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Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2016

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Lo sai che? Cani randagi: per l’aggressione risarcisce l’azienda sanitaria

> Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2016

Risarcimento del danno: la ripartizione di competenze tra Comune e Asl in materia di lotta al randagismo la decide la legge regionale.

Se sei stato morso da un cane randagio, prima di chiedere il risarcimento devi controllare se la Regione ove è avvenuto il fatto ha adottato una specifica disciplina in materia di lotta al randagismo, delegando le attività di “accalappiacani” all’Azienda Sanitaria locale o al Comune. Questo perché è la Regione che può decidere il riparto di competenze tra tali due amministrazioni. Sulla base di tale soluzione avrai certamente diritto all’indennizzo per i danni riportati a seguito dell’aggressione del cane randagio, sempre che tu riesca a fornire prova dell’evento e che l’evento non si sia verificato fuori dal centro abitato ove le autorità non hanno più obblighi di prevenzione e di controllo (così il Tribunale di Cagliari).

A dettare questi principi è il Giudice di Pace di Taranto che, con una recente sentenza [1], ha accordato il risarcimento a un patito di jogging il quale era stato azzannato da un quadrupede sul lungomare mentre praticava la sua pausa sportiva. Come già lo stesso magistrato aveva avuto modo di precisare in un precedente dell’anno scorso, in Puglia la legge regionale affida le funzioni di lotta al randagismo alla locale Azienda Sanitaria, sicché spetta a quest’ultima risarcire il danno patito dal cittadino.

Le certificazioni mediche, nel caso di specie, evidenziavano un danno non patrimoniale di 600 euro. E tanto viene riconosciuto all’uomo che, comunque, si vede rimborsare dalla controparte le spese legali per il giudizio.

note

[1] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 1079/2016 del 30.03.2016.

Autore immagine: pixabay.com

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO – SEZ 1^

       Il Giudice di Pace di Taranto – Dott. Martino Giacovelli – ha pronunciato la seguente

SENTENZA n. 3059

nella causa R.G. N° 3059/2015 – avente ad oggetto: Risarcimento danni fisici riservata all’udienza del 10.12.2015, promossa da:

MARCO nato a Grottaglie il 01.10.1985, rappresentato e difeso dall’Avv. Simona M. ed Avv. Alessandro T., in virtù di mandato in atti, elettivamente domiciliato in Taranto,                                                                   parte attrice        

contro

        AZIENDA SANITARIA LOCALE T., per brevità ASL , in persona del suo Direttore Generale e legale rappresentante pro tempore,          parte convenuta

nonché

       COMUNE DI TARANTO (C.F. 8008750731), in persona del Dirigente degli Affari Generali ed Istituzionali Affari Legali, con l’avv. Giovanna Liuzzi altra parte convenuta

Conclusioni per la parte attrice: 

   “ Riconoscere e dichiarare la responsabilità del Comune di Taranto e dell’ASL, ex art. 2043 cod. civ. per il danno subito dal Sig. A., a seguito dell’evento narrato e provato, in quanto Enti preposti per legge al controllo e alla prevenzione del randagismo, al fine della tutela della salute pubblica e dell’ambiente;

– Per l’effetto, condannare gli Enti convenuti, in solido, al risarcimento dei danni fisici patiti dall’istante e quantificabili in € 633,84 nonché al rimborso della somma di €. 250,00 pari al valore del telefono cellulare che ha subito danni a causa del sinistro, oltre interessi legali nonchè alla rifusione delle spese giudiziarie, oltre diritti, onorari, CPA ed IVA, come da legge, con clausola di anticipazione ai sottoscriventi procuratori in funzione anticipatoria, o di quell’altra somma inferiore o superiore che dovesse essere ritenuta di giustizia, da quantificarsi anche in via equitativa, il tutto contenuto nei limiti della competenza del Giudice adito e non oltre lo scaglione di riferimento e del contributo unificato versato.

Conclusioni per l’ASL e per il Comune di Taranto:

“come dagli atti processuali che qui si intendono trascritte.”

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato in data 09.03.2015 e 10.03.2015 parte attrice conveniva, innanzi a questo Giudice di Pace, il Comune di Taranto nonché la ASL in persona dei legali rappr. P.t., per ivi sentire accertare e dichiarare la responsabilità del Comune di Taranto e della ASL per il danno subito dal Sig. A. Marco a seguito del sinistro stradale occorso in Taranto il giorno 26.03.2012 a causa di un cane randagio e, per l’effetto, condannare le convenute, in persona dei legali rappresentanti p.t., al risarcimento dei danni fisici patiti dall’istante e quantificabili in € 633,84 nonché al rimborso della somma di €. 250,00 pari al valore del telefono cellulare che ha subito danni a causa del sinistro, oltre interessi legali nonchè alla rifusione delle spese giudiziarie, oltre diritti, onorari, CPA ed IVA, come da legge, con clausola di anticipazione ai sottoscriventi procuratori in funzione anticipatoria, o di quell’altra somma inferiore o superiore che dovesse essere ritenuta di giustizia, da quantificarsi anche in via equitativa, il tutto contenuto nei limiti della competenza del Giudice adito e non oltre lo scaglione di riferimento e del contributo unificato versato.

