Vincenzo Ferrò
Vincenzo Ferrò
12 Apr 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Il sovraindebitamento: istanza, accordo e regole pratiche

“Fallimento” del consumatore: chiarimenti per il funzionamento della legge “Salva suicidi” (legge n. 3 del 2012): la documentazione, costi, organismo, tempi, fac simile.

 

Le difficoltà nel superare la grande crisi in cui versa, ormai da anni, il nostro Paese, ha spinto il Legislatore del 2013 ad emanare la normativa sulla composizione della crisi da sovraindebitamento [1], il cui decreto attuativo ha tardato, tanto da vedere la luce solo nel 2014.

Le potenzialità dell’Istituto sono state intuite con enorme ritardo dagli stessi operatori del diritto, tanto che ancora oggi, proceduralmente, siamo ancora agli albori.

Riteniamo fare cosa utile e gradita proporre dieci FAQ alle quali dare una risposta in chiave pratica.

 

 

Che documentazione devo presentare?

Documentazione anagrafica

  1. Certificato di Stato di famiglia
  2. Indicazione della composizione del nucleo familiare

 

Documentazione sullo stato debitorio

  1. Elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute (e le classi di credito);
  2. Elenco di tutti i beni del debitore e degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni;
  3. Dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni;
  4. Attestazione sulla fattibilità del piano;
  5. Elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento del debitore e della sua famiglia;
  6. Scritture contabili degli ultimi tre esercizi, unitamente a dichiarazione che ne attesti la conformità all’originale (per soggetti non fallibili non consumatori);
  7. Posizioni correntizie con gli estratti conto degli ultimi tre anni.

 

Dati per il piano del consumatore o per l’accordo con i creditori

  1. Indicare la possibilità di cessione dei crediti futuri;
  2. Indicare eventuali garanti;
  3. Indicare eventuali limitazioni all’accesso al mercato del credito al consumo;
  4. Indicare eventuali limitazioni all’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronico a credito;
  5. Indicare eventuali limitazioni alla sottoscrizione di strumenti creditizi e finanziari;
  6. Indicare se sia prevista una moratoria fino ad un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca (salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione).

 

Documentazione iniziale da produrre a cura del debitore

  1. Esame della centrale rischi della Banca d’Italia;
  2. Esame segnalazioni sulla propria CRIF;
  3. Esame del registro informatico dei protesti, mediante una visura o un certificato presso lo sportello dell’ufficio protesti della camera di commercio di competenza;
  4. Esame dell’archivio informatizzato degli assegni e delle carte di pagamento irregolari istituito presso la Banca d’Italia (CAI – Centrale d’Allarme Interbancaria);
  5. Estratto di ruolo e visura dei debiti nei confronti di Equitalia – Agenzia delle Entrate – Enti previdenziali e assistenziali;
  6. Visure catastali presso Agenzia del Territorio servizi catastali e Agenzia del Territorio servizi registri immobiliari.
  7. La situazione affidamenti con il sistema creditizio;
  8. La situazione centrale rischi;
  9. I bilanci degli ultimi tre esercizi (per soggetti non fallibili non consumatori);
  10. Una relazione che evidenzi le cause della crisi attuale;
  11. Il rendiconto finanziario degli ultimi tre esercizi (per soggetti non fallibili non consumatori);
  12. Relazione sulle ragioni che hanno portato alla situazione di crisi e alle attuali problematiche;
  13. Formulazione di un ragionevole piano di risanamento o di garanzia di fattibilità del piano basato su fatti concreti e supposizioni verosimili;
  14. Bilanci previsionali per i successivi tre anni;
  15. Planner del flusso di cassa dei successivi 12 mesi successivi;
  16. Evidenziazione delle possibili alternative al piano proposto e dell’ipotesi di insuccesso.

 

Con l’ausilio dell’Organismo di composizione della crisi, poi, occorrerà:

  1. Indicare le cause dell’indebitamento
  2. Indicare la diligenza impiegata dal consumatore nell’assumere volontariamente le obbligazioni
  3. Indicare le ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte
  4. Produrre resoconto sulla solvibilità del consumatore negli ultimi cinque anni
  5. Indicare l’eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori
  6. Esprimersi sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata dal consumatore
  7. Esprimersi sulla probabile convenienza del piano rispetto all’alternativa liquidatoria

 

 

A quale organismo mi devo rivolgere?

