Professionisti Pubblicato il 23 aprile 2016

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Professionisti I titoli di credito

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Titoli di credito: nozione, caratteri, rapporto cartolare e classificazione.

La dinamica dei rapporti commerciali esige la necessità di strumenti creditizi di facile trasferibilità e che costituiscano un pratico succedaneo del denaro.

Sorge e si afferma, pertanto, un documento con cui il legittimo possessore può far valere il diritto in esso indicato: il titolo di credito.

Titolo di credito è pertanto «un documento contenente la promessa unilaterale di effettuare una data prestazione a favore di chi lo presenterà al debitore».

Tale documento ha le seguenti caratteristiche:

– rappresenta un credito;

– attua con la massima speditezza il trasferimento dello stesso, in quanto trasferendo il documento si attribuisce ad altri il diritto in esso incorporato.

Funzione del titolo di credito è la «mobilizzazione della ricchezza»: favorire, cioè, la circolazione dei beni, rendendola più semplice e più sicura, sia nello spazio che nel tempo.

Per comprendere meglio tale fenomeno è opportuno considerare le difficoltà che pre-senta, invece, la circolazione dei crediti, se attuata mediante l’istituto della cessione dei crediti stessi, regolato dal codice civile (artt. 1260-1267 c.c.).

In tal caso, infatti:

– l’acquirente del credito acquista la stessa posizione giuridica che aveva il cedente; per cui se questi non era effettivo titolare del diritto ceduto ovvero se tale diritto era paralizzabile a mezzo di eccezioni a lui opponibili, l’acquirente si troverà in una posizione svantaggiosa, vedendo così compromesso lo scopo economico per cui si era indotto all’acquisto;

– inoltre l’acquirente, per far valere la propria pretesa nei confronti del debitore ceduto, deve dare la prova (con i relativi oneri e le conseguenti difficoltà) del suo acquisto e deve comunque, per evitare che il debitore ignaro paghi al vecchio creditore, affrettarsi a notificargli l’avvenuta cessione (artt. 1264 e 1265 c.c.).

Ora, se il credito viene incorporato in un documento, diventando a sua volta un bene mobile (cd. mobilizzazione del credito), i suddetti svantaggi sono del tutto superati in base al principio per cui «il possesso di buona fede di un bene mobile vale titolo», sancito dall’art. 1153 c.c. Pertanto:

– l’acquirente del documento in cui è incorporato il credito, se in buona fede, acquista, per effetto del possesso del documento, un diritto autonomo rispetto al precedente titolare, per cui non subirà alcun pregiudizio dalla mancanza di titolarità del cedente o dall’esistenza di diritti altrui a lui ignoti;

– al possessore del titolo, per ottenere la prestazione del debitore, basterà esibire a questi il documento, senza dover fornire altra prova dell’acquisto e senza altra formalità di notifica.

Caratteri dei titoli di credito

Sono caratteri comuni ai titoli di credito:

l’incorporazione: il diritto è «trasfuso», «incorporato» nel documento per cui è suffi-ciente il possesso del titolo per provare l’esistenza del diritto in esso incorporato e per ottenere la prestazione in esso prevista. La distruzione del documento può importare, salvo quanto diremo a proposito dell’ammortamento, la perdita del diritto. Qualsiasi vincolo sul diritto (pegno, sequestro, pignoramento) non ha effetto sul credito incorporato se non colpisce anche il titolo. Con il trasferimento del documento si trasferisce anche il diritto, pertanto, chi acquista in buona fede il possesso di un titolo, in conformità delle norme che ne disciplinano la circolazione, ne diventa proprietario anche se lo riceve da chi non ne era il legittimo proprietario (cfr. art. 1994 c.c. conforme all’art. 1153 c.c.);

– la letteralità: il contenuto e la portata della promessa sono quelli che risultano dal documento nel suo contesto, per cui il titolare non può pretendere una prestazione diversa da quella risultante dal documento ed il debitore non può disconoscere le obbligazioni inserite nel titolo;

– l’autonomia: per facilitare la circolazione del titolo, chi acquista per successivi trasferimenti il titolo acquista a titolo originario un diritto proprio ed autonomo rispetto ai precedenti rapporti intercorsi tra gli altri titolari. Ciò significa che il debitore potrà opporre all’attuale possessore soltanto le eccezioni personali e non anche quelle relative ai detti rapporti personali intercorsi con i prece-denti possessori del titolo.

Sono caratteri che troviamo, invece, solo nei titoli cambiari (assegni e cambiali):

– l’esecutività: che consiste nella possibilità di effettuare un’azione forzata nei confronti del debitore senza dover ricorrere ad una preventiva azione di accertamento del diritto;

– l’astrattezza: con tale caratteristica si indica il fatto che nei titoli cambiari non vi è l’indicazione del motivo legato alla loro emissione.

Rapporto cartolare e rapporto fondamentale

Con il rilascio del titolo, al debitore fanno capo due rapporti obbligatori: un rapporto cartolare e un rapporto fondamentale.

Il rapporto cartolare è quello che risulta dal contesto letterale del titolo e legittima il possessore in buona fede all’esercizio del diritto incorporato nel documento.

Il credito cartolare si contrappone al credito cd. chirografario, in cui il documento ha solo efficacia probatoria ed il diritto è del tutto indipendente dal titolo stesso.

Esso deriva, dunque, dalla dichiarazione unilaterale di colui che emette o trasferisce il titolo e intercorre tra debitore e possessore legittimo del titolo stesso.

Il rapporto sottostante o fondamentale è invece il rapporto che intercorre tra i soggetti che hanno dato vita all’obbligazione che ha originato l’emissione del titolo di credito, os-sia tra l’emittente (soggetto passivo) e il primo prenditore.

