Addio reversibilità, il Governo riprova a cancellarla
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12 Apr 2016
 
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Noemi Secci
 


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Addio reversibilità, il Governo riprova a cancellarla

 

Torna nel Def l’ancoraggio all’Isee delle prestazioni di assistenza, tra le quali la pensione ai superstiti, sia indiretta che di reversibilità.

 

Le rassicurazioni sulla mancata cancellazione della pensione di reversibilità sono state parole al vento: il Governo, difatti, ha reintrodotto nel Def quanto inizialmente prospettato nel Ddl (disegno di legge) Povertà: un radicale riordino delle prestazioni assistenziali, tra le quali figurerà anche la pensione di reversibilià.

Il punto della questione risiede nel concetto di “universalismo selettivo”, cioè di diritto alle prestazioni a sostegno dei cittadini in base ad un criterio uguale per tutti, criterio individuato nella soglia Isee.

La spettanza di ogni trattamento di assistenza sarà dunque decisa in base ad un Isee unico: questo fatto potrebbe portare al taglio della maggior parte delle prestazioni, in quanto le soglie di reddito per accedere ai vari trattamenti sono solitamente molto basse ed è assai improbabile che venga introdotto un unico criterio reddituale elastico.

Pertanto, potrebbe facilmente accadere che molti vedove e vedove perdano la pensione di reversibilità per aver superato una soglia Isee piuttosto bassa.

 

 

Isee: come funziona

L’Isee è l’indicatore della situazione economica del nucleo familiare: in parole povere, serve a misurare la ricchezza di una famiglia. L’indice è rilevato attraverso una dichiarazione che deve essere presentata ogni anno, la Dsu, (dichiarazione sostitutiva unica).

La Dsu è indispensabile per ottenere qualsiasi prestazione assistenziale, in quanto per ogni trattamento non deve essere superato un preciso limite di reddito.

 

Il problema è che sono molto numerosi i fattori che contribuiscono al superamento della soglia Isee: non solo i redditi da lavoro o da pensione, ma anche case e terreni posseduti, conti correnti, carte prepagate, libretti e risparmi in genere, nonché i redditi esenti da imposte. Non ha rilevanza che la seconda casa posseduta non sia affittata, né che i terreni siano improduttivi, né che i risparmi in banca siano stati ottenuti con anni di lavoro e sacrifici: tutto contribuisce ad aumentare il patrimonio Isee.

Per di più, entrano nella soglia Isee non solo i redditi ed il patrimonio proprio, ma anche quelli posseduti da tutti i componenti del nucleo familiare: così, lo stipendio del figlio che risulta ancora facente parte del nucleo può contribuire al superamento del limite patrimoniale. Insomma, superare la soglia Isee è molto semplice, anche per chi non possiede entrate.

 

 

Isee e pensione di reversibilità

È facile, allora, comprendere come mai il riordino delle prestazioni di assistenza, con l’ingresso delle pensioni ai superstiti (di reversibilità ed indiretta) nella categoria dei trattamenti assistenziali, possa determinare il taglio della maggior parte degli assegni. Una vedova potrebbe perdere la reversibilità anche se non possiede pensioni o stipendi, magari per il solo possesso di una casa, di un terreno, o di qualche risparmio in banca, nemmeno suoi ma di un familiare del nucleo.

Peraltro, è molto discutibile l’ingresso della pensione ai superstiti tra le prestazioni di assistenza: si tratta infatti di una pensione ottenuta non dai fondi pubblici, ma dai contributi versati dal lavoratore o dal pensionato deceduto. Contributi basati sul lavoro del dante causa e certamente non regalati dallo Stato.

 

 

Isee: le altre prestazioni a rischio taglio

Non solo, poi, la pensione la pensione ai superstiti, ma molti altri trattamenti assistenziali rischierebbero il taglio, con l’introduzione dell’universalismo selettivo: ad esempio l’assegno sociale, che è attualmente subordinato ad un limite di reddito e non alla soglia Isee. Ancora, rischierebbero gli assegni al nucleo familiare, gli adeguamenti al minimo, le cosiddette quattordicesime e tutti i trattamenti integrativi delle pensioni in generale.Più che un riordino, un taglio radicale delle misure di welfare.

 

Non c’è ancora niente di definitivo, è vero: ma il fatto che l’universalismo selettivo non sia stato cancellato, ma per di più sia stato inserito nel Def, non lascia presagire nulla di positivo. Si spera in maggiore chiarezza ed in un riordino delle prestazioni che tenga conto dell’effettivo reddito dei beneficiari, non del patrimonio improduttivo.


Autore immagine: 123rf com

 


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