Il debito IVA si può tagliare col concordato preventivo
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10 Apr 2016
 
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Il debito IVA si può tagliare col concordato preventivo

Ammesso il pagamento parziale dell’IVA: l’imprenditore in stato di insolvenza può ottenere dal tribunale il saldo e stralcio anche del debito IVA.

 

Rivoluzione per chi ha debiti con il fisco e, in particolare, per quanto riguarda l’IVA: finalmente sarà consentito, con la richiesta di concordato preventivo, ottenere un “saldo e stralcio” dell’Imposta sul Valore Aggiunto non pagata dall’imprenditore in stato di insolvenza. Ciò però a condizione che un esperto indipendente, nominato dal Tribunale, accerti che il debito tributario non riceverebbe un trattamento migliore in caso di fallimento. È questa la sintesi di una importante sentenza della Corte di Giustizia [1], appena pubblicata, che riconosce agli Stati Membri nuovi margini di autonomia su quella che è nata come un’imposta comunitaria.

 

Nella decisione in oggetto i giudici di Lussemburgo hanno così autorizzato un imprenditore alla presentazione di una proposta di concordato liquidatorio con pagamento solo parziale del debito Iva.

 

 

Il concordato preventivo

Come noto la procedura di concordato preventivo è volta a evitare il fallimento dell’imprenditore. Essa, quindi, si sostanzia in una proposta dell’impresa di accordo coi creditori in base al quale questi ultimi accettano di essere pagati in misura ridotta e secondo percentuali, salvi i creditori privilegiati.

Nel caso poi del concordato preventivo liquidatorio l’imprenditore si impegna a liquidare tutto il proprio patrimonio e, col ricavato, pagare i creditori. Se il patrimonio non è sufficiente a estinguere i debiti, il pagamento parziale di un credito privilegiato può essere ammesso solo se un esperto indipendente attesta che il credito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di fallimento del debitore.

 

 

Il pagamento parziale dell’IVA

La giurisprudenza ha sempre ritenuto, sino ad oggi, di non poter ammettere, nell’ambito del concordato preventivo, la decurtazione del debito IVA, sostenendo che un’imposta di natura comunitaria non può che essere versata in forma integrale.

 

È proprio su quest’ultimo aspetto che interviene la sentenza della Corte di Giustizia, determinando così un profondo impatto benefico per tutti coloro che, in crisi di liquidità, vorranno evitare il fallimento con una proposta di concordato. La possibilità di “tagliare” il debito IVA è subordinata, comunque, al deposito di una perizia con cui venga evidenziato che, in caso di fallimento (che scatta automaticamente in caso di mancata approvazione del concordato), il debito fiscale subirebbe un trattamento non migliore.

 

I margini di libertà che gli Stati hanno a disposizione in materia di riscossione dell’Iva impone comunque una parità di trattamento tra i contribuenti: operatori economici che effettuano operazioni uguali non devono essere trattati diversamente in materia di riscossione Iva. Tuttavia, precisa la Corte UE, “la procedura di concordato preventivo appare quindi tale da consentire di accertare che, a causa dello stato di insolvenza dell’imprenditore, lo Stato membro interessato non possa recuperare il proprio credito Iva in misura maggiore”.

 

Nella sentenza i giudici hanno affermato che non vi è alcun ostacolo nel diritto dell’Unione a una legislazione nazionale che consenta al debitore di proporre un concordato preventivo che preveda il pagamento solo parziale del credito Iva dello Stato qualora risulti che la liquidazione fallimentare non possa garantire un pagamento maggiore. Tale soluzione deve comunque essere il risultato di una valutazione in concreto effettuata dallo Stato, la cui azione non deve essere soltanto volta astrattamente alla percezione dell’Iva nella sua integrità quanto, soprattutto, all’efficace ed effettiva riscossione dell’imposta.

 

 

L’impatto sulla legge salvasuicidi

Dopo questa pronuncia bisognerà vedere se lo stesso principio sarà estendibile anche al cosiddetto “accordo con i creditori” previsto dalla legge sul sovrindebitamento [2], anche chiamata “salva suicidi”. La natura della procedura è infatti molto simile a quella del concordato preventivo, con la differenza che la prima si applica a tutti i soggetti che non possono fallire per non avere i requisiti dimensionali dell’imprenditore commerciale previsto dalla legge fallimentare.

 

 


La sentenza

LA MASSIMA

In tal senso, anzitutto, la procedura di concordato preventivo comporta che l’imprenditore in stato di insolvenza liquidi il suo intero patrimonio per saldare i propri debiti. Se tale patrimonio non è sufficiente a rimborsare tutti i crediti, il pagamento parziale di un credito privilegiato può essere ammesso solo se un esperto indipendente attesta che tale credito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di fallimento del debitore. La procedura di concordato preventivo appare quindi tale da consentire di accertare che, a causa dello stato di insolvenza dell’imprenditore, lo Stato membro interessato non possa recuperare il proprio credito Iva in misura maggiore.

(…) Infine, supponendo pure che, nonostante tale voto negativo, detta proposta sia adottata e che, di conseguenza, il concordato preventivo debba essere omologato dal giudice adito, dopo che quest’ultimo abbia eventualmente statuito sulle opposizioni sollevate dai creditori in disaccordo con la proposta di concordato, la procedura di concordato preventivo consente allo Stato membro interessato di contestare ulteriormente, mediante opposizione, un concordato che preveda un pagamento parziale di un credito Iva e a detto giudice di esercitare un controllo.

Tenuto conto di tali presupposti, l’ammissione di un pagamento parziale di un credito Iva, da

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[1] C. Giust. UE sent. n. 546/14.

[2] L. 3/2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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