Laddove sia stato costituito un Organismo di composizione della crisi, ci si può rivolgere all’Organismo stesso, che è reperibile nel Registro degli Organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento, costituito presso il Ministero della Giustizia ed è consultabile sul sito del Ministero al seguente indirizzo web:

http://crisisovraindebitamento.giustizia.it/registro.aspx. In ogni caso è possibile rivolgersi al proprio legale di fiducia, il quale provvederà a redigere e depositare istanza per la nomina dell’Organismo.

 

 

Quanto costa la procedura del sovraindebitamento?

La procedura ha inizio con un’istanza per la nomina di un Organismo di composizione della crisi da depositare presso il Tribunale del luogo di residenza o sede principale del debitore.

E’ un procedimento di Volontaria Giurisdizione, pertanto è soggetto al pagamento del Contributo Unificato stabilito in misura fissa pari ad € 98,00, oltre € 27,00 per il contributo forfettario.

Se si conferisce incarico ad un legale, occorrerà concordare il compenso dovuto per la prestazione.

E’ importante preventivare anche il costo dell’Organismo di composizione della crisi, di cui parleremo in un prossimo articolo, essendo questo un argomento che necessita di una trattazione a parte.

 

 

Devo essere per forza titolare di beni immobili?

Assolutamente no, qualora si intenda proporre il piano del consumatore o l’accordo con i creditori.

Costituisce, per contro, un requisito indispensabile nel caso in cui si intenda avvalersi della procedura di Liquidazione del proprio patrimonio.

 

 

Devo fornire garanzie e quali tipi?

La norma prevede che: “Nei casi in cui i beni e i redditi del debitore non siano sufficienti a garantire la fattibilità dell’accordo o del piano del consumatore, la proposta deve essere sottoscritta da uno o più terzi che consentano il conferimento, anche in garanzia, di redditi o beni sufficienti per assicurarne l’attuabilità” [2].

 

 

Se sono nullatenente e non posso  dar credibilità, il piano è omologabile?

Abbiamo appena spiegato, nella precedente FAQ che in tal caso è necessario che il piano o l’accordo vengano sottoscritti da uno o più garanti, in possesso dei requisiti di solvibilità ed affidabilità.

 

 

Se sono in corso procedure esecutive nei miei confronti, cosa accade?

Occorre fare una distinzione:

 

  1. Se si intende accedere all’Accordo con i creditori, la norma prevede che il Giudice disponga che, sino al momento in cui il provvedimento di omologazione divenga definitivo, non possano, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali, nè disposti sequestri conservativi, nè acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore; la sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti impignorabili.

 

  1. Se si intende proporre un Piano del consumatore, il Giudice, con lo stesso decreto di fissazione dell’udienza, può disporre la sospensione di specifici procedimenti di esecuzione forzata che potrebbero pregiudicare la fattibilità del piano; tale sospensione opera sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo.

 

Quindi nella procedura avente ad oggetto l’Accordo con i creditori, la sospensione delle azioni esecutive già in essere, nonché l’inibitoria di nuove procedure esecutive è obbligatoria per il Giudice, mentre nel Piano del consumatore la sospensiva potrà essere disposta solo qualora il Giudice ravvisi un possibile pregiudizio per la fattibilità del piano nel caso in cui specifici procedimenti di esecuzione forzata dovessero proseguire.

 

 

Quanto tempo dura la procedura del sovraindebitamento?

L’omologazione deve intervenire nel termine di sei mesi dalla presentazione della proposta di Accordo o del Piano del consumatore.

La procedura di liquidazione del patrimonio, invece, rimane aperta sino alla completa esecuzione del programma di liquidazione e, in ogni caso, per i quattro anni successivi al deposito della domanda, in quanto i beni sopravvenuti nei quattro anni successivi al deposito della domanda di liquidazione costituiscono oggetto della stessa, dedotte le passività incontrate per l’acquisto e la conservazione dei beni medesimi.

 

 

È necessario l’avvocato o posso fare tutto da solo?

L’assistenza dell’avvocato non è obbligatoria, ma è opportuno farsi assistere da un Legale, stante la complessità della procedura.

 

 

Se non viene omologata una procedura, posso proporne un’altra tra le tre previste dalla norma?

No. Per attivare una delle procedure previste dalla norma occorre che siano decorsi cinque anni dall’ultimo ricorso ad una delle predette procedure.


[1] L. n. 3 del 27.01.2012;

[2] L. n. 3 del 27.01.2012, Art. 8, comma 2.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
11 Ott 2016 nevio baldi

sul sovraindebitamento non è così come dite.guardate che su Torino il giudice non mi ha sospeso l’esecuzione casa e l’ho persa aprile 2016…motivazione.le ipoteche non si toccano.ho perso 1 anno e soldi
nevio 3401761515