Mantenimento: si modifica se mutano le condizioni economiche
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11 Apr 2016
 
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Mantenimento: si modifica se mutano le condizioni economiche

Per ottenere la modifica dell’assegno di mantenimento o di quello di divorzio è necessario provare al giudice il mutamento delle condizioni economiche di uno dei due ex coniugi.

 

Attenzione a chiedere al giudice, con troppa leggerezza, la modifica dell’importo dell’assegno di mantenimento: qualora la domanda venga infatti rigettata possono scattare pesanti conseguenze economiche per la parte che perde il giudizio, e ciò vale tanto in primo quanto (a maggior ragione) in secondo grado. Ma procediamo con ordine.

 

L’importo dell’assegno di mantenimento fissato dal giudice al momento della separazione o del divorzio dei coniugi non è destinato a rimanere fisso e immutabile per sempre: può, al contrario, variare anche dopo breve tempo, o addirittura essere revocato, purché sopraggiungano giustificati motivi [1]. Ma attenzione: tali ragioni devono essere sopravvenute rispetto al momento in cui il giudice ha deciso l’ammontare del mantenimento. Si pensi al caso di un coniuge che perda il lavoro o di uno che subisca una malattia invalidante di cui prima ignorava l’esistenza. O ancora al caso in cui il soggetto beneficiario dell’assegno instauri una convivenza stabile con un’altra persona (circostanza alla quale la recente giurisprudenza collega la perdita dell’assegno di mantenimento).

 

Al contrario, i “giustificati motivi” che consentono la rettifica del mantenimento non possono essere situazioni già sussistenti in precedenza, sebbene ignorate o non sufficientemente dimostrate in causa. Per esempio: potrebbe essere rigettata la richiesta di revisione fondata su redditi non dichiarati dall’ex e di cui non si è tenuto conto nel giudizio di separazione, o dell’esistenza di un conto corrente all’estero di cui non si è tenuto conto nel corso del giudizio.

 

Una richiesta di rettifica dell’assegno non supportata da prove sufficienti a dimostrare tali “giustificati motivi” viene sanzionata severamente: infatti, in caso di rigetto della richiesta, scatta, in primo grado la condanna alle spese legali, mentre in secondo grado si può aggiungere anche l’obbligo di versare all’Erario una somma pari all’importo del contributo unificato. È quanto chiarito dalla Corte di Appello di Roma con una recente sentenza [2].

 

Il giudizio volto alla modifica delle condizioni di separazione non è una revisione della prima istanza a suo tempo presentata al giudice, ma un nuovo giudizio in quanto fondato su fatti nuovi e finalizzato ad adeguare i rapporti economici tra coniugi al mutamento della situazione di fatto, sempre che una siffatta modificazione incida, concretamente, sul loro tenore di vita, determinandone un significativo squilibrio.

 

Sarà quindi necessario valutare come l’evoluzione delle condizioni economiche delle parti abbia creato una nuova situazione patrimoniale, che non consenta di ritenere più equilibrato la precedente sentenza.


La sentenza

LA CORTE D’APPELLO DI ROMA
SEZIONE DELLA PERSONA E DELLA FAMIGLIA

Composta dai sigg. Magistrati:
Dott. Alida Montaldi Presidente
Doti. Gisella Dedato Consigliere
Dott. Immacolata Panettieri Consigliere rel.
riunita in camera di consiglio, ha emesso il seguente DECRETO

Nel procedimento iscritto al numero 52440 del molo generale per gli affari civili non contenziosi dell’anno 2014, avente ad oggetto il reclamo avverso il decreto del Tribunale di Roma depositato il 17.10.2014 nel procedimento R.G.5250/2014, per il quale è stata riservata la decisione all’udienza del 28.01.2016 e vertente la modifica delle condizioni di separazione

TRA

De.Da., elettivamente domiciliata in Roma, alla via (…) c/Studio Avv. C.Ce., rappresentata e difesa dall’avv. Gi.Fo., come da procura a margine del ricorso per la modifica delle condizioni della separazione

RECLAMANTE E

Ma.Gr., elettivamente domiciliato in Livorno, alla via (…) presso lo studio dell’avv. Ma.De., che lo rappresenta e difende come da procura in calce della memoria di costituzione

RECLAMATO
Con la partecipazione del P.G. in sede RAGIONI DELLA DECISIONE

De.Da. ha presentato ricorso per la modifica delle condizioni di separazione

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[1] Art. 156 cod. civ. e art. 9 L. n. 898/1970.

[2] C. App. Roma, decr. del 1.03.2016.

 


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Commenti
13 Apr 2016 Paolo Palermo

A mio avviso il matrimonio è diventato un contratto non di Amore ma di interessi, al quanto, non si ha diritti derivanti dal rapporto di coppia e di doveri verso il proprio coniuge, tra l’altro la recente cassazione non toglie ne diminuisce l’assegno di mantenimento per la successive convivenza. Fino a prova contraria, esiste la parità di diritti, solo quando la Donna deve acquisire un incarico professionale allettante, o di natura politica, ecc, ma se si tratta di lavori al quanto pesanti e pericolosi, finisce la parità, e quest’ultimi vanno ai Somari ” uomini”. Tra l’altro le sentenze non sono mai stati favorevoli all’uomo, nonostante, credo, ché, la gran parte delle volte hanno ragione, ma nonostante ciò, sono colpevolizzati dalla legge a pagare e basta. La natura è cambiata, oggi la parte sensibile della famiglia è l’uomo, che deve fare la pecora e rimanere tale affinchè, duri il contratto di matrimonio. Conosco molti casi che, l’uomo subisce tradimenti da parte della moglie, e il marito deve tacere, ma se vuole ottenere la separazione, deve comunque pagare la moglie nonostante ciò. verdetto ha trascurato la moglie ed è stata costretta suo malgrado di tradire il marito, e il marito si può ritenere fortunato se la moglie non chiede il risarcimento