Assegni: conseguenze per la falsa denuncia di smarrimento
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17 Apr 2016
 
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Assegni: conseguenze per la falsa denuncia di smarrimento

Chi va dai carabinieri e dichiara di aver smarrito un blocchetto degli assegni solo per non pagare il creditore rischia una controquerela per calunnia.

 

In passato, per non pagare un assegno già emesso, compilato e consegnato al creditore, qualche sedicente “consulente” era solito consigliare di denunciarne lo smarrimento. La Cassazione, però, con un orientamento ormai consolidato, ha chiarito che un comportamento del genere integra un illecito penale, in particolare il reato di calunnia. Questo perché il debitore, così facendo, non fa altro che denunciare alle autorità – sebbene parlando di “ignoti” – una persona (il creditore, prenditore dell’assegno) che egli sa essere innocente e non aver sottratto un bel niente.

Sulla questione è tornata, di recente, sempre la Suprema Corte [1]. I giudici hanno quindi ricordato, a quanti fossero presi dalla tentazione di denunciare lo smarrimento dell’assegno solo per frodare il creditore che, così facendo, si espongono a una denuncia per calunnia, che certo non è un reato da poco.

 

«La falsa denuncia di smarrimento di assegni bancari presentata dopo aver consegnato il titolo ad una terza persona in pagamento di un’obbligazione, integra il delitto di calunnia anche quando preceda la negoziazione dei titoli (ossia, prima ancora che il creditore lo abbia portato in banca per l’incasso». Sono queste le parole che si leggono nella sentenza in commento.

 

È vero: quando si procede a una falsa denuncia di smarrimento non si formula una accusa diretta contro una specifica persona, né la si accusa di un particolare delitto; tuttavia il reato di calunnia resta ugualmente integrato per il semplice fatto che, così facendo, il debitore espone il creditore al pericolo di essere trascinato in un procedimento penale (perseguibile d’ufficio) per il quale non ha alcuna colpa. La condotta consapevole del firmatario dell’assegno comporta indagini di polizia volte a verificare un reato a carico di un soggetto peraltro agevolmente identificabile.

 

 

La vicenda

Un uomo, dopo aver emesso un assegno e consegnato al proprio creditore, aveva depositato presso i carabinieri una denuncia di smarrimento del titolo. Imputato per calunnia, l’imputato si è difeso sostenendo di aver denunciato semplicemente lo smarrimento di un carnet di assegni, senza indicare dunque alcun soggetto quale responsabile del presunto fatto criminoso né fornire alcun elemento idoneo ad individuare quest’ultimo. Difese che sono state rigettate in secondo grado, dopo una prima assoluzione. Secondo la giurisprudenza, infatti, perché scatti la calunnia è sufficiente la cosciente falsità delle circostanze oggetto della denuncia (cosiddetto dolo generico).

 

 

La Cassazione

Anche la Cassazione è dello stesso parere e conferma che “la falsa denuncia di smarrimento di assegni bancari, presentata da un soggetto che li abbia consegnati ad altra persona in pagamento, integra il delitto di calunnia, anche se la denuncia preceda la negoziazione dei titoli”. È vero – prosegue la sentenza – che chi presenta una falsa denuncia di smarrimento di assegni non formula direttamente una accusa concernente uno specifico reato, tuttavia, integra il delitto di calunnia la condotta oggettivamente idonea a determinare l’avvio di un procedimento penale nei confronti di una persona che si sa innocente; non è necessario che la denuncia esponga i fatti secondo lo schema tipico di un reato. Infatti, la condotta del reato di calunnia consiste nell’aver portato a conoscenza del giudice, “circostanze idonee ad indicare taluno come colpevole di un fatto costituente reato in forme tali da rendere possibile (ciò è sufficiente, integrando la calunnia una fattispecie di reato di pericolo) l’espletamento delle indagini”.

 

 

La depenalizzazione

La sentenza in commento, peraltro, è particolarmente importante perché interviene dopo l’approvazione del recente decreto legislativo [2] che ha depenalizzato il reato di “appropriazione di cose smarrite[3], reato al cui rischio il debitore, con la sua falsa dichiarazione, espone il prenditore del titolo.

 


[1] Cass. sent. n. 8045 del 27.01.2016.

[2] D.lgs. n. 7/2016

[3] Art. 647 cod. pen.

 


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