Quando il corteggiamento è stalking?
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10 Apr 2016
 
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Redazione
 


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Quando il corteggiamento è stalking?

Corteggiatore troppo insistente: scatta il reato di atti persecutori se la sua insistenza genera uno stato di ansia nella vittima.

 

Chi è stato corteggiato fino allo sfinimento da un ammiratore sa come ci si sente quando si diventa oggetto del desiderio di un’altra persona, almeno quando il comportamento di quest’ultima assume i caratteri di una vera e propria mania o di una patologia psicologica. Ma fin dove il corteggiamento rientra nel lecito e quando, invece, è vietato dalla legge perché considerabile un atto persecutorio? In altre parole, quando il comportamento dell’ammiratore può considerarsi stalking? A chiarirlo è una sentenza della Cassazione di qualche giorno fa [1].

 

Secondo la Corte rientra negli atti persecutori [2] quell’ossessivo corteggiamento protrattosi per più tempo (magari per mesi), divenendo via via sempre più aggressivo e minaccioso (anche a seguito di denunce e querele presentate dalla parte offesa), tanto da provocare nella vittima un perdurante e grave stato d’ansia o di timore per la propria incolumità. Ad esempio, è il caso in cui la vittima inizi a modificare il proprio percorso quotidiano, evitando determinate strade o persone; o quando la persona “corteggiata” inizi ad aver paura di ogni estraneo, o ancora cerchi di non stare mai da sola o arrivi a sospendere il proprio account Facebook. È una cartina di tornasole il fatto che la vittima abbia ricorrenti incubi notturni o stati di insonnia. Insomma, tutte le volte in cui la parte offesa arriva – per via delle “attenzioni” ossessive dell’ammiratore – a modificare le proprie abitudini di vita scatta lo stalking.

 

 

Le aggravanti

Il fatto che l’ammiratore sia un ex partner o il marito non costituisce una giustificazione. Anzi! il codice penale infatti impone un aumento della pena se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

Ulteriore aumento della pena è previsto se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità (quella prevista dalla famosa “legge 104”).


[1] Cass. sent. n. 13940/2016.

[2] Art. 612 bis cod. pen.

 

Autore immagine: 123rf com

 

 


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Commenti
10 Apr 2016 Ergonomico

Quindi una “vittima” potrebbe anche inventarsi tutto.