Se fai footing e vieni morso dal cane randagio, no risarcimento
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13 Apr 2016
 
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Se fai footing e vieni morso dal cane randagio, no risarcimento

Corsa all’aperto: se lo sportivo percorre una strada fuori dal centro abitato la colpa per l’aggressione dei cani randagi è solo sua.

 

Se sei uno sportivo e ami fare footing all’aria aperta, non andare fuori dai centri abitati: infatti, se in tali luoghi vieni morso da un cane randagio, oltre ad avere poche possibilità di essere soccorso, non sarai neanche risarcito dal Comune o dall’Asl. È questa la sintesi di una recente sentenza del Tribunale di Cagliari [1].

 

In caso di aggressione del cane randagio, il danneggiato deve dimostrare la colpa degli enti tenuti al controllo del randagismo [2]. Tuttavia, fuori dall’area urbana, il Comune o l’azienda sanitaria locale non hanno più obblighi di vigilanza sui cani. La conseguenza è che, anche dimostrando di essere stati assaliti da un branco e di aver riportato danni consistenti, alcun risarcimento può essere accolto.

 

 

La vicenda

Una donna, amante dello sport all’aria aperta e, in particolare, della corsa, mentre praticava la sua oretta di footing in una strada asfaltata in periferia di un Comune della provincia di Cagliari, giunta in prossimità di un fondo recintato con filo spinato e in stato di abbandono, veniva aggredita e morsa da un cane di grossa taglia, riportando delle lesioni ad una coscia. In seguito alla denuncia, il cane, che risultava essere randagio, fu abbattuto e la donna citò in giudizio il Comune e le Asl competenti per ottenere il risarcimento del danno, sostenendo la responsabilità solidale degli enti [3].

 

 

La legge sui cani randagi

La Legge [3] stabilisce che ai Comuni spetta la costruzione, sistemazione e gestione dei canili e rifugi per cani; alle Asl, invece, le attività di profilassi e controllo igienico – sanitario e di polizia veterinaria. Spetta poi alle leggi di ogni singola regione stabilire su chi spetti l’obbligo di vigilanza tra i due predetti organi. Per esempio, la Regionale sarda ha approvato una normativa che pone l’obbligo di vigilanza sui cani randagi unicamente in capo alle Asl e riserva ai Comuni solo un onere di gestione dei canili comunali. Spetta alle Asl perciò il controllo del randagismo.

 

 

La responsabilità di Comune e/o Asl

Chi viene aggredito e morso da un cane randagio non può appellarsi alla responsabilità oggettiva degli enti preposti dalla prevenzione del randagismo. E questo perché la norma del codice civile che stabilisce l’automatica responsabilità in capo al padrone dell’animale non si applica quando il cane non ha un padrone perché, appunto, randagio. Allora spetta al danneggiato fornire le prove della responsabilità dell’ente. Ebbene, nel caso di luogo isolato lontano dal centro abitato non è obbligatoria la vigilanza incessante da parte dell’Ente pubblico, pertanto quest’ultimo non può essere chiamato neanche al risarcimento.


La sentenza

Tribunale di Cagliari – Sezione civile – Sentenza 10 febbraio 2016 n. 414

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI CAGLIARI

SEZIONE CIVILE

Il Tribunale di Cagliari in persona del Giudice istruttore, dott.ssa Elisabetta Murru, in funzione di Giudice unico, ha pronunciato la seguente

SENTENZA
nella causa civile iscritta al n. 7996 del Ruolo Generale dell’anno 2008 promossa da:

Le.Ma., rappresentata e difesa dall’avv. Ma.Pa., presso il cui studio in Cagliari ha eletto domicilio in forza di procura a margine dell’atto introduttivo,

ATTRICE Contro

COMUNE DI QUARTUCCIU, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Il.Sp. in forza di procura a margine della comparsa di costituzione e risposta

CONVENUTA

Contro

ASL n. (…) DI CAGLIARI in persona del legale rappresentante,

CONVENUTA CONTUMACE

Contro

ASL n. (…) DI QUARTUCCIU in persona del legale rappresentante,

CONVENUTA CONTUMACE

contro

Ax. S.p.A., in

Mostra tutto

[1] Trib. Cagliari, sent. n. 414/2016 del 10.02.2016.

[2] Ai sensi dell’art. 2043 cod. civ.: il giudice fa rilevare che, nel caso di morso di animali randagi, non si applica la responsabilità oggettiva di cui all’art. 2052 cod. civ. in quanto i randagi non hanno un proprietario che ne sia responsabile. Quindi vigono le regole sulla responsabilità extracontrattuale, con tutte le conseguenze in merito al riparto dell’onere della prova.

[3] Ai sensi della Legge 281/1991 (Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo), confermata anche dalla Legge Regionale 21/1994.

 

Autore immagine: pixabay

 


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