I compensi dei voucher vanno inseriti nel 730?
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12 Apr 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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I compensi dei voucher vanno inseriti nel 730?

Buoni lavoro e dichiarazione dei redditi: regime fiscale dei voucher da lavoro occasionale accessorio, compensi netti e ritenute previdenziali, comunicazioni all’Inps.

 

L’anno scorso ho svolto un’attività retribuita con i voucher: devo inserire i compensi nel 730?In caso positivo, vanno inseriti al netto dei contributi Inps?

 

I compensi per attività retribuite con i voucher da lavoro occasionale accessorio (i cosiddetti buoni lavoro) sono dei redditi esenti: questo significa che su quanto percepito non devono essere pagate le imposte.

Difatti, anche se il lavoratore percepisce, con i ticket, un compenso netto, le ritenute effettuate non comprendono alcun tipo di imposta.

Di conseguenza, quanto incassato con i voucher non deve essere inserito né all’interno del 730, né all’interno del Modello Unico. Questo, però, non significa che la retribuzione percepita coi buoni lavoro non abbia alcuna rilevanza: i compensi, difatti, danno luogo al versamento dei contributi previdenziali, hanno rilevanza come reddito ai fini Isee e possono essere cumulati limitatamente ai sussidi a sostegno del reddito, come la disoccupazione.

 

 

Voucher e Isee

I compensi da lavoro occasionale accessorio, anche se non devono essere inseriti nel 730 o nel Modello Unico, devono essere indicati all’interno della DSU, la dichiarazione sostitutiva unica, valida per determinare l’Isee, l’indicatore che “misura la ricchezza” delle famiglie.

Per l’indicatore Isee, indispensabile per l’accesso a quasi tutte le prestazioni di assistenza ed a numerose agevolazioni, sono difatti rilevanti anche i redditi non imponibili fiscalmente.

I voucher devono essere indicati all’interno del modulo FC1, quadro FC4 nella sezione “redditi esenti da imposta”.

 

 

Voucher e contributi previdenziali

I buoni lavoro, anche se non imponibili fiscalmente, fanno parte dell’imponibile previdenziale: su ogni ticket da 10 euro (che costituisce il normale compenso orario per il lavoro occasionale accessorio), difatti, 2,50 euro sono suddivisi tra contributi previdenziali pagati all’Inps, premi per l’assicurazione Inail (contro gli infortuni sul lavoro) e compensi all’ente gestore dei voucher (l’Inps).

I contributi (pari al 13% dei compensi)confluiscono nella Gestione Separata dell’Inps, la stessa gestione a cui sono obbligati ad iscriversi i co.co.co. ed i liberi professionisti senza cassa.

 

 

Voucher e altri redditi

Pur non trattandosi di redditi soggetti a tassazione, i compensi percepiti coi voucher hanno dei limiti di cumulo con altri redditi: in particolare, le entrate percepite con i buoni lavoro possono essere liberamente sommate con i sussidi a sostegno del reddito (Naspi, Asdi, cassaintegrazione, mobilità) sino a 3.000 euro annui (il limite è riferito ai compensi netti, che corrispondono a un compenso lordo di 4.000 euro). Per i compensi oltre tale cifra, il sussidio, qualunque esso sia, è ridotto dell’80% di quanto percepito con i voucher, riproporzionato su base annua.

Pertanto, al superamento della soglia, il lavoratore è tenuto a comunicare tali compensi all’Inps, per la riduzione dell’indennità erogata dall’Istituto.

Per l’indennità di disoccupazione, la comunicazione deve essere effettuata col modulo Naspi Com , tramite patronato, contact center, o direttamente all’interno del portale web dell’Istituto, all’interno della sezione Servizi per il cittadino, per chi possiede il codice pin o l’identità unica digitale Spid.


 


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