Vicini e condizionatori rumorosi in condominio: che fare?
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14 Apr 2016
 
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Vicini e condizionatori rumorosi in condominio: che fare?

Normale tollerabilità dei rumori: per il controllo dei decibel il condomino ha diritto a sapere dall’Arpa quanto rumore fa il condizionatore nel suo palazzo; le informazioni sonore provocate dall’impianto sono un’informazione ambientale che l’Agenzia deve fornire in 30 giorni.

 

I vicini rumorosi sono un problema di tutti i condomini, vuoi perché abituati a urlare o a spostare mobili in tutte le ore del giorno, vuoi perché utilizzano impianti obsoleti e a basso costo, come i condizionatori installati sulla facciata dell’edificio. Che fare in questi casi?

 

 

La tutela del giudice

Chi viene molestato dai rumori altrui può agire in causa, per ottenere il risarcimento del danno. In particolare, l’azione può essere esperita sia dal o contro il proprietario dell’appartamento, sia dal o contro l’inquilino.

Secondo la giurisprudenza, la presenza nel palazzo di un vicino rumoroso che non consenta di riposare è una “giusta causa” per chiedere l’immediata disdetta del contratto di affitto (salvo poi, per il padrone di casa, chiedere il risarcimento al condomino rumoroso).

La fonte di tale tutela è il diritto alla salute garantito dalla nostra Costituzione [1].

 

Attenzione a denunciare inutilmente il fatto ai carabinieri e a sporgere querela. Infatti, il reato per il disturbo e la molestia alle persone [2] – che persegue la finalità di preservare la quiete e la tranquillità pubblica e i diritti delle persone all’occupazione e al riposo – tutela un numero indeterminato di persone e, pertanto, non può essere applicato a chi arrechi disturbo solo ai vicini di casa.

 

 

La normale tollerabilità

Per stabilire se un rumore rientra nei limiti legali, il codice civile non fissa soglie precise e numeriche, ma stabilisce che sono fuori legge tutte le immissioni (fumi, vapori, rumori) che superano la normale tollerabilità. Per “normale tollerabilità” si intende ciò che non possa essere sopportato senza un danno alla persona. A tal fine si tiene conto del grado di sopportazione di un uomo medio e si prescinde dalla vocazione urbanistica dei luoghi (quartiere prevalentemente residenziale o industriale).

 

Nel valutare la tollerabilità, il giudice potrà anche fare riferimento ai criteri indicati dalle norme pubbliche sulla salute e sull’ambiente, secondo le varie tipologie di immissioni. Tuttavia, la tutela contro i rumori in condominio ha una sua autonomia e, pertanto, il parametro delle norme pubbliche è considerato un limite minimo di partenza, al fine di stabilire l’intollerabilità delle immissioni che li eccedano, ma non è vincolante per il giudice. Pertanto in causa potrebbe ben risultare intollerabile un’immissione che rispetti i limiti ambientali.

 

 

Condizionatori rumorosi e Arpa

L’Arpa è l’Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente e ad essa il cittadino ha il diritto di rivolgersi se, in condominio, esiste un impianto rumoroso come, ad esempio, il condizionatore del vicino. Questo principio è stato recentemente affermato dal Tar Lazio [3]. Secondo tale sentenza, il singolo condomino ha diritto di conoscere dall’Agenzia regionale che tutela l’ecosistema a quanto ammontano le immissioni sonore prodotte dagli impianti presenti nello stabile: si tratta infatti di una vera e propria informazione ambientale, in base alla direttiva Ue recepita in Italia [4].

 

Inoltrata l’istanza, l’Arpa ha trenta giorni di tempo per fornire al condomino i dati che ha rilevato sul frastuono prodotto dall’impianto rumoroso [5].

 

 

La prova

La prova dei rumori del vicino può essere fornita anche con altri strumenti. Di norma il giudice nomina un perito (cosiddetta consulenza tecnica d’ufficio). Ma è chiaro che, una volta iniziata la causa e nominato il CTU, sarà molto difficile che il vicino maleducato ripeta i rumori. Così il giudice potrebbe basare la propria decisione anche solo sulla base delle dichiarazioni dei testimoni.

 

 

Il giudice competente

La domanda di risarcimento è di competenza del tribunale quando il convenuto esercita un’attività di tipo produttivo (intesa in senso ampio), anche se posta all’interno del complesso condominiale. Diversamente, se la controversia riguarda rapporti fra vicini, proprietari o detentori (inquilini) di immobili adibiti a civili abitazione (sia fra condomini in uno stesso edificio, sia fra proprietari in stabili diversi) la competenza spetta al giudice di pace, qualunque ne sia il valore [6].

 

La competenza ritorna al tribunale qualora l’azione si basi sulla violazione del regolamento condominiale di natura contrattuale, che vieti alcune attività moleste per la quiete e la tranquillità degli altri condomini.


[1] Cass. S.U. sent. n.10186/1998 e n.5564/2010.

[2] Art. 659 co. 1, cod. pen.

[3] Tar Lazio, sent. n. 4018/16 del 4.04.2016.

[4] D.lgs. n. 195/05.

[5] La norma di riferimento è l’art. 3, co. 1, d.lgs. n. 195/05: «L’autorità pubblica rende disponibile l’informazione ambientale detenuta a chiunque ne faccia richiesta, senza che questi debba dichiarare il proprio interesse».

[6] Cass. sent. n. 7330/2015.

 


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