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Lo sai che? Pubblicato il 13 aprile 2016

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Lo sai che? Deposito telematico: se sbagli il numero di ruolo del fascicolo

> Lo sai che? Pubblicato il 13 aprile 2016

PCT: niente rimessione in termini per l’avvocato che, nel depositare l’atto nel fascicolo telematico, sbaglia il numero di RG del procedimento.

Brutte notizie per l’avvocato distratto: nel caso di errore nell’indicazione del numero di ruolo nel deposito telematico dell’atto, non spetta alcuna rimessione in termini. È questo l’orientamento di una recente ordinanza del tribunale di Torino (il testo è indicato a fine articolo).

Quando il documento da depositare con il PCT finisce per errore in un fascicolo sbagliato, solo perché il difensore ha selezionato un procedimento diverso da quello a cui l’atto si riferisce, non può invocare alcuna riapertura dei termini, neanche facendo leva sulla sua buona fede o sul fatto che, comunque, vi è prova del tentativo di deposito. Prima del processo civile telematico, l’errore ricadeva sulla cancelleria e all’avvocato bastava il timbro del “depositato” per dimostrare la propria tempestività; oggi che invece l’adempimento ricade sulla parte, è su questa stessa che ricadono anche tutte le conseguenze di eventuali distrazioni.

Secondo l’ordinanza in commento, in materia di processo civile telematico, il deposito di un atto, con modalità telematica, con l’indicazione di un numero di ruolo errato deve configurarsi come errore «ERROR» e quindi come «anomalia bloccante, ma lasciata alla determinazione dell’ufficio ricevente, che può decidere di intervenire forzando l’accettazione o rifiutando il deposito»; pertanto, l’indicazione di un numero di ruolo errato risponde a uno dei casi in cui tale accettazione non è possibile, non conoscendo la cancelleria il fascicolo corretto in cui inserire l’atto.

Insomma, l’ultima parola è rimessa al cancelliere che può optare tra:

  • forzare l’accettazione
  • rifiutare il deposito comunicando l’esito negativo.

In ogni caso, la cancelleria non è tenuta ad accettare l’atto, del quale potrebbe non conoscere il numero del fascicolo effettivo e, quindi, ignorare il procedimento a cui si riferisce. Con la inevitabile conseguenza che, se l’avvocato incorre in decadenza rispetto al termine perentorio fissato per il deposito, non è neanche ammissibile la rimessione in termini [1].

note

[1] Ai sensi dell’art. 153 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com

Trib. Torino, sez. VII civ., ordinanza … (est. Marco Carbonaro)

TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO

Settima Sezione Civile

Il Giudice Istruttore,
vista l’istanza di rimessione in termini di parte ricorrente XX; vista la memoria di replica del convenuto YY;

considerato che la ricorrente riferisce di aver depositato memoria ex art. 183.6 n. 2 c.p.c. il giorno della scadenza del termine (10.03.2016) indicando un numero di R.G. errato (3070 anziché 32070) e di aver ricevuto il giorno stesso (alle ore 16.06) un messaggio che la informava dell’esito infruttuoso del deposito a causa del numero di ruolo non valido, messaggio che tuttavia ella leggeva soltanto il giorno dopo, allorquando si adoperava a rieffettuare il deposito con l’indicazione del numero di ruolo corretto, a termine ormai scaduto;

ritenuto che l’indicazione di un numero di ruolo errato da parte del depositante non rientri tra le cause di decadenza non imputabili alla parte ex art. 153, comma 2, c.p.c., in quanto trattasi di errore o svista ascrivibile al depositante e rimediabile con l’impiego dell’ordinaria diligenza e non costituisce certamente causa estranea alla sua volontà (cfr. Cass. 21794/2015);

considerato, inoltre, che, ai sensi dell’art. 14, comma 7, delle “Specifiche tecniche previste dall’articolo 34, comma 1 del decreto del Ministro della giustizia in data 21 febbraio 2011 n. 44, recante regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione, nel processo civile e nel processo penale, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, ai sensi dell’articolo 4, commi 1 e 2 del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito nella legge 22 febbraio 2010, n. 24”, da ultimo modificate con provvedimento ministeriale del 28 dicembre 2015, coordinato con l’elenco degli errori di cui al comma 8 del citato art. 14 e riportato nella sezione 8.3 delle Specifiche di interfaccia tra punto di accesso e gestore centrale predisposte dal Ministero della Giustizia (http://www.processotelematico.giustizia.it/pdapublic/resources/download/PCT%20- %20Specifiche%20di%20interfaccia%20PDA-GC%20v2.pdf), l’indicazione di un numero di ruolo errato debba configurarsi come errore “ERROR” e quindi come “anomalia bloccante, ma lasciata alla determinazione dell’ufficio ricevente, che può decidere di intervenire forzando l’accettazione o rifiutando il deposito”;

considerato, inoltre, che l’art. 7 della Circolare del Ministero della Giustizia del 23 ottobre 2015 “Adempimenti di cancelleria relativi al Processo Civile Telematico” prevede che, in caso di errore ERROR, la cancelleria dovrà “ove possibile accettare il deposito avendo tuttavia cura di segnalare al giudice ogni informazione utile in ordine all’anomalia riscontrata”, a differenza di quanto previsto dalla precedente Circolare del 28 ottobre 2014 secondo cui le cancellerie in detti casi dovevano “sempre” accettare il deposito;

ritenuto, pertanto, che l’indicazione di un numero di ruolo errato sia proprio uno dei casi in cui tale accettazione non sia possibile, non conoscendo la cancelleria il fascicolo corretto in cui inserire l’atto, e che in tale ipotesi, pertanto, la cancelleria non è tenuta a forzare l’accettazione del deposito, potendo limitarsi a rifiutare il deposito e a comunicarne l’esito negativo;

Pagina 1

ritenuto, peraltro, che nel caso di specie la cancelleria ha comunicato alla ricorrente l’esito negativo del deposito il giorno stesso, allorquando era ancora pendente il termine per il deposito e che la ricorrente avrebbe pertanto potuto provvedere al tempestivo deposito, a nulla rilevando la circostanza della lettura del messaggio il giorno successivo, essendo onere della parte depositante verificare l’esito dei depositi effettuati e mantenere il controllo delle comunicazioni con la cancelleria;

ritenuto, pertanto, che la ricorrente non sia incorsa nella decadenza dal termine ex art. 183, comma 6, n. 2 c.p.c. per causa a sé non imputabile, con la conseguenza che l’istanza di rimessione in termini deve essere rigettata;

P.Q.M.

rigetta l’istanza di rimessione in termini della ricorrente. Si comunichi.

Pagina 2

Il Giudice Istruttore dott. Marco Carbonaro

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1 Commento

Paolo Palermo

14 aprile 2016 alle 10:09

Qui entra il doppio gioco secondo me, l’avvocato che conosce i funzionari della cancelleria ha la possibilità di vedere riammesso l’atto erroneor, ma se l’avvocato che non ha la possibilità di conoscere il funzionario, magari perche è all’inizio della sua attività professionale, a meno possibilità che gli venga riammesso l’atto erroneo, quindi si sta creando più confusione del solito, e chi ci rimetterà sulla vicenda? è assurdo pensare che le vie brevi telematiche, sono a doppio taglio, Tutti Hanno il diritto di potersi difendere in giudizio, il semplice errore, non può, togliere tale diritto, all’Italia non gli bastano le continue bacchettate della Corte Europea?

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