Mediazione, il termine non è perentorio
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10 Apr 2016
 
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Mediazione, il termine non è perentorio

Il differente trattamento sanzionatorio tra il mancato svolgimento della mediazione prima della causa e quella in corso di giudizio: in quest’ultimo caso il termine non è perentorio.

 

Nessuna preoccupazione se la parte, onerata dal giudice di avviare il tentativo di mediazione, deposita la relativa domanda in ritardo rispetto al termine di 15 giorni fissato dalla legge: secondo una sentenza del Tribunale di Monza [1], detto termine non è perentorio.

 

 

La vicenda

A seguito di un’opposizione a decreto ingiuntivo, il giudice ordinava all’opponente di avviare il tentativo di mediazione entro 15 giorni. Senonché tale termine non veniva rispettato, benché il procedimento di mediazione si fosse concluso (negativamente) entro il termine finale dei tre mesi previsti dalla legge e, in ogni caso, entro l’udienza fissata dal Tribunale per verificare l’esito della mediazione.

 

 

Si può sempre chiedere la proroga per la mediazione

Secondo il Tribunale non v’è dubbio sulla natura non perentoria (ossia ordinatoria) del termine di quindi giorni assegnato dal Giudice per il deposito della domanda di mediazione. Tanto è vero che la parte a carico della quale è stato posto l’onere di instaurare il procedimento può sempre chiedere e ottenere, dal giudice, una proroga a condizione che depositi tempestivamente l’istanza prima della scadenza del termine stesso.

 

Del resto nessuna norma attribuisce allo spirare di quel termine un effetto preclusivo dell’attività di mediazione. Ne deriva che la tardività dell’instaurazione del procedimento di mediazione non può essere equiparato al mancato svolgimento del procedimento di mediazione prima della causa.

 


La sentenza

Tribunale di Monza, sez. I Civile, sentenza 21 gennaio 2016, n. 156
Giudice Mariconda

In fatto e in diritto

Si premette che la parte dello svolgimento del processo viene omessa, alla luce del nuovo testo dell’art. 132, comma 2, numero 4, cod.proc.civ. (come riformulato dall’art. 45, comma diciassettesimo della L. 69 del 2009) nel quale non è più indicata, fra i contenuti della sentenza, la “esposizione dello svolgimento del processo”.
Si premette che la parte dello svolgimento del processo viene omessa, alla luce del nuovo testo dell’art. 132, comma 2, numero 4, cod.proc.civ. (come riformulato dall’art. 45, comma diciassettesimo della L. 69 del 2009) nel quale non è più indicata, fra i contenuti della sentenza, la “esposizione dello svolgimento del processo”.
Inoltre ritiene il Tribunale che la controversia debba essere definita sulla base delle seguenti considerazioni che, per evidenti esigenze di economia processuale, si concentreranno sui soli profili ritenuti direttamente rilevanti ai fini della decisione, in ossequio al principio per cui al fine di adempiere all’obbligo della motivazione, il giudice del merito non è tenuto a valutare singolarmente tutte le risultanze processuali ed a confutare tutte le argomentazioni prospettate dalle

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[1] Trib. Monza, sent. n. 156/2016 del 21.01.2016.

[2] D.lgs. n. 28/2010.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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