Notifica valida anche se la posta è ritirata da chi non è assunto
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17 Apr 2016
 
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Notifica valida anche se la posta è ritirata da chi non è assunto

Anche chi non è un lavoratore dipendente può essere delegato all’incarico di ritirare raccomandate e atti giudiziari: pertanto la notifica si considera compiuta regolarmente.

 

Basta che “qualcuno” ritiri l’atto affinché la notifica sia perfezionata: inutile far firmare il registro delle raccomandate del postino al “collaboratore” che non è inquadrato con un rapporto di lavoro dipendente per poi dire che la notifica non è andata a buon fine e che il destinatario non ha preso visione dell’atto. Non rileva l’esistenza di un vincolo giuridico tra chi ritira l’atto e il destinatario effettivo se è presumibile che, comunque, il primo sia stato delegato dal secondo. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Secondo la sentenza in commento, ai fini della regolarità della notifica di una raccomandata o di un atto giudiziario diretto a una società è sufficiente che chi ritira materialmente il plico dal postino o dall’ufficiale giudiziario sia legato al destinatario da un qualunque rapporto, non necessariamente di lavoro. Il suo rapporto di collaborazione o, comunque, il fatto che sia stato appositamente incaricato (anche solo provvisoriamente e per quella specifica corrispondenza) a “firmare” la consegna del plico può risultare anche da altri elementi.

 

La sentenza vuol evitare quell’increscioso fenomeno con cui, per sfuggire ai creditori o per allungare i tempi di notifica degli atti giudiziari, gli imprenditori delegano all’occorrenza, per il ritiro della corrispondenza, soggetti che, almeno sul piano formale, non hanno alcun legame con la società (dipendenti “in nero” o, comunque, legati da rapporti di collaborazione esterna).

 

Il medesimo discorso può essere fatto anche con la notifica di atti amministrativi e intimazioni di pagamento da parte di enti pubblici come l’Inps o l’Agenzia delle Entrate. La stessa Equitalia, con la notifica delle cartelle di pagamento, potrebbe appellarsi a tale precedente per affermare la validità della consegna di numerose buste indirizzate a società o enti.

 

 

 

Non basta che chi ritira l’atto non sia dipendente del destinatario

La Cassazione ribadisce che qualora dalla relazione dell’ufficiale giudiziario risulti la presenza di una persona che si trovava nei locali della sede (del destinatario dell’atto), è da presumere che tale persona fosse addetta (anche solo per quella specifica occasione) alla ricezione degli atti diretti alla società, anche se da questa non dipendente.

 

Per vincere tale presunzione, secondo l’orientamento oggi largamente maggioritario, il destinatario (la società) deve provare che chi ha ritirato la corrispondenza, oltre a non essere suo dipendente, non era neppure addetto alla sede per non averne mai ricevuto alcun incarico. Insomma, la prova dell’insussistenza di un rapporto siffatto non è adempiuta con la sola dimostrazione dell’inesistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra la persona in questione ed il destinatario della notifica [2].


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 27 gennaio – 13 aprile 2016, n. 7306

Presidente Venuti – Relatore Esposito

Svolgimento dei processo

1.Con sentenza del 20 marzo 2009 la Corte d’appello di Palermo ha confermato la decisione di primo grado che aveva dichiarato inammissibile l’opposizione proposta da Giardino Eden di G. & C. s.n.c. avverso avviso di mora con il quale era richiesto il pagamento della somma di € 145.132,06. Detto avviso era relativo a cartella esattoriale della quale era dedotta la nullità per difetto di notifica, nonché la prescrizione del credito.

2.La Corte territoriale, rilevato che la cartella risultava notificata presso la sede legale della società nelle mani di tal A.N., qualificatosi come socio della stessa, osservava che l’opponente non aveva vinto la presunzione che il consegnatario della cartella, rinvenuto all’interno dei locali aziendali, fosse stato incaricato della ricezione degli atti, talché la cartella risultava opposta oltre il termine di 40 giorni previsto dall’art. 24 d.lgs. 46/1999.

Per la cassazione della sentenza propone ricorso per cassazione la società sulla base di unico motivo illustrato con memorie. L’Inps e Serit Sicilia S.p.A. resistono con controricorso.

Motivi della

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[1] Cass. sent. n. 7306/2106 del 13.04.2016.

[2] Cass. sent. nn. 21817/2012, n. 15798/2010; n. 13935/1999.

 

Autore immagine: pixabay.com

 


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