Guida alle nuove dimissioni online
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12 Apr 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Guida alle nuove dimissioni online

Nuova procedura di dimissioni telematiche: quali sono i lavoratori destinatari, quali sono gli adempimenti per il lavoratore.

 

Dallo scorso 13 marzo sono diventate una realtà le nuove dimissioni online, previste dal Jobs Act per combattere le dimissioni in bianco. La nuova procedura comporta l’invio delle dimissioni direttamente da parte del dipendente e non più soltanto la loro convalida. Resta comunque l’adempimento dell’invio della comunicazione di cessazione da parte del datore di lavoro.

Vediamo come funziona il nuovo procedimento e quali sono gli adempimenti a carico del lavoratore, passo dopo passo.

 

 

Nuove dimissioni: richiesta del Pin dell’Inps

Il primo passaggio relativo all’iter di dimissioni consiste nella richiesta all’Inps delle credenziali del lavoratore per l’accesso ai servizi online dell’Istituto:  username, che coincide col proprio codice fiscale, e password, che è costituita da un codice Pin rilasciato dall’Ente.

È possibile richiedere il pin direttamente online nel portale web dell’Inps (in questo caso la prima metà del codice è fornita immediatamente e l’altra metà arriva per posta all’indirizzo indicato dall’utente), oppure recandosi personalmente presso una sede territoriale dell’Istituto (in questo caso il rilascio è immediato, ma i tempi di attesa possono essere molto lunghi a causa della costante presenza di file agli sportelli).

Ancora non è stata creata una possibilità di accesso mediante l’identità unica digitale Spid: l’identità Spid, pur essendo utile per accreditarsi ai servizi online dell’Inps, non è difatti valida per accedere al modulo di dimissioni online presso il portale web del Ministero del lavoro.

 

 

Nuove dimissioni: accreditamento presso un intermediario

Il lavoratore può comunque fare a meno delle credenziali dell’Inps delegando un soggetto intermediario: sono abilitati all’invio della pratica di dimissioni i patronati, i sindacati, gli enti bilaterali e le commissioni di certificazione. In questo caso, sono gli operatori dell’Ente scelto dal dipendente ad accedere al sito Cliclavoro con la loro utenza ed a dover compilare la modulistica, previa identificazione del lavoratore dimissionario (che deve dunque munirsi di documento d’identità).

 

 

Nuove dimissioni: procedura online

La nuova procedura di dimissioni si svolge interamente in modalità telematica. In primo luogo, il lavoratore deve reperire il modulo di dimissioni, o di recesso dal rapporto di lavoro, all’interno del portale del Ministero del lavoro, all’indirizzo www.lavoro.gov.it , per poi provvedere alla sua compilazione.

Il Modulo è formato da 5 sezioni: le prime tre sono compilate in automatico, in quanto il sistema attinge alle informazioni relative al rapporto lavorativo direttamente dal portale delle comunicazioni obbligatorie (nel quale sono presenti i modelli Unilav, Uniurg, Vardatori, Unisomm), diverso a seconda della Regione.

La quarta sezione del modello deve essere obbligatoriamente compilata dal lavoratore, mentre la quinta sezione è aggiornata automaticamente dal sistema.

Una volta terminata la compilazione di tutte le sezioni, il sistema attribuisce una data di trasmissione al modulo, tramite una marca temporale, contenente un codice identificativo.

Il modulo è poi inoltrato alla casella di posta elettronica certificata o di posta elettronica del datore di lavoro e alla direzione territoriale del lavoro (Dtl) competente, che lo visualizza tramite un apposito cruscotto.

 

 

Nuove dimissioni: notifica al datore di lavoro

La procedura è considerata valida anche se le dimissioni sono comunicate al datore di lavoro via mail ordinaria e non tramite pec: tuttavia sono sorti forti dubbi in merito al caso in cui l’azienda non riceva la comunicazione via mail, visto che non è possibile provare l’avvenuta ricezione.

Le dimissioni, secondo quanto prevede la normativa, in assenza di ricezione da parte del datore di lavoro non sono valide, in quanto si tratta di un atto unilaterale recettizio.

Il Ministero si è limitato a specificare che la comunicazione al datore di lavoro, in caso di mancata conferma della ricezione, sarà inviata più volte.

