Pensione Gestione separata, rendita vitalizia, riscatto dei contributi
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12 Apr 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Pensione Gestione separata, rendita vitalizia, riscatto dei contributi

Contributi dei professionisti senza cassa e dei cococo: quando è possibile riscattarli, come possono essere utili alla pensione anticipata e ad altri trattamenti.

 

Non ho versato i contributi alla Gestione separata per diversi anni, posso recuperare i contributi per la pensione?

 

I contributi non versati presso la Gestione separata possono essere recuperati entro 5 anni, sia se si tratta di contributi dovuti dai liberi professionisti, sia di contribuzione derivante da lavoro parasubordinato: è stato precisato da un recente messaggio dell’Inps [1]. Il termine di prescrizione dei contributi è difatti lo stesso previsto per i lavoratori dipendenti.

 

 

Riscatto dei periodi cococo anteriori al 1996

Oltre al “recupero” dei contributi, è possibile effettuare anche il riscatto dei periodi di lavoro parasubordinato (collaborazioni coordinate e continuative ed assimilate) anteriori al 4 aprile 1996 (secondo quanto previsto da un decreto del 2001 [2] e precisato da una nota circolare dell’Inps [3]). Questo perché le attività di collaborazione non erano coperte da contribuzione prima dell’istituzione della Gestione separata, divenuta operativa proprio a partire dal 1996.

 

 

Costituzione di rendita vitalizia nella Gestione separata

Esiste però un’ulteriore facoltà, utilizzabile non dagli iscritti alla Gestione Separata in qualità di liberi professionisti, ma in qualità di collaboratori (co.co.co., co.co.pro. ed assimilati) o di associati in partecipazione: in caso di omesso versamento di contributi per i quali sia già maturata la prescrizione, gli iscritti alla Gestione Separata, difatti, possono richiedere la costituzione di una rendita vitalizia, in parallelo a quanto già previsto per i dipendenti [4].

La rendita ha la funzione di coprire la pensione o la quota di pensione che sarebbe spettata in proporzione ai contributi non versati: gli importi pagati all’Inps vengono, di conseguenza, collocati nel periodo in cui i contributi avrebbero dovuto essere accreditati.

È tenuto alla costituzione della rendita il committente o l’associante: nel caso in cui non effettui il pagamento, l’iscritto può costituire la rendita a sue spese, fatto salvo il diritto al risarcimento del danno.

Per costituire la rendita vitalizia, devono essere comunque provati l’esistenza ed il tipo di rapporto di lavoro presentando all’Inps documenti di data certa (ad esempio: contratto, buste paga, ricevute, estratti libri paga e matricola).

L’importo dei compensi ricevuti dal lavoratore e gli anni di competenza possono invece essere provati con qualsiasi mezzo, inclusa la prova testimoniale [5].

 

 

Come si calcola il riscatto

Per calcolare il costo della costituzione della rendita si deve applicare l’aliquota contributiva in vigore alla data di presentazione della domanda di riscatto, nella misura prevista per il versamento minimale nella Gestione Separata (che è ragguagliato al minimale della Gestione artigiani e commercianti).

In pratica, per calcolare l’onere di riscatto si devono prendere a riferimento:

 

– l’imponibile medio mensile degli ultimi 12 mesi di contribuzione precedenti la domanda (in presenza di un’anzianità contributiva inferiore a 12 mesi si deve fare riferimento al valore medio mensile del minor periodo preso a riferimento);

 

– il numero dei mesi da riscattare;

 

– l’aliquota contributiva IVS vigente al momento della domanda.

 

L’onere dovuto a titolo di riscatto risulta pertanto dal prodotto di questi tre elementi; se l’imponibile medio mensile, come accennato, risulta inferiore all’ammontare del minimale mensile vigente nella Gestione Commercianti nell’anno di presentazione della domanda di riscatto, il calcolo dell’onere dovuto dal richiedente deve avvenire con riferimento al minimale (nel 2016 è pari a 15.548 euro).