All’udienza di prima comparizione del 28.05.2015, si costituiva in giudizio, mediante deposito e scambio della relativa comparsa di costituzione e di risposta, l’Azienda Sanitaria Locale, in persona del legale rappresentante pro tempore, la quale eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva nonché l’inammissibilità, l’improponibilità e l’infondatezza, in fatto ed in diritto, dell’avversa domanda e contestava, inoltre, fermamente, sia l’an che il quomodo del sinistro per cui è causa nonché la sussistenza del nesso di causalità tra il riferito evento ed i danni fisici lamentati dall’attore nonchè l’entità di questi ultimi.

Si costituiva in giudizio anche il Comune di Taranto, in persona del Dirigente degli Affari Generali ed Istituzionali Affari Legali, il quale eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva nonché l’inammissibilità, l’improcedibilità e l’infondatezza, in fatto ed in diritto, della domanda attorea.

Nel corso della fase istruttoria venivano escussi i testimoni (ved. Alessia N. ed il dott. A. Francesco).

All’udienza del 03.12.2015, ritenuta la causa matura per la decisone sulla base della documentazione depositata dalla parte attrice e delle prove espletate, la stessa era rinviata all’udienza del 10.12.2015 per la precisazione delle conclusioni e per la discussione, con autorizzazione al deposito di brevi note conclusive, laddove era trattenuta in decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

In via preliminare si osserva che la modifica dell’art. 115 c.p.c. avvenuta a seguito della legge 18 giugno 2009 n. 69 prevede che: “salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita”.

L’ultimo inciso («fatti non specificamente contestati») ha, di fatto, convalidato la giurisprudenza di Cassazione che, a partire dall’arresto a Sezioni Unite del 2002 (sentenza n. 761), ha affermato l’esistenza, nell’ordinamento processuale civile, di un onere di contestazione per le parti, legato ai fatti introdotti dall’altra, ritenendo che il deficit di contestazione “rende inutile prove il fatto, poiché non controverso … vincolando il giudice a tenerne conto senza alcuna necessità di convincersi della sua esistenza.“

In altre parole, si ritiene che l’eccezione non debba dilatare l’oggetto del processo, in quanto se amplia la cognizione del giudice, non può modificare la portata della decisione. Quindi, ove venga dedotto in via di eccezione un fatto giuridico, la conclusione vale anche allorquando l’eccezione introduce un rapporto giuridico, l’effetto di una fattispecie, che potrebbe costituire l’oggetto di un autonomo processo.

Ancora in via preliminare, si ritiene di riportare di seguito alcune considerazioni ritenute condivisibili riportate negli scritti delle parti ed adeguate secondo il convincimento di questo GDP. E ciò conformemente al principio recente della Corte di Cassazione a Sezioni Unite che ha stabilito: “ Non è nulla la sentenza motivata richiamando integralmente atti.

Nel merito si ritiene che non applicabile è nell’ambito della Regione Puglia il principio stabilito dalla recente sentenza della Cassazione (Cassazione civile , sez. III, sentenza 23.08.2011 n. 17528 ), in quanto le stessa fa riferimento alle norme di cui alla legge-quadro 14 agosto 1991, n. 28, mentre la Regione Puglia ha una propria legge regionale, che regola come sopra detto, la materia in maniera specificata per la Puglia.

Va precisato che, in precedenza, veniva individuata la legittimazione passiva del Comune non in relazione al fatto concreto, ma, piuttosto, facendola discendere da un generico «legame» con la ASL operante nel territorio, desumendolo dai compiti assegnati al sindaco ex art. 3, comma 14 del d.lgs. n. 502 del 1992 «al fine di corrispondere alle esigenze sanitarie della popolazione» di definizione, nell’ambito della programmazione regionale, delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica e di verifica dell’andamento generale dell’attività. Senonché, in seguito al riordino del servizio sanitario conseguente al d.lgs. n. 502 del 1992, risulta reciso il «cordone ombelicale» fra Comuni e USL (così Corte cost., 24/06/2003, n. 220) con la trasformazione delle unità sanitarie locali in aziende sanitarie locali e con il mutamento della configurazione giuridica di queste ultime, non più strutture operative dei comuni, ma aziende dipendenti dalla regione, strumentali per l’erogazione dei servizi sanitari di competenza regionale. Ne consegue, che la locale azienda sanitaria dov’essere considerata soggetto giuridico autonomo rispetto al Comune con conseguente sua legittimazione passiva nel caso richiesta di risarcimento dei danni causati da cani randagi.

