Cosa sono il conto anticipi l’anticipo fatture e come funzionano
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11 Apr 2016
 
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Cosa sono il conto anticipi l’anticipo fatture e come funzionano

Come farsi anticipare dalla banca una fattura non ancora pagata dal cliente e ottenere il finanziamento: nullo il decreto ingiuntivo emesso sulla base dell’estratto del conto anticipi.

 

Si sente spesso parlare, nelle quotidiane pratiche commerciali, di contratti di “anticipo fatture” con la banca e di conseguente creazione di un conto anticipi: si tratta di uno strumento assai utile per chi svolge un’attività di impresa o professionale ed è soggetto all’emissione di numerose fatture. Cerchiamo di capire, in questa breve scheda, come funziona l’anticipo fatture e il conto anticipi e, soprattutto, cosa succede qualora il cliente della banca non dovesse pagare il debito eventualmente maturato.

 

 

Cos’è l’anticipo fatture?

Come spesso succede, non sempre le fatture vengono pagate immediatamente, ossia all’atto dell’emissione. È più probabile che il cliente versi il dovuto in ritardo, vuoi per accordi contrattuali intervenuti con l’altra parte (ricorrente è la previsione di una clausola di “pagamento a 60 o 90 giorni dall’emissione della fattura”), vuoi per rallentamenti dovuti alle dimensioni e alla struttura del debitore (si pensi al caso delle pubbliche amministrazioni), vuoi ancora per inadempimenti e difficoltà economiche del cliente. In questo caso, il creditore (colui, cioè, che ha emesso la fattura) potrebbe trovarsi in difficoltà economiche derivanti dalla non perfetta coincidenza tra entrate e uscite della propria attività. Una difficoltà peraltro aumentata dall’obbligo di anticipare le imposte sui compensi dichiarati, anche se ancora non percepiti.

Sicché, qualora dovesse avere bisogno di liquidità, il soggetto che ha emesso la fattura potrebbe ricorre alla banca. È proprio qui che si inserisce il contratto di cui stiamo parlando: piuttosto che chiedere il classico finanziamento, l’interessato può ottenere un’anticipazione dei soldi che questi, “un giorno”, riceverà dal cliente a cui ha emesso la fattura.

È proprio questo il contratto di anticipo fatture: la banca, in buona sostanza, “anticipa” al cliente una parte delle somme sulle fatture emesse e non ancora pagate da terzi, ma che questi è destinato a ricevere prima o poi. Attenzione, però: il finanziamento non copre tutto l’importo della fattura, ma solo una percentuale; la differenza, infatti, costituisce il lucro della banca su tale operazione.

 

 

Cos’è il conto anticipi?

Strettamente collegato al contratto di anticipo fatture vi è il cosiddetto conto anticipi la cui funzione è di regolare, in un conto apposito e accessorio rispetto a quello già in uso al cliente della banca, le poste attive e passive che derivano dall’operazione di anticipo fatture.

 

Sintetizziamo, schematicamente, come funziona tutto questo meccanismo:

 

  • il correntista presenta alla banca la fattura della quale chiede l’anticipazione
  • la banca provvede ad anticipare le somme secondo la percentuale stabilita nel contratto;
  • tal importo viene messo a disposizione del correntista attraverso l’accredito sul proprio conto corrente ordinario, affinché lo utilizzi come meglio crede;
  • la stessa somma anticipata viene, nello stesso tempo, iscritta a debito nel conto anticipi.

 

In buona sostanza l’anticipazione viene effettuata su un conto apposito, acceso a nome del cliente, ossia il conto anticipi, nel quale le somme anticipate dalla banca verranno registrate “a debito” e messe a disposizione del cliente mediante accredito nel conto corrente ordinario del cliente stesso. Così gli importi incassati a fronte delle anticipazioni effettuate verranno appositamente accreditati sul conto ordinario.

 

Che succede quando il cliente del creditore paga la fattura che la banca ha anticipato? Questa è l’ultima parte del discorso. La banca provvede a riannotare in ”avere” le somme una volta che abbia provveduto a riscuotere il credito sottostante: attraverso l’annotazione del rientro delle somme anticipate, il cliente può dunque tornare a usufruire di nuove anticipazioni, sino al limite dell’affidamento concessogli.

 

Solo alla fine del periodo stabilito dalle parti, il saldo del conto anticipi (nel quale vengono riversati gli interessi passivi sulle anticipazioni concesse al cliente) confluisce nel conto corrente di corrispondenza.

 

 

Lo scoperto sul conto anticipi e il decreto ingiuntivo della banca

Secondo la giurisprudenza della Cassazione [1], il conto anticipi è dunque privo di autonomia strutturale e funzionale; questo perché tale conto è, in sostanza, uno strumento tecnico finalizzato alla realizzazione di un’operazione di apertura di credito, che, in quanto tale, è pur sempre accessoria rispetto al rapporto principale di conto corrente.

 

Ne consegue che il saldo passivo del conto anticipi non può ritenersi da solo indicativo di uno scoperto. Infatti il rapporto di debito/credito fra la banca e il correntista è invece rappresentato, in ogni momento, dal saldo del conto corrente ordinario, sul quale le anticipazioni affluiscono mediante giroconto.

 

Pertanto – conclude una recente sentenza del Tribunale di Caltanissetta [2] – non è possibile l’emissione di un decreto ingiuntivo in base al saldo passivo del solo conto anticipi.

Di conseguenza, quantomeno sino alla data di definitiva chiusura, il saldo passivo del conto anticipi non può ritenersi da solo indicativo di uno scoperto. Infatti, il rapporto di debito/credito fra la banca e il correntista è piuttosto rappresentato, in ogni momento, dal saldo del conto corrente ordinario, sul quale le anticipazioni affluiscono, mediante “giroconto”.

 


[1] Cass. sent. n. 25943/2011.

[2] Trib. Caltanissetta sent. n. 76 del 10.02.2016.

 


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