Il risarcimento dell’alunno che si fa male a scuola
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16 Apr 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Il risarcimento dell’alunno che si fa male a scuola

Alunni o studenti danneggiati all’interno dell’istituto scolastico: la responsabilità e il risarcimento del danno. Presupposti: fatto storico, nesso causale, prova liberatoria. Modalità per la richiesta di risarcimento.

 

Capita non raramente che l’alluno si faccia male a scuola e che quest’ultima sia chiamata a risarcire i danni alla famiglia. Ma la procedura non è così automatica. Questa guida servirà quindi a dipanare i primi dubbi in merito alle responsabilità, ai luoghi e ai tempi dell’infortunio per ottenere l’indennizzo dalla scuola e dal Ministero dell’Istruzione.

 

I nostri ragazzi sono affidati tutte le mattine all’istituto scolastico di appartenenza. Questa circostanza, del tutto normale ed ordinaria per noi, fa scattare in capo alla scuola degli obblighi ben precisi in termini di custodia e vigilanza. È necessario pertanto, che il personale scolastico vigili sugli alunni o gli studenti, affinché non accadano incidenti, che possano danneggiare l’incolumità fisica di ragazzi.

Purtroppo, sappiamo bene che spesso ciò non accade : sono frequenti, infatti, gli episodi in cui l’alunno cade, lo studente si ferisce, il ragazzo sbatte la testa, ecc. Ebbene, in questi casi, il genitore arrabbiato pretende il giusto risarcimento.

Cosa fare e come procedere in questi casi, ma soprattutto, quali sono gli elementi che devono sussistere per evidenziare la responsabilità della scuola e per essere risarciti ? Lo scopo di questa pubblicazione è di chiarire alcuni aspetti in merito.

 

 

Mio figlio si è fatto male a scuola: mi spetta il risarcimento?

In teoria si, ma nel concreto è necessario che coincidano vari elementi. Non è sufficiente, quindi, che il ragazzo si sia fatto male all’interno dell’istituto scolastico, ma è obbligatorio dimostrare alcune circostanze decisive: vediamo quali.

 

 

Il fatto storico

In primo luogo, occorre dimostrare l’accadimento, ad esempio la caduta dell’alunno e la conseguente lesione subita dalla sua integrità fisica (un taglio, una slogatura, una frattura, ecc.). Il cosiddetto fatto storico può essere provato anche con le dichiarazioni dello stesso istituto scolastico il quale conferma l’evento e la relativa dinamica. Ricordatevi che, in questi casi, l’insegnante presente deve relazionare, sul fatto e per iscritto, al dirigente scolastico e che, per legge, avete diritto di chiedere una copia della detta relazione.

 

 

Il nesso causale

In secondo luogo, il fatto storico deve essere avvenuto all’interno dell’istituto scolastico durante l’orario in cui vostro figlio, in quanto studente, era affidato alla custodia e alla vigilanza della scuola. In presenza di questa circostanza, la legge presume che l’evento lesivo sia avvenuto per causa e colpa dell’istituto affidatario.

In altri termini, la scuola ha causato l’evento lesivo in questione, poiché non lo ha impedito, nonostante il ragazzo fosse sotto la sua vigilanza.

La legge, quindi, presume che la scuola potesse e dovesse impedire la caduta di vostro figlio, poiché era affidato alla medesima e doveva fare in modo che non accadesse nulla.

 

 

La prova liberatoria

L’istituto scolastico coinvolto ha ovviamente facoltà di superare la descritta presunzione di responsabilità. In altri termini, la legge non dice che in questi casi la scuola è sempre responsabile, ma consente alla stessa di dimostrare il contrario: questa circostanza è tecnicamente definita prova liberatoria.

 

Detto ciò, la semplice caduta dello studente nelle ore di lezione o, comunque, durante la permanenza a scuola, potrebbero non essere sufficienti a concretizzare il diritto al risarcimento del danno. Infatti, l’istituto potrebbe dimostrare che l’evento lesivo è avvenuto indipendentemente dalla vigilanza dovuta ed operata, oppure in circostanze tali da essere assolutamente imprevedibile ed inevitabile.

 

Esempio pratico di prevedibilità ed evitabilità: se un ragazzo cade perché era seduto sul parapetto e un compagno lo ha spinto, la scuola è sicuramente responsabile. È vero che era imprevedibile il gesto dello sconsiderato compagno, ma è altrettanto vero che, con adeguata vigilanza, l’insegnante o il bidello di turno non dovevano consentire che il ragazzo sedesse sul parapetto.

Esempio pratico di imprevedibilità ed inevitabilità: se i ragazzi sono regolarmente seduti in classe, ascoltando la lezione, ed uno di essi, improvvisamente, colpisce alla testa un compagno lanciandogli un libro, non può certamente dirsi che l’insegnante non abbia vigilato: come poteva, infatti, prevedere ed impedire un gesto così inconsulto come quello appena descritto?

In conclusione, ove la scuola dovesse dimostrare l’imprevedibilità e l’inevitabilità del fatto, i genitori dell’alunno non otterrebbero alcun risarcimento dall’istituto.

 

 

Mio figlio si è fatto male a scuola: come devo procedere per avere il risarcimento del danno? C’è un’assicurazione?

In una prima fase non è necessario rivolgersi ad un legale, anche se sarebbe opportuno farlo. Ad ogni modo inviate una richiesta formale di risarcimento (raccomandata A.R, Pec, ecc) all’istituto scolastico di vostro figlio, indirizzata al dirigente dello stesso (il preside). Ricordatevi, come ho scritto in precedenza, che avete diritto di chiedere una copia della relazione sui fatti, redatta dall’insegnante di turno: quindi chiedetela.

La scuola dovrebbe aver stipulato un’assicurazione che copre gli infortuni subiti  e provocati dagli alunni, che si distingue da quella obbligatoria dell’Inail, che invece copre gli studenti per gli infortuni patiti durante le attività di laboratorio o quelle di educazione fisica.

Ebbene, se c’è l’assicurazione e non ci sono dubbi o grosse contestazione sui fatti, l’assicurazione, coinvolta dalla scuola, dovrebbe pagare senza problemi.

Ove mai, invece, le cose non si risolvessero bonariamente, allora sarà necessario ed inevitabile rivolgersi ad un legale. Questi preparerà ed avvierà la conseguente azione giudiziaria.


 


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