Riforma processo: fino a 10mila euro per chi strumentalizza il processo
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17 Apr 2016
 
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Riforma processo: fino a 10mila euro per chi strumentalizza il processo

Il Dl fallimenti conterrà anche parte della riforma sul processo civile prevedendo, come regola, il rito sommario in primo grado.

 

Rivoluzione radicale all’interno del processo civile. Imminente l’approvazione del decreto legge fallimenti che conterrà anche nuove misure per accelerare i tempi di definizione delle cause.

 

Stando all’ultimo rapporto dell’UE sulla velocità dei processi – reso pubblico qualche giorno fa – l’Italia è al terzultimo posto tra gli Stati membri con una media di 500 giorni per un giudizio di primo grado (peggio di noi solo Cipro e Malta). Così – ritiene il Governo – non c’è tempo per aspettare una riforma più organica e parte delle norme processuali che dovevano essere contenute nell’ultima delega sul processo, ora verranno inserite nel DL fallimenti. Con tempi di approvazione molto più brevi. Ma vediamo di cosa si tratta.

 

Il rito ordinario di cognizione diventa l’eccezione, riservata solo nelle cause per le quali oggi il tribunale giudica in composizione collegiale (le indichiamo in nota [1]). La regola sarà invece il rito sommario di cognizione, destinato quindi a tutte le cause di competenza del giudice unico.

 

Ancora più incisiva la misura per dissuadere da cause temerarie e inutili. Viene riformato l’istituto della responsabilità aggravata processuale [2]: in buona sostanza, alla parte che ha agito o ha resistito con mala fede o colpa grave il giudice disporrà anche d’ufficio (e, quindi, non più solo su istanza dell’altra parte, com’è ora) una sanzione pecuniaria compresa tra 1.000 e 10.000 euro. Sanzione a cui poi si cumulerebbe, oltre alla normale condanna alle spese processuali, quella al risarcimento del danno a favore della controparte (che deve però agire per ottenerla) e quella prevista in via equitativa quando il giudice si pronuncia sulle spese. Un vero e proprio fuoco di sbarramento che dovrebbe funzionare da deterrente nei confronti delle controversie più pretestuose.

 

Insomma, in causa ci andranno i più temerari, quelli che se lo possono permettere e quelli che, al contrario, non hanno nulla da perdere.


[1] Art. 50 bis cod. proc. civ.: Il tribunale giudica in composizione collegiale: 1) nelle cause nelle quali è obbligatorio l’intervento del pubblico ministero, salvo che sia altrimenti disposto; 2) nelle cause di opposizione, impugnazione, revocazione e in quelle conseguenti a dichiarazioni tardive di crediti di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e alle altre leggi speciali disciplinanti la liquidazione coatta amministrativa; 3) nelle cause devolute alle sezioni specializzate; 4) nelle cause di omologazione del concordato fallimentare e del concordato preventivo; 5) nelle cause di impugnazione delle deliberazioni dell’assemblea e del consiglio di amministrazione, nonché nelle cause di responsabilità da chiunque promosse contro gli organi amministrativi e di controllo, i direttori generali e i liquidatori delle società, delle mutue assicuratrici e società cooperative, delle associazioni in partecipazione e dei consorzi; 6) nelle cause di impugnazione dei testamenti e di riduzione per lesione di legittima; 7) nelle cause di cui alla legge 13 aprile 1988, n. 117; 7-bis) nelle cause di cui all’articolo 140-bis del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.

Il tribunale giudica altresì in composizione collegiale nei procedimenti in camera di consiglio disciplinati dagli articoli 737 e seguenti, salvo che sia altrimenti disposto.

[2] Art. 96 cod. proc. civ.

 

Autore immagine: pixabay. com

 


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