Secondo quando previsto dalla legge Regione Puglia (art. 6 della legge regionale n. 12 del 03.04.1995 (… spetta ai servizi veterinari delle AUSL il recupero dei cani randagi. .. ” in materia di prevenzione del randagismo, che ha attribuito all’ASL territorialmente competente ed ai suoi servizi veterinari la lotta al randagismo, deve ritenersi che obbligata a rispondere delle richieste di risarcimento dei danni che si assume aver subito da cani randagi, sia la sola stessa ASL, e non anche il Comune nel cui territorio si è verificato l’evento dannoso.(cfr in senso conforme Cass. Civ. sez III, sentenza 7/12/2005 n 27001 e Cass. Civ. Sez III, sentenza 3/04/2009 n 8137).

L’ASL ha dedotto, tra l’altro, che il Comune di Taranto non provvede alla custodia dei cani recuperati per mancanza della disponibilità di canili, ma nessuna documentazione e prova ha fornito al riguardo, atteso che lo stesso Comune ha contestato tale circostanza.

Da quanto sopra si ricava che con riferimento alla Regione Puglia il recupero dei cani randagi è di competenza dei servizi veterinari delle AUSL, anche dopo il riconoscimento delle stesse quali soggetti giuridici dotati di autonomia amministrativa, con legittimazione sostanziale e processuale, nonché inserite nell’organizzazione sanitaria sia regionale sia nazionale.

Assodato quanto sopra, si considera che la domanda attorea è fondata e merita di essere accolta per quanto di ragione, in quanto dall’espletata attività istruttoria è emersa la responsabilità dell’ASL convenuta nella causazione dell’evento dannoso.

Con l’occasione si invita la stessa Regione Puglia ad organizzare campagne di informazioni al pubblico su comportamenti da tenere in caso di aggressioni da cani randagi ed a quale numero telefonare per eventuali segnalazioni per la presenza degli stessi che si notano in specifiche zone per tanto tempo prima delle aggressioni (è risaputo che i cani cominciano ad aggredire i passanti allorquando si sentono padroni del territorio).

L’attività istruttoria ha confermato la dinamica così come descritta dall’attore nell’atto introduttivo.

Ed invero, la teste Alessia N. – escussa su richiesta di parte attrice, ha confermato quanto riportato nella narrativa dell’atto di citazione e cioè che, in data 26.03.2012, h. 18,30 circa, l’odierno attore intento ad effettuare jogging insieme alla stessa teste sul marciapiede del Lungomare in corrispondenza del ristorante Nautilus, quando veniva aggredito da un cane randagio, di grossa taglia; il malcapitato attore, ha perso di tasca il telefono cellulare a seguito dell’occorso, ed ha riportato lesioni personali, tanto da dover ricorrere alle cure del personale sanitario del Presidio Ospedaliero “SS Annunziata e Moscati” di Taranto.

In definitiva, da quanto sopra è evidente che la responsabilità può essere attribuita alla convenuta ASL per la causazione dell’evento dannoso riconducibile causalmente al cane randagio.

In merito alla quantificazione delle lesioni così come subite dal sig. A., atteso che si ritiene di non ammettere la richiesta CTU medica e meccanica per motivi di economia processuale, gli stessi danni vengono determinate per quanto riguarda i danni materiali sulla base della ricevuta del negozio “Unieuro” per € 200,00 e per le lesioni in base alle certificazioni mediche prodotte nella somma onnicomprensiva di € 600,00, ivi comprese le spese sopportate per un totale di € 800,00.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, tenendo conto dell’attività processuale svolta.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Taranto, dott. Martino Giacovelli, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da parte attrice Agusto Marco nei confronti del Comune di Taranto e dell’AZIENDA SANITARIA LOCALE in persona del legale rapp.te pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:

1) accerta e dichiara ex art. 2043 C:C. l’AZIENDA SANITARIA LOCALE, in persona del legale rapp.te pro-tempore, esclusiva responsabile dei danni per cui è causa e, per l’effetto, la condanna al pagamento in favore della parte attrice dei danni materiali e fisici tutti quantificati   in € 800,00, oltre interessi dalla data della sentenza fino al soddisfo;

3) condanna la stessa convenuta Azienda Sanitaria ASL in persona del legale rapp.te pro-tempore, alla rifusione delle spese processuali che liquida in complessivi € 400,00, di cui € 70,00 per esborsi ed € 330,00 per competenze professionali, oltre 12,50% ex art. 14 L.P., IVA e CPA, da distrarsi in favore dei difensori procuratori anticipatari;

4) Compensa tra le parti tutte le residue spese processuali.

Così decisa in Taranto 30 dicembre 2016

Il Giudice di Pace

( dr. Martino Giacovelli)

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