorio acquisito e conforme ai principi espressi in materia dalla Suprema Corte.

Ha ritenuto che non fossero viceversa dovuti all’INPGI i contributi relativi a S.P., essendo stati essi versati dalla società

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[1] Cass. sent. n. 2424/2016.

[2] Ex art. 12 L. n. 153/1969.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
11 Apr 2016 Paolo Palermo

questa è una vera e propria dittatura, il datore di lavoro non può permettersi di mettere a disposizione un area adibita a parcheggio a titolo gratuito, per il sol motivo che il lavoratore dovrà essere costretto a sostare nelle aree a pagamento. Cosa da PAZZI!!!!!