Come fare una denuncia
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16 Apr 2016
 
L'autore
Antonio Salerni
 


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Come fare una denuncia

 Querela, denuncia o esposto: breve guida su come segnalare un reato alle autorità.

 

La legge prevede vari strumenti mediante i quali i cittadini possono informare le autorità degli episodi criminosi cui hanno assistito o che hanno subito: si tratta della denuncia, della querela e dell’esposto.

 

Prima di chiarire le differenze tra questi tre strumenti facciamo una breve premessa. Nel nostro ordinamento i reati si dividono in due categorie. Da una parte vi sono i reati procedibili a querela di parte, tendenzialmente meno gravi, contro i quali si può procedere soltanto se la vittima del reato chiede di perseguire l’autore del fatto, presentando un apposito atto (la querela appunto). Dall’altra parte esistono i reati perseguibili d’ufficio, normalmente più gravi, per i quali si agisce nel momento in cui l’autorità ne viene a conoscenza, a prescindere dalla dichiarazione di chi subisce il reato.

 

 

La querela

La querela [1] è la condizione necessaria affinché si proceda nei reati non perseguibili d’ufficio. Con tale dichiarazione la vittima di un reato esprime la volontà che si agisca per punire il colpevole. Può farla la vittima stessa oppure il suo legale rappresentante. In quest’ultimo caso deve essere sottoscritta dalla vittima, ed autenticata. Quando la vittima del reato è un minore di 14 anni o un interdetto (per infermità di mente) il diritto di querela è esercitato dal genitore o dal tutore. I minori con 14 anni o più e gli inabilitati, invece, possono presentare personalmente la querela oppure, in via sussidiaria, può farlo il genitore o il curatore. Quest’ultimi possono presentare la querela anche in caso di dichiarazione di volontà contraria del minore o dell’inabilitato stesso.

 

La querela si presenta oralmente o per iscritto al pubblico ministero oppure ad un ufficiale di polizia giudiziaria (polizia, carabinieri, guardia di finanza, ecc.). In caso di querela orale si procederà a redigere apposito verbale. La legge non prescrive particolari formalità circa il contenuto di tale atto. Resta necessario tuttavia che risulti chiara la volontà del querelante a procedere, che sia descritto il fatto-reato e che vengano date indicazioni in merito al potenziale autore e alle prove che si intende eventualmente produrre.

 

La querela deve essere presentata entro 3 mesi dal giorno in cui si ha notizia del fatto costituente reato. Per taluni reati (quelli contro la libertà sessuale, procedibili a querela naturalmente) il termine sale a 6 mesi.

 

Una volta proposta la querela è ritirabile (cosiddetta remissione della querela), tranne nel caso di violenza sessuale o di atti sessuali con minorenni. Per ottenere l’archiviazione della querela è necessario inoltre che la remissione venga accettata dal querelato. Quest’ultimo infatti, se innocente, potrebbe avere interesse a che il processo vada avanti, per ottenere una sentenza in cui sia dichiarata la sua totale estraneità dal reato.

 

È consigliabile chiedere espressamente di essere avvertiti nel caso in cui il pubblico ministero intenda chiedere l’archiviazione delle indagini, con la quale il procedimento penale si arresta. Solo così vi sarà l’obbligo per il PM di avvisare il querelante dell’archiviazione richiesta, consentendogli di valutare se proporre opposizione. Solo in alcuni casi la legge rende obbligatorio avvertire la persona offesa dal reato dell’eventuale richiesta d’archiviazione, a prescindere dall’apposizione dell’avviso espresso di esserne informati [2].

 

 

La denuncia

La denuncia, invece, è l’atto mediante il quale chiunque (quindi non necessariamente la vittima) informa il pubblico ministero o un ufficiale di polizia giudiziaria di un reato perseguibile d’ufficio di cui è venuto a conoscenza. Anch’essa è formulabile in forma scritta o orale, e va sottoscritta dal denunciante o dal suo legale.

In generale questo atto è facoltativo e non è previsto un termine per la sua presentazione. Però in alcuni casi, espressamente individuati dalla legge, la presentazione della denuncia diventa un obbligo, la cui violazione è penalmente perseguibile [3].

 

 

L’esposto

L’esposto costituisce una segnalazione, mediante la quale si invoca l’intervento dell’autorità di pubblica sicurezza in presenza di dissidi tra privati. Tramite tale richiesta l’ufficiale di polizia si attiva per tentare una conciliazione tra le parti, convocandole in ufficio e redigendo verbale.

Qualora dai fatti descritti emerga un reato procedibile d’ufficio, l’ufficiale informerà l’autorità giudiziaria.


[1] Artt. 336 – 340 cod. proc. pen.

[2] Artt. 408, co. 3-bis e 411, co. 1-bis, cod. proc. pen.

[3] Rientrano tra questi: il venire a conoscenza di un reato contro lo Stato (terrorismo, spionaggio, attentati, ecc.); l’accorgersi di aver ricevuto in buona fede denaro falso, il ricevere denaro sospetto o acquistare oggetti di dubbia origine; il venire a conoscenza di depositi di materiali esplosivi; il subire il furto o lo smarrimento di un’arma o di un esplosivo.

 


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