Cambiale: pagamento, azioni cambiarie e extracambiarie
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24 Apr 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Cambiale: pagamento, azioni cambiarie e extracambiarie

Come avviene il pagamento della cambiale e quali sono le azioni e tutele in caso di mancato adempimento.

 

Alla scadenza della cambiale il pagamento della somma indicata nel titolo deve essere richiesto:

 

– al trattario (anche se questi non ha accettato), nella cambiale tratta;

– all’emittente nel pagherò cambiario.

 

Le cambiali pagabili a giorno fisso, a certo tempo data e a certo tempo vista devono essere presentate per il pagamento nel giorno della scadenza o in uno dei due giorni feriali successivi (se si fanno trascorrere detti giorni senza chiedere il pagamento, si decade da tutte le azioni contro gli obbligati cambiari di regresso).

 

Se il giorno della scadenza è festivo, la cambiale è pagabile il primo giorno feriale successivo.

 

La cambiale a vista deve essere presentata al pagamento nel termine di un anno dalla data di emissione; il traente può allungare od abbreviare detto termine; i giranti possono solo abbreviarlo. Se si lascia trascorrere, senza richiedere il pagamento, il termine abbreviato dal traente, si perde l’azione cambiaria contro tutti gli obbligati di regresso; se si lascia trascorrere il termine abbreviato da un girante, si perde solo l’azione di regresso contro quel girante.

 

La cambiale deve essere presentata al pagamento nel luogo e all’indirizzo indicati sul titolo. Se tale indirizzo manca, il pagamento deve essere richiesto nella casa di residenza delle seguenti persone:

 

– del trattario, nella cambiale tratta;

– dell’emittente, nel pagherò cambiario;

– del domiciliatario, nella cambiale domiciliata.

 

Legittimato a chiedere il pagamento è originariamente il prenditore della cambiale; successivamente è il portatore che giustifichi il suo diritto con una serie continua di girate, anche se l’ultima è in bianco; le girate cancellate si hanno per non scritte.

 

Atteso che anche in sede di pagamento la cambiale esplica la sua funzione di legittimazione, il debitore è liberato se effettua il pagamento al legittimo possessore della cambiale, anche se questi non è l’effettivo titolare del credito.

 

Al debitore, tuttavia, incombe l’onere di accertare la serie continua delle girate (non anche l’autenticità delle firme dei singoli giranti) e l’identità del possessore del documento.

 

Affinché il pagamento sia liberatorio, occorre che colui che paga non sia in dolo o colpa grave.

 

Chi effettua il pagamento della somma cambiaria ha diritto che la cambiale gli sia consegnata quietanzata, in modo che il pagamento risulti dal titolo. Il possesso del titolo da parte del debitore fa presumere l’avvenuto pagamento.

 

In deroga all’art. 1181 c.c., il portatore della cambiale non può rifiutare un pagamento parziale (se lo rifiutasse non potrebbe esercitare l’azione di regresso per quella parte di somma che il debitore principale voleva pagare).

 

In caso di pagamento parziale, questo deve essere annotato sul titolo che rimane peraltro in possesso del presentatore.

 

Il portatore della cambiale non è tenuto a ricevere il pagamento prima della scadenza. D’altra parte il debitore che paga prima della scadenza paga a suo rischio e pericolo con la conseguenza che, ove il beneficiario del pagamento, anche se legittimato dal titolo, risulti poi non avervi in effetti diritto, il pagamento stesso non è liberatorio e lo stesso debitore può perciò essere costretto a pagare una seconda volta al vero titolare del credito cambiario.

 

Il pagamento fatto dal trattario, che abbia o meno accettato, o dall’emittente estingue la cambiale. È parimenti estintivo del credito il pagamento fatto dal traente di una cambiale tratta non accettata.

 

Non è estintivo del credito il pagamento effettuato da un obbligato di regresso (e dell’avallante dell’obbligato principale): in questo caso il pagamento attribuisce all’obbligato che paga il diritto di rivalsa nei confronti di coloro che lo precedono nel rapporto cambiario (pagamento recuperatorio).

 

Il portatore di una cambiale, qualora il pagamento venga rifiutato dal trattario (per la tratta) o dall’emittente (per il pagherò), può pretendere lo stesso da tutti gli obbligati cambiari, ed a tal fine può:

 

– iniziare l’esecuzione forzata sul patrimonio del debitore, servendosi della cambiale come titolo esecutivo;

– promuovere un ordinario giudizio di cognizione;

– avvalersi del procedimento ingiuntivo (poiché esso consente di iscrivere sollecitamente ipoteca giudiziale).

