Infortunio in itinere: in bicicletta, sempre risarcito dall’Inail
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13 Apr 2016
 
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Redazione
 


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Infortunio in itinere: in bicicletta, sempre risarcito dall’Inail

Anche se il tragitto tra casa e ufficio non è elevato e ben si potrebbero usare i mezzi pubblici o andare a piedi, chi usa la bicicletta viene sempre risarcito per l’incidente e il danno.

 

Non è trascorso neanche un mese dalla circolare dell’Inail [1] sugli infortuni in bicicletta, sancendo l’automatico risarcimento di tutti gli incidenti nel tragitto casa-lavoro (cosiddetto infortunio in itinere), che già si presenta il primo caso giudiziario, ovviamente deciso in favore del lavoratore. A scrivere la sentenza è stata stamattina la Cassazione [2]. Ma procediamo con ordine.

 

 

L’infortunio in itinere

Come abbiamo spiegato, in modo più approfondito, nell’articolo “Al lavoro in bicicletta: per l’incidente, risarcimento dall’Inail”, tutte le volte in cui il lavoratore si infortuna nel tragitto casa-lavoro (o viceversa), l’Inail gli paga i danni. Se l’incidente, però, è avvenuto alla guida di un mezzo proprio (auto, moto), deve risultare che l’uso dello stesso sia stato necessitato, in quanto troppo difficile o distante arrivare a piedi o utilizzare un mezzo pubblico.

 

Quest’ultima restrizione, però, non vale se il dipendente usa la bicicletta: infatti, con una recentissima riforma, si è stabilito che tutti gli infortuni avvenuti alla guida dei mezzi a pedali vengono risarciti in automatico, a prescindere dalla necessità o meno del loro uso e dalla possibilità, invece, di recarsi al lavoro con il mezzo pubblico o a piedi.

 

 

Le nuove regole sono retroattive

Tali principi sono stati così battezzati, per la prima volta, in un’aula giudiziaria, dalla sentenza della Cassazione di poche ore fa. Precisa infatti la Corte che l’incidente occorso al lavoratore in bici sul tragitto fra casa e ufficio, per quanto breve sia la distanza, va sempre risarcito.

 

Pertanto da oggi chi usa la bici per recarsi al lavoro è equiparato – ai fini dei risarcimenti degli eventuali infortuni in itinere – a chi ci va a piedi o coi mezzi pubblici.

 

Ma l’ulteriore novità è che, secondo i giudici supremi, le nuove regole sono retroattive e, quindi, possono essere applicate anche agli incidenti accaduti prima dell’entrata in vigore del provvedimento: il legislatore, infatti, guarda con favore sempre maggiore all’uso della bicicletta perché fa risparmiare soldi e tiene in forma i cittadini, riducendo così le spese del sistema sanitario.

 

È irrilevante che la distanza coperta sia breve, anche perché potrebbe osservarsi che più lungo è il tragitto più aumentano i rischi per il ciclista-lavoratore.

 

Ai fini dell’indennizzo, tuttavia, pesano il tipo di percorso, urbano o no, le condizioni climatiche e la conformazione dei luoghi teatro del sinistro.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 2 febbraio – 13 aprile 2016, n. 7313
Presidente Bronzini – Relatore Riverso

Svolgimento del processo

Con la sentenza n. 821/2011, pubblicata !’8.9.2011, la Corte d’Appello di Firenze in riforma della sentenza di primo grado dei Tribunale di Livorno respingeva la domanda di M.B. volta al riconoscimento di aver subito un infortunio in itinere in bicicletta – allorchè, in data 2.12008, in Livorno, alle 14.50, al termine del turno mattiniero, stava facendo ritorno a casa in bicicletta, quando veniva colpito da un motociclo – ed ottenere conseguentemente la condanna dell’INAIL ad erogargli le prestazioni di cui ali’art.13 d.lgs. 3812000.
A differenza del primo giudice, il quale aveva ritenuto che la distanza casa-lavoro da coprire fosse troppa lontana per andare a piedi, in considerazione delle esigenze legate ad una famiglia con una persona anziana da assistere; e non abbastanza lontana per l’uso del mezzo pubblico; la Corte d’Appello di Firenze aveva sostenuto che il M. non avesse provato la contingente necessità dedotta (somministrare un’iniezione alla suocera) per fare ricorso al mezzo privato, e poiché il percorso da coprire, benchè non coperto da mezzi pubblici, era di soli cinquecento metri doveva

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[1] Che ha attuato il Collegato Ambiente D.lgs. n. 221/2015: si tratta del collegato ambientale, che ha modificato le norme del testo unico sugli infortuni sul lavoro.

[2] Cass. sent. n. 7313/2016 del 13.04.16.

 

Autore immagine: pixabay.com

 


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