Bambino investito perché scappa dalla mano del genitore
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11 Apr 2016
 
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Redazione
 


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Bambino investito perché scappa dalla mano del genitore

Il bambino si svincola dalla presa del genitore distratto e viene travolto da un’auto: nessun risarcimento.

 

È triste dover raccontare – e soprattutto spiegare – le ragioni di alcune sentenze dietro le quali si nascondono fatti di cronaca drammatici: come il caso di un bambino che si divincoli dalla mano del genitore e, correndo in mezzo alla strada, venga investito da un’auto. Ci si immagina che dietro episodi così raccapriccianti ci possa essere, quantomeno, la pietà di un giudice che, a conti fatti, riconosca almeno un minimo risarcimento a una famiglia distrutta. Ma “dura, sed lex” dicevano i latini: anche se è dura da accettare è pur sempre la legge. E il magistrato è chiamato ad applicare il diritto. Che, in questo caso, dà ragione alla compagnia di assicurazioni. Questo perché, se il fatto è imprevedibile e il genitore non riesce a dimostrare di aver utilizzato tutte le cautele che esige l’occasione, non può che prendersela con se stesso e con la propria disattenzione. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente ordinanza[1].

 

Mamma e papà perdono di vista il loro bimbo per un attimo? L’errore fatale costa caro se l’automobilista non può evitarlo nonostante il rispetto di tutte le regole del codice della strada e, oltre ad esse, della normale prudenza che si addice a chi guida nei centri abitati. Se l’investimento del pedone – in questo caso il minore – è imprevedibile e inevitabile, si verifica il cosiddetto “caso fortuito” che esonera dalla responsabilità tanto il conducente quanto la sua assicurazione.

 

Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che l’incidente fosse “da ricondurre a responsabilità esclusiva del bambino, sbucato improvvisamente davanti alla vettura”. Ciò significa che “l’urto era inevitabile”, e “nessun addebito di colpa” era plausibile nei confronti dell’automobilista.

 

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 10 febbraio – 8 aprile 2016, n. 6939
Presidente Armano – Relatore Cirillo

Svolgimento del processo

E’ stata depositata la seguente relazione.
«1. A.M. e D.B., nella qualità di genitori del figlio minore D. flutti, convennero in giudizio, davanti al Tribunale di Brescia, A.P., A.B. e la Reale Mutua Assicurazioni s.p.a., nelle rispettive qualità di proprietario, conducente ed assicuratore, chiedendo che fossero condannati in solido al risarcimento dei danni conseguenti all’incidente stradale nel quale il loro figlio era stato investito dalla vettura dei convenuti, riportando gravi danni.
Si costituirono i convenuti, chiedendo il rigetto della domanda.
Il Tribunale rigettò la domanda, compensando le spese di lite.
2. La pronuncia è stata appellata da parte degli attori soccombenti e la Corte d’appello di Brescia, con sentenza del 12 luglio 2013, ha respinto l’appello, confermando la pronuncia di primo grado e condannando gli appellanti al pagamento delle spese del giudizio di secondo grado.
3. Contro la sentenza d’appello ricorre D. flutti, frattanto divenuto maggiorenne, con atto affidato ad un unico motivo. Gli intimati non hanno svolto attività difensiva in

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[1] Cass. ord. n. 6939 dell’8.04.2016.

 


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