Abbandono della casa coniugale: sì se ci sono litigi continui
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13 Apr 2016
 
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Redazione
 


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Abbandono della casa coniugale: sì se ci sono litigi continui

Addebito: non c’è bisogno di un comportamento violento per poter abbandonare il tetto coniugale senza essere perciò dichiarati responsabili della rottura del matrimonio dal tribunale.

 

Quando i litigi sono particolarmente forti e ormai tra i coniugi è inequivocabile la rottura della comunione spirituale, si può abbandonare la casa coniugale senza paura di subìre l’addebito nella successiva causa di separazione. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di ieri [1].

 

In generale, bisogna andarci cauti a lasciare casa e sbattersi la porta alle spalle, anche se le liti e le incomprensioni nella coppia sono all’ordine del giorno: come infatti abbiamo spiegato nella nostra guida sull’abbandono del tetto coniugale, questo comportamento è visto, dai giudici, come fonte di responsabilità per la rottura del matrimonio e causa di addebito nel giudizio di separazione (con la conseguenza che chi se ne va non può più chiedere il mantenimento all’ex). Ma ogni regola ha la sua eccezione.

 

È chiaro che chi abbia subìto violenze fisiche dall’altro coniuge deve innanzitutto tutelare la propria integrità e, quindi, è legittimato ad andare via di casa, senza che ciò possa comportare per lui responsabilità matrimoniali. Ciò, però, su cui si dubita spesso è se la stessa facoltà sia concessa a chi, pur in assenza di violenze, viva una situazione di conclamata rottura della comunione e di intollerabilità della convivenza. A chiarire il punto ci ha pensato la Cassazione.

 

Secondo la Corte, tutte le volte in cui viene provata una situazione di conflitto permanente tra i coniugi, questa è indicativa della definitiva rottura della comunione spirituale ed è pertanto giustificato il comportamento del coniuge lasci la casa coniugale. Quindi, l’allontanamento tetto domestico non richiede necessariamente una violenza o un pericolo per l’incolumità del coniuge, ma può essere consentito anche quando non c’è più alcuna possibilità di riavvicinamento tra marito e moglie perché tra di essi vi è ormai un “conflitto permanente”.

 

In sintesi, lasciare l’abitazione familiare prima della separazione è lecito solo se vi è una consistente crisi coniugale in essere: non basta ad esempio addurre i litigi col consorte. Per non incorrere in una violazione dei doveri coniugali, occorre provare che l’abbandono è dipeso dal comportamento dell’altro coniuge oppure che il suddetto abbandono sia intervenuto quando già la rottura si è verificata come conseguenza di altri fatti. Un valido motivo di allontanamento dalla casa familiare sono, come detto, i continui e stabili litigi; ma lo è anche la presentazione delle domanda di separazione o l’eccessiva invadenza della suocera (così, almeno, si è espressa una volta la Cassazione).

 

Ovviamente, per evitare l’addebito non basta affermare davanti al giudice che si è trattato di un comportamento necessitato dal “conflitto permanente”. Tali fatti andranno anche provati. E qui potrebbero sorgere i veri problemi atteso che le liti, spesso, si consumano nelle quattro mura domestiche e le parti in causa non possono essere testimoni di sé stessi. Quindi, bisognerebbe chiedere la testimonianza di altri soggetti i quali, però, non sempre sono informati dei fatti. Per superare l’impasse , i coniugi potrebbero congiuntamente sottoscrivere un documento in cui si danno atto di tale rottura e si autorizzano rispettivamente a lasciare il tetto coniugale: la firma di un accordo scritto è certamente la soluzione migliore che evita ogni problema di prova in una successiva causa.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 12 febbraio – 12 aprile 2016, n. 7163
Presidente Dogliotti – Relatore Cristiano

Fatto e diritto

E’ stata depositata la seguente relazione:
1) La Corte d’appello di Catanzaro ha respinto l’appello proposto da D.S. contro il capo della sentenza di primo grado che, pronunciata la sua separazione giudiziale dal marito M.V., aveva accolto la domanda di addebito avanzata da quest’ultimo.
La corte territoriale, esclusa la rilevanza probatoria dei fatti riferiti dall’appellante che si erano verificati in data successiva alla separazione, ha ritenuto che l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza fosse stata determinata dal comportamento della signora, che si era volontariamente allontanata dal domicilio coniugale senza alcuna ragione giustificatrice. In particolare, il giudice d’appello ha rilevato: che i testi escussi avevano riferito che le liti fra i coniugi erano state determinate dall’atteggiamento provocatorio della S.; che le denunce-querele da questa sporte contro il marito erano prive di riscontri documentali; che il certificato rilasciatole dal pronto-soccorso la sera dei suo allontanamento dalla casa familiare appariva generico e non probante.
2) La sentenza è stata

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[1] Cass. ord. n. 7163/2016 del 12.04.2016.

 

Autore immagine: pixabay.com 

 


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