 

 

Le azioni cambiarie

In ciascuno dei casi su enunciati, l’azione cambiaria può essere:

 

diretta: contro gli obbligati principali (che sono: l’accettante e i suoi avallanti nella «tratta», l’emittente e i suoi avallanti nel «pagherò»). L’esercizio dell’azione diretta non è subordinato alla levata del protesto, né ad alcuna altra formalità. Essa può essere esercitata entro tre anni a decorrere dalla data della scadenza e presuppone sempre il mancato pagamento;

 

di regresso: contro gli obbligati di regresso (che sono: traente, girante e loro avallanti nella «tratta»; giranti e loro avallanti nel «pagherò»), purché il titolo sia andato in «protesto».

 

L’azione di regresso può essere esercitata entro un anno a decorrere dalla data del protesto levato in tempo utile o da quella della scadenza, se vi sia la clausola «senza spese». Il presupposto per poterla esercitare è, dunque, il mancato pagamento o la mancata accettazione, a seconda dei casi.

 

 

Il protesto

L’azione cambiaria di regresso si differenzia da quella diretta per essere condizionata al maturare di due presupposti: uno sostanziale, rappresentato dal mancato pagamento (e nella cambiale tratta, dalla mancata accettazione) del titolo, ed uno formale, rappresentato dalla necessità che tale evento venga constatato in una forma determinata.

 

Il protesto è un atto pubblico, redatto da un notaio o da un ufficiale giudiziario, nel quale si accerta in forma solenne l’avvenuta presentazione della cambiale ed il conseguente rifiuto ad accettare o pagare. Il protesto non è necessario se la cambiale contiene la clausola «senza spese», «senza protesto», o altra equivalente.

 

Indipendentemente dal protesto, il portatore ha l’obbligo di dare avviso al proprio girante ed agli eventuali avallanti della mancata accettazione o del mancato pagamento, ed ogni girante deve informare il precedente; però, mentre l’omissione del protesto dà luogo alla decadenza dell’azione di regresso, quella dell’avviso importa solo il risarcimento del danno eventualmente arrecato.

 

I pubblici ufficiali ed i loro ausiliari, abilitati a levare protesti cambiari, devono comunicare al presidente della Camera di commercio competente l’elenco dei protesti per mancato pagamento o per mancata accettazione di cambiali, con i motivi del rifiuto, affinché siano iscritti nell’apposito registro informatico dei protestati (istituto presso ciascuna Camera di commercio).

 

La notizia di ciascun protesto levato è conservata nel registro informatico fino alla sua cancellazione, ovvero per 5 anni dalla registrazione.

 

Al protesto segue il pignoramento (azione esecutiva) sui beni del debitore.

 

 

Le azioni extra-cambiarie

Oltre alle azioni cambiarie — diretta e di regresso — possono spettare, al possessore del titolo, l’azione da rapporto fondamentale (causale) e l’azione di arricchimento.

 

Poiché l’emissione della cambiale non estingue il rapporto fondamentale sottostante, l’azione da questo nascente, detta azione causale (in quanto deriva dalla causa del rapporto sottostante) permane nonostante l’emissione o la trasmissione della cambiale, salvo che si provi che vi fu novazione (che le parti — cioè — vollero sostituire all’obbligo derivante dal rapporto fondamentale quello derivante dal rapporto cartolare).

 

L’esercizio dell’azione causale è subordinato al mancato buon fine della cambiale, cioè all’avvenuto accertamento — mediante protesto — della mancata accettazione della tratta o del mancato pagamento del vaglia cambiario.

 

Per impedire che, nonostante l’esperimento dell’azione causale, la cambiale continui a circolare ed il debitore possa trovarsi esposto al rischio di un duplice pagamento, e per mettere il debitore medesimo in condizioni di esercitare a sua volta l’azione di regresso, la legge cambiaria pone a carico del portatore, che voglia agire con l’azione causale, l’onere di offrire la restituzione della cambiale e di depositarla in cancelleria.

Tale onere, comunque, viene meno quando il pericolo del duplice pagamento non sussista.

 

La legge offre, infine, come ultimo rimedio, l’azione di ingiustificato arricchimento (art. 2041 c.c.), per impedire che il portatore resti danneggiato dal giuoco delle decadenze e delle prescrizioni cambiarie.

L’esercizio di tale azione ha carattere residuale ed è subordinato alla impossibilità di esperire l’azione cambiaria contro tutti gli obbligati ed al fatto che non spetti, all’interessato, l’azione causale (qualora questa spetti, ma sia stata perduta per qualsiasi ragione, non vi è luogo per l’azione di arricchimento).

Con tale azione il portatore può agire per il pagamento non della somma indicata nella cambiale, ma eventualmente di quella minore di cui il traente, o l’accettante, o il girante si siano arricchiti ingiustamente a suo danno.

Trattasi di un’azione a carattere sussidiario, appunto perché esercitabile quando il danneggiato sia privo di ogni altra azione specifica verso il convenuto.

 

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