Contratti statali, nuovo blocco sino al 2020
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14 Apr 2016
 
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Noemi Secci
 


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Contratti statali, nuovo blocco sino al 2020

Ancora congelate le buste paga dei dipendenti pubblici: nessun rinnovo previsto, gli stipendi resteranno fermi sino al 2020.

 

Un’altra brutta sorpresa contenuta nel Def, il documento economico e finanziario appena approvato: dopo la reintroduzione del taglio delle pensioni di reversibilità, appare ora anche il blocco degli stipendi degli statali sino al 2020. Una doccia fredda per i dipendenti pubblici, per i quali non è stato prefigurato alcun rinnovo dei contratti.

Si va, dunque, molto al di là di quanto previsto dal Governo Letta, che aveva disposto un congelamento delle paghe solo sino al 2017.

 

 

Blocco stipendio statali

Il congelamento delle retribuzioni dei lavoratori pubblici parte diversi anni orsono, addirittura nel 2010: da allora non sono mai state reperite le risorse per rinnovare i contratti del pubblico impiego. L’ultimo contratto dei pubblici dipendenti, difatti, è scaduto dal 2009. Il rinnovo che ci sarebbe dovuto essere per il triennio 2010-2012 è stato cancellato da un decreto del 2010 dal governo Berlusconi; il congelamento è stato poi esteso dal governo Letta al 2013-2014 e al 2015 dal governo Renzi per la parte economica.

In seguito, è intervenuta la nota sentenza della Corte Costituzionale del 24 giugno 2015, che ha dichiarato l’illegittimità sopravvenuta del regime del blocco dei contratti collettivi dei pubblici dipendenti; l’illegittimità, però, avendo efficacia con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, ha evitato la corresponsione di rimborsi relativi agli anni in cui le retribuzioni sono rimaste ferme.

Il blocco degli stipendi è stato sempre giustificato dai vari governi succedutisi in questi anni come una misura transitoria ed eccezionale, che sarebbe terminata quanto prima: ora è chiaro che non sarà più così, anche perché l’attuale Governo ha prospettato l’ipotesi di sciogliere l’Aran, l’Agenzia deputata ai rinnovi contrattuali del comparto pubblico.

 

 

Blocco stipendio statali e Riforma P.A.

Il congelamento degli emolumenti sino al 2020 non era ipotizzato, in quanto si reputava che, con la Riforma della Pubblica Amministrazione, la razionalizzazione dei comparti avrebbe comportato un risparmio di spesa da destinare ai rinnovi periodici delle condizioni contrattuali del personale.

Infatti, grazie alla riduzione dei comparti dai 22 attuali ai 4 previsti dalla Riforma, gli interventi di rinnovo sarebbero limitati a soli quattro contratti (Potere centrale, Locale, Scuola e Sanità) a cadenza triennale e non a 22 contratti da rinnovare ogni quattro anni. Un risparmio che purtroppo il Governo non ha preso in considerazione, vista l’assenza della previsione nel Def.

 

 

Indennità di vacanza contrattuale

L’unico spiraglio si intravede nel 2018: per il triennio 2018-2020, infatti, è prevista l’introduzione di un’indennità di vacanza contrattuale, che porterà ad una stabile crescita dello 0,3% per tutto il periodo. Nessun altro tipo di adeguamento è previsto dal Def, nemmeno per far fronte all’inflazione.


 


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Commenti
2 Mag 2016 Stefano Danieli

Beh, i dipendenti pubblici sono una categoria
a) bistrattata dal proprio datore di lavoro (Prima Brunetta con i fannulloni, poi la Madia con il blocco contratti…..
b) penalizzata nel potere d’acquisto…. (piantiamola con il discorso 80 euro perche’ a fronte di questo ne hanno persi 250 in busta paga)…
CIO DETTO
Ci adegueremo sempre più all’idea che il Governo ha degli impiegati pubblici, sforzandoci sempre piu di adeguarci a quanto citava l’ex Brunetta 🙂