Avvocati, stop alle specializzazioni
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15 Apr 2016
 
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Avvocati, stop alle specializzazioni

Il Tar del Lazio contesta l’assenza di motivazioni per la scelte delle 18 materie e l’eccessiva discrezionalità del Cnf nella selezione dei candidati.

 

Niente da fare per gli avvocati che vorranno fregiarsi dell’appellativo “specializzato in…”: con due sentenze di ieri [1], il Tar Lazio, accogliendo i ricorsi presentati da Oua, Anf e alcuni Consigli dell’Ordine, ha bocciato il regolamento sulle specializzazioni forensi. Troppa discrezionalità in mano al Cnf – hanno detto i giudici amministrativi – al momento del colloquio di abilitazione e, soprattutto, poca trasparenza sulla scelta che ha portato a selezionare proprio le 18 materie di specializzazione. Sulla base di queste principali argomentazioni, viene così bocciata la disciplina che avrebbe dovuto segnare lo spartiacque tra avvocati “specialisti” e “generalisti”.

 

 

Perché proprio quelle 18 materie?

Il primo aspetto sottolineato dal Tar è che, né dal testo del regolamento né dalla relazione di accompagnamento è possibile individuare il principio logico che ha condotto a selezionare proprio quei 18 settori di specializzazione. “Non risulta rispettato – si legge in sentenza – né un criterio codicistico, né un criterio di riferimento alle competenze dei vari organi giurisdizionali esistenti nell’ordinamento, né infine un criterio di coincidenza con i possibili insegnamenti universitari, più numerosi di quelli individuati dal decreto”.

Inutili le difese avversarie volte a far leva sul fatto che è prerogativa del legislatore, secondo una sua insindacabile valutazione di merito, l’individuazione delle materie oggetto di specializzazione: per i giudici amministrativi, anche le scelte affidate all’attività regolamentare non possono andare esenti da censure, tenuto conto poi della delicatezza della disciplina che punta a rendere più “leggibile” per i cittadini il mercato delle prestazioni legali.

 

 

L’avvocato chiede, il Cnf decide

Il secondo punto del regolamento caduto sotto la censura del Tar è la necessità del colloquio davanti al Consiglio nazionale forense da parte di chi intende ottenere il titolo di specialista contando sulla precedente esperienza. La norma ha un contenuto troppo generico – scrivono i giudici – che attribuisce al Cnf “una latissima discrezionalità operativa che, oltre a essere foriera di confusione interpretativa e distorsioni applicative (con ricadute anche in termini di concorrenza tra gli avvocati), si pone in assoluta contraddizione con la funzione stessa del regolamento in esame”.

 

 

Ed ora che si fa?

Il Tar salva invece dalla ghigliottina altri aspetti del regolamento contestati dai ricorrenti come la determinazione di un numero di materie oggetto di specializzazione e la necessità di un numero minimo di incarichi annui nella materia specifica.

 

Ora il ministero della Giustizia tenterà probabilmente di riscrivere i due punti del regolamento censurati.


La sentenza

TAR Lazio, sez. I, sentenza 9 marzo – 14 aprile 2016, n. 4424
Presidente Volpe – Estensore Cicchese

Fatto

La legge n. 247 del 31 dicembre 2012 ha dettato la nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense, prevedendo, all’art. 9, la possibilità per gli avvocati di conseguire il titolo di avvocato specialista.
In data 12 agosto 2015, il Ministero della giustizia ha adottato il decreto ministeriale contenente il “Regolamento recante disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista, a norma dell’articolo 9 della legge 31 dicembre 2012, n. 247”.
L’Organismo unitario dell’avvocatura italiana (Oua) e l’avvocato Mirella (Maria) Casiello hanno impugnato il suddetto decreto ministeriale.
Il ricorso è affidato a sette motivi di doglianza: con il primo i ricorrenti hanno sostenuto l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 3, della legge n. 247/2012, con riferimento all’art. 117 comma 3 e all’art. 6 della Costituzione, con gli altri sei motivi hanno censurato singole previsioni regolamentari.
In particolare essi hanno sostenuto l’illegittimità: a) della previsione di un colloquio presso il Consiglio nazionale forense al fine di conseguire il titolo per comprovata esperienza professionale, b) della

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[1] Tar Lazio sent. n. 04424 e n. 04428/2016.

 


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