Nel nesso di strumentalità fra la creazione del titolo ed il rapporto sottostante si ravvi-sa la causa del titolo di credito.

L’adempimento del rapporto cartolare comporta l’automatica estinzione del rapporto fondamentale.

Classificazioni dei titoli di credito

I titoli di credito possono così classificarsi:

– in base al contenuto del diritto spettante al possessore si distinguono:

titoli di partecipazione: sono quei titoli che conferiscono al possessore un determi-nato «status» con i relativi diritti e obblighi (es.: la qualità di socio che scaturisce dall’acquisto di azioni);

titoli propriamente detti: sono i titoli cambiari cioè assegni e cambiali, che conferi-scono ai possessori un diritto di credito verso gli obbligati cambiari;

titoli rappresentativi di merci: sono quei titoli che conferiscono al possessore il di-ritto alla consegna di una determinata quantità di merci; ricordiamo tra questi la fede di deposito e la nota di pegno; con la prima è possibile vendere delle merci depositate presso magazzini o agenzie di deposito che rilasciano appunto la fede di deposito con la semplice consegna del titolo (vendita contro documenti); con la nota di pegno, invece, è possibile che le merci depositate siano prestate in garan-zia (pegno) presso un istituto di credito per ottenere un finanziamento;

– in base al rapporto fondamentale (e cioè, al rapporto sottostante che ha portato alla creazione del titolo) si distingue tra:

titolo causale: nel quale, insieme alla promessa, è pure indicato il rapporto sotto-stante, alla cui sorte viene legato l’adempimento del titolo anche di fronte ai terzi. Sono, in particolare, titoli causali: l’azione e l’obbligazione di società; l’obbligazione di un ente pubblico; la fede di credito; i titoli rappresentativi di merci;

titolo astratto: in cui, invece, il rapporto fondamentale non è enunciato ed è, perciò, irrilevante nei confronti dei terzi possessori in buona fede del titolo, i quali avranno diritto alla prestazione anche se il rapporto fondamentale più non sussiste, ovvero è viziato. Il titolo di credito astratto, dunque, opera indipendentemente dal negozio che ha portato alla sua creazione, per cui nessuna eccezione derivante da tale negozio sarà opponibile al possessore di buona fede. L’astrattezza, però, non opera nei rapporti tra le parti ed infatti colui che risulta debitore in base al rapporto cartolare potrà sempre opporre alla controparte le eccezioni relative all’invalidità o all’inesistenza del rapporto fondamentale. Sono titoli di credito astratti: la cambiale, l’assegno circolare;

– in relazione al regime di circolazione del titolo si distinguono:

titoli nominativi, intestati ad una determinata persona; tale intestazione risulta sia dal titolo che dal registro dell’emittente (es.: le azioni ordinarie delle s.p.a.). Il trasferimento avviene mediante l’annotazione del nome dell’acquirente sul titolo e nel registro dell’emittente o con il rilascio di un nuovo titolo intestato al nuovo titolare;

titoli all’ordine, intestati anch’essi ad un nome; l’intestazione, però, risulta unica-mente dal titolo e l’emittente non è tenuto a registrarla. Il trasferimento avviene mediante consegna del titolo accompagnato da girata (girata è, appunto, l’ordine di pagare ad una determinata persona rivolto dal creditore al debitore);

titoli al portatore, non intestati ad alcun nome; per il trasferimento è sufficiente la semplice consegna del titolo (es.: il denaro e i libretti di risparmio al portatore).

Da quanto detto si deduce che la legittimazione all’esercizio del diritto incorporato nel titolo deriva:

– nei titoli nominativi, dal possesso accompagnato dalla intestazione del titolo, contenuta sul documento e sul registro dell’emittente, a proprio favore;

– nei titoli all’ordine, dal possesso del titolo derivante da una serie continua di girate;

– nei titoli al portatore, dal semplice possesso del titolo.

I titoli all’ordine possono circolare anche come titoli al portatore, quando la girata anziché piena (cioè con l’indicazione del nome del soggetto a cui favore è fatta) è in bianco (cioè, con la sola firma del girante): in tal caso il titolo si trasferisce con la semplice consegna. Anche i titoli nominativi, talvolta, possono circolare con la sola girata;

– in relazione ai diritti enunciati nel titolo, si distinguono:

titoli di pagamento: danno diritto ad una determinata prestazione di carattere pecuniario (es.: cambiale, assegno);

titoli rappresentativi: attribuiscono un diritto diverso dal diritto di credito e cioè, in genere, un diritto reale; tali sono la fede di deposito, la nota di pegno, la polizza di carico, la lettera di vettura etc. Questi titoli, che rappresentano una determinata merce, attribuiscono al possessore il diritto alla consegna della merce in essi indicata, in quanto il possesso della merce si trasferisce con il possesso del titolo;

titoli di partecipazione: attribuiscono al possessore un determinato «status giuri-dico» con i relativi diritti da esso derivanti: tali sono le azioni di società, che attribuiscono lo status di socio con i relativi diritti (partecipazione alle assemblee, diritto di voto etc.).

Ricordiamo inoltre in relazione all’emittente: i titoli di credito pubblici (ad esempio i buoni del tesoro); in relazione al modo di emissione: i titoli individuali creati di volta in volta per un singola operazione; ed i titoli di massa (detti anche in serie), che vengono creati con un’unica operazione diretta, appunto, a porre in essere più titoli del medesimo contenuto (es.: azioni sociali, obbligazioni sociali etc.). Si ricordi infine che i titoli di massa sono tutti causali.

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