Non si ritiene valida, invece, la consegna a mano di copia cartacea della comunicazione inviata via raccomandata o consegnata direttamente al datore.

 

 

Nuove dimissioni: a chi non si applicano

La nuova procedura non deve essere applicata:

 

– ai lavoratori domestici (colf e badanti);

– ai lavoratori pubblici;

– ai lavoratori marittimi;

– ai lavoratori durante il periodo di prova;

– ai co.co.co., tirocinanti e lavoratori autonomi.

 

 

Dimissioni protette

Per quanto riguarda le dimissioni o la risoluzione consensuale durante il periodo di gravidanza e nei primi 3 anni di vita del bambino (in questo caso per padre e madre), queste restano soggette alla speciale procedura di convalida presso la Dtl.

Le dimissioni durante il primo anno di matrimonio, invece, vanno presentate online e successivamente convalidate presso la Dtl.

 

 

Dimissioni per giusta causa

Tramite la nuova procedura online è possibile anche presentare le dimissioni per giusta causa: a tal fine sono state inserite delle note in cui specificarne la motivazione. In questo modo il lavoratore è tutelato dalla possibilità di perdere la Naspi (la nuova indennità di disoccupazione)a causa delle dimissioni, mentre il datore di lavoro è tenuto a specificare la giusta causa nella comunicazione di cessazione.

 

 

Nuove dimissioni: revoca

Tramite la stessa procedura prevista per l’invio delle dimissioni, è possibile, per il lavoratore, effettuare la revoca, entro 7 giorni dall’inoltro della comunicazione originaria. È disponibile, a tal fine, un apposito modulo di revoca all’interno del portale Clic Lavoro.

 

 

Nuove dimissioni: cambio della data

Se, dopo la presentazione delle dimissioni online, il lavoratore e il datore di lavoro si accordano per una data di cessazione diversa da quella comunicata (ad esempio perché il dipendente viene esonerato dal preavviso), non è necessario revocare le dimissioni e presentare una nuova comunicazione online. La procedura telematica, difatti, riguarda la sola manifestazione della volontà di dimettersi da parte del dipendente (sostituisce, cioè, la vecchia lettera di dimissioni).

Datore e lavoratore sono pertanto liberi di accordarsi per modificare la data di decorrenza, dunque la durata del preavviso.

È il datore di lavoro, come precedentemente accennato, tenuto a inviare la successiva comunicazione di cessazione, entro 5 giorni dalla data effettiva in cui il rapporto è terminato: non ha alcuna rilevanza, perciò, la data indicata nelle dimissioni telematiche.

 

 

Nuove dimissioni: adempimenti del datore di lavoro

La normativa non detta specifici adempimenti in capo al datore di lavoro, che pare essere un soggetto estraneo all’iter. Tuttavia, il Decreto stabilisce espressamente che, in caso di alterazione dei dati da parte del datore, questo sarà punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 30.000 euro.

 

 

Nuove dimissioni e abbandono del posto di lavoro

Se il lavoratore abbandona il posto di lavoro senza presentare le dimissioni, il datore di lavoro non può far altro che rilevare la giusta causa di licenziamento e cessare il rapporto. Sarà tenuto al pagamento della tassa sul licenziamento, nonostante si tratti di “dimissioni di fatto” , mentre il lavoratore potrà percepire la Naspi (l’attuale indennità di disoccupazione, ovviamente ricorrendone i requisiti).

È questa una grave criticità rilevata dall’Ordine dei Consulenti del lavoro, purtroppo lasciata irrisolta dal Ministero, in quanto occorrerebbe una nuova normativa per cambiare la procedura in questo caso.

 

 

Nuove dimissioni in bianco

Nonostante la severità e la complessità della nuova procedura di dimissioni, il rischio di dimissioni in bianco non è completamente scongiurato: il datore di lavoro, infatti, ben potrebbe “estorcere” le credenziali al lavoratore all’atto dell’assunzione o successivamente, al fine di presentare le dimissioni al suo posto.

Vero è che questa fattispecie è punibile con ingenti sanzioni, ma la “falsità” delle dimissioni andrebbe provata dal lavoratore, cosa non affatto semplice.


Autore immagine: 123rf com

 


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