Per quanto riguarda le aliquote dovute alla Gestione separata:

 

– nel 2015 l’aliquota era pari al 27,72% per i titolari di partita Iva, al 30,72% per i collaboratori, mentre era al 23,50% per gli iscritti anche ad altre gestioni;

– nel 2016 l’aliquota è pari al 27,72% per i titolari di partita Iva, al 31,72% per i collaboratori, mentre è al 24% per gli iscritti anche ad altre gestioni.

 

Gli stessi criteri devono essere presi in considerazione per ogni tipologia di riscatto: è possibile, ad esempio, anche il riscatto degli anni di laurea.

 

 

Pensione nella Gestione separata: totalizzazione

Ricordiamo che i contributi versati nella Gestione Separata non possono mai essere ricongiunti con i contributi versati in alcuna cassa previdenziale, ma possono essere totalizzati: nella totalizzazione, in pratica, i contributi sono sommati per raggiungere il diritto alla pensione, ma ogni gestione calcola a parte la sua quota di assegno e non si dà luogo a un’unica prestazione.

Lo svantaggio della totalizzazione risiede nel calcolo della pensione, interamente contributivo: si tratta di un sistema di calcolo fortemente penalizzante, che si basa sui contributi versati nell’arco della vita lavorativa e non sugli ultimi stipendi (come avviene per il calcolo retributivo), che prevede delle rivalutazioni esigue, basate sulla media quinquennale del Pil.

 

I requisiti per accedere alla pensione in totalizzazione sono:

 

40 anni e 7 mesi di contributi per la pensione di anzianità;

 

65 anni e 7 mesi di età, con almeno 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia.

 

È necessaria l’attesa di una finestra di 12 mesi, dalla maturazione dei requisiti, per la decorrenza del trattamento.

 

 

Pensione nella Gestione separata: computo

Oltre alla totalizzazione, per ottenere la pensione nella Gestione separata esiste anche la facoltà di computo, o cumulo, che è gratuita: grazie a questa facoltà, i contributi versati nelle altre gestioni possono confluire nella Gestione separata (anche in questo caso, però, sono soggetti al calcolo interamente contributivo).

Per avere diritto al computo bisogna possedere:

 

– almeno 15 anni di anzianità contributiva, di cui 5 anni di contributi versati dal 1996;

meno di 18 anni di contributi versati alla data del 31 dicembre 1995.

 

 

Pensione nella Gestione separata: requisiti

I requisiti per ottenere una pensione autonoma, o col cumulo, nella Gestione Separata, sono:

 

pensione anticipata: 42 anni e 10 mesi  di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne; in alternativa, la pensione anticipata può essere ottenuta anche con 63 anni e 7 mesi di età, ed almeno 20 anni di contributi, se l’assegno calcolato non è inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale;

 

pensione di vecchiaia: 66 anni e 7 mesi di età per gli uomini, 66 anni e 1 mese per le donne, assieme a 20 anni di contributi, se l’assegno calcolato non è inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale; in alternativa, sono necessari 70 anni e 7 mesi di età, assieme ad almeno 5 anni di contributi.

 

 

Pensione supplementare nella Gestione separata

È anche possibile ottenere una pensione supplementare, per non perdere gli anni versati nella Gestione Separata; i requisiti per ottenerla sono:

 

– titolarità di una pensione a carico dell’Ago (Assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti), o delle forme sostitutive della medesima;

 

– in alternativa, titolarità di una pensione a carico della Gestione Artigiani e Commercianti;

 

– in alternativa, titolarità di un trattamento pensionistico nelle gestioni previdenziali obbligatorie dei liberi professionisti (per esempio, la cassa degli Avvocati, dei commercialisti, etc.);

 

– aver raggiunto il requisito d’età per la pensione di vecchiaia;

 

-non aver raggiunto il diritto ad autonoma pensione nella Gestione Separata;

 

-avere una pensione inferiore a 1,5 volte il trattamento minimo, se si tratta di iscritti alla previdenza obbligatoria dopo il 1996.


[1] Inps Mess. n. 15279/2012.

[2] DM 2.10.2001.

[3] Inps Circ. n. 117/2002.

[4] Inps Circ. n.101/2010.

[5] C. Cost. sent. n. 568/1989.

 


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