Pensione anticipata a metà dipendenti pubblici e privati, operativa
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14 Apr 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione anticipata a metà dipendenti pubblici e privati, operativa

Firmato il decreto che consente il part time agevolato per i lavoratori prossimi alla pensione: bonus in busta paga e contributi accreditati in misura piena.

 

Finalmente è stata attuata la disposizione della Legge di Stabilità 2016 che consente l’uscita anticipata dal lavoro “a metà”: si tratta della possibilità, per i lavoratori dipendenti ai quali mancano meno di 3 anni alla pensione, di richiedere un part time, fruendo di un premio in busta paga e dell’accredito dei contributi previdenziali in misura piena.

Il Ministero del Lavoro e quello dell’Economia hanno firmato ieri il decreto in merito, che è stato trasmesso alla Corte dei Conti: una volta pubblicata la disposizione nella Gazzetta Ufficiale, il part time agevolato sarà subito operativo.

 

 

Beneficiari del part time agevolato

Saranno beneficiari dell’uscita a metà tutti i dipendenti, sia pubblici che privati, che maturano i requisiti per la pensione entro il 31 dicembre 2018. Mentre, però, per i dipendenti del settore privato la disciplina sarà subito operativa, pubblicato il decreto, per i dipendenti pubblici si deve ancora attendere la disciplina attuativa.

Peraltro i dipendenti pubblici non erano destinatari della disposizione all’interno della Legge di Stablità, ma la normativa è stata loro estesa grazie al decreto Milleproroghe.

 

 

Come funziona il part time agevolato

Il part time agevolato prevede un orario lavorativo ridotto, dal 40% al 60% dell’orario ordinario.

Al dipendente sono comunque accreditati i contributi figurativi in misura piena, in modo da non subire penalizzazioni nella misura della pensione: in pratica il lavoratore ha diritto comunque agli stessi contributi che avrebbe avuto lavorando a tempo pieno.

Oltre ai contributi, al dipendente è riconosciuto un bonus in busta paga pari ai contributi non versati dal datore di lavoro: il premio è dunque pari al 33% della retribuzione non erogata dall’azienda. Si tratta di un reddito esente e non assoggettato a contribuzione (il reddito difatti non costituisce né imponibile Inps, né imponibile Inail). Queste previsioni compensano, anche se non in misura intera, la perdita di retribuzione conseguente al part time.

In questo modo il dipendente ha la possibilità di uscire gradualmente dal lavoro, con una penalizzazione minima in termini di retribuzione e nulla in termini di pensione.

 

 

Come si richiede il part time agevolato

L’iter per la richiesta del part time è piuttosto articolato e si divide in 4 fasi:

 

– fase 1: il lavoratore deve domandare all’Inps la certificazione dei requisiti per la pensione, in modo da essere sicuro di maturarli entro il 31 dicembre 2018;

 

– fase 2: datore e lavoratore devono stipulare il contratto part time, che deve prevedere un orario dal 40% al 60% dell’orario normale e terminare alla data limite del 31 dicembre 2018;

 

– fase 3: il datore di lavoro deve chiedere l’autorizzazione alla Direzione territoriale del lavoro (Dtl); la Direzione ha 5 giorni di tempo per rispondere; se non lo fa, la mancata risposta è comunque considerata come assenso;

 

– fase 4: il datore di lavoro deve chiedere l’autorizzazione all’Inps (con modalità ancora da definire); l’Inps entro 5 giorni deve inviare o meno l’autorizzazione, secondo le risorse pubbliche disponibili per la misura.

 

L’accesso al beneficio ha decorrenza dal 1° giorno del mese successivo a quello di accoglimento della domanda da parte dell’Inps.

Al termine del contratto, il datore di lavoro, secondo le disposizioni, dovrebbe inviare una comunicazione all’Inps ed alla Dtl, ma sicuramente tale adempimento sarà assorbito dalla Co di cessazione.


 


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Commenti
15 Apr 2016 marcello antonelli

si ma solo il 5% del target interessato potrà godere di questo sgravio. visto che finiti i soldi non se ne parla + e sono se non ricordo male solo 240 milioni in 3 anni…
annuncite, mezze verità, il nostro premier con la sua combriccola colpisce ancora!!!

 
16 Apr 2016 vincenzo madonna

Mi pare un po ridicola la norma. Se un dipendente vuole ridursi le ore di lavoro e guadagnare di meno deve abitare dove lavora, altrimenti è un danno spostarsi per 50% delle ore. Potrebbe servire a persone giovani con figli, ma non a persone di oltre 64 anni.
Io invece penso sarebbe più logico staccare con riduzione della pensione sino al compimento e poi pensione piena.

 
20 Apr 2016 gabriele Periz

per la verità uno che si dimezza lo stipendio vuol dire che può farlo in quanto ha trovato il modo di fare qualcosa d’exstra altrimenti con i 900 euro che gli rimangono ci vive 2 settimane

 
23 Apr 2016 Salvo Lo Presti

E la liquidazione?
Per i dipendenti pubblici ancora in regime di TFS varrà la metà.
Quindi nel pubblico sarà ancora meno appetibile.

 
27 Apr 2016 Mariagrazia Fanella

Ma ditemi qual è quell’azienda privata che farà lavorare il dipendente part-time e lo paga per intero. La mia azienda direbbe sei fuori??? Puoi accomodarti direttamente a casa. Questi hanno il cervello fuso.