Pensione d’inabilità, con quali trattamenti è compatibile?
Lo sai che?
12 Mag 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Pensione d’inabilità, con quali trattamenti è compatibile?

Assegno per inabilità, attività lavorativa e prestazioni a sostegno del reddito: quali trattamenti possono essere cumulati?

 

La pensione d’inabilità è il trattamento che spetta al lavoratore impossibilitato in modo permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa, a causa di infermità o difetto fisico o mentale.

La pensione spetta a chi possiede almeno 5 anni di contributi accreditati presso l’Inps, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio. L’assegno spettante è calcolato in base all’anzianità contributiva, con un aumento dell’anzianità maturata pari al numero di settimane mancanti dalla data del pensionamento al compimento di 60 anni d’età,  sino ad un massimo di 2080 settimane, cioè di 40 anni. L’interessato ha comunque diritto all’integrazione al minimo.

 

Esistono degli ulteriori trattamenti di inabilità, previsti per il possesso di inabilità a specifiche mansioni o a proficuo lavoro: tali trattamenti sono compatibili con l’attività lavorativa.

 

 

Pensione d’inabilità e attività lavorativa

La pensione di inabilità ordinaria, al contrario dell’inabilità a proficuo lavoro o alle mansioni, è erogata solo dopo la cessazione di ogni attività lavorativa e l’eventuale cancellazione da elenchi o albi.

In particolare:

 

– i lavoratori dipendenti, oltre ad interrompere qualsiasi attività lavorativa, devono rinunciare all’indennità di disoccupazione e ad ogni altro trattamento a sostegno del reddito;

 

– i lavoratori agricoli devono essere cancellati dagli appositi elenchi anagrafici;

 

– i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e agricoltori) devono provvedere alla cancellazione dagli elenchi;

 

– i liberi professionisti devono provvedere alla cancellazione dagli albi.

 

Se la rinuncia alle indennità o la cancellazione dagli elenchi avvengono durante la procedura amministrativa per la concessione della pensione, il diritto al trattamento d’inabilità è riconosciuto dal primo giorno del mese successivo a quello in cui la cancellazione o la rinuncia hanno effetto.

È comunque possibile evitare il ritardo o il mancato riconoscimento della pensione se si rilascia una dichiarazione di rinuncia alla retribuzione o alla prestazione, nel caso in cui l’Inps accerti i requisiti sanitari e amministrativi per la pensione.

Lo stesso vale per i lavoratori autonomi, che possono allegare alla domanda d’inabilità una formale richiesta di cancellazione dagli elenchi, con efficacia condizionata al conseguimento della pensione.

Se l’Inps riconosce il diritto al trattamento, è tenuto in seguito a trasmettere agli organismi competenti la domanda di cancellazione.

 

 

Recupero della capacità lavorativa

Se il pensionato intraprende attività lavorativa o si verificano situazioni assimilabili, questi è tenuto ad informare immediatamente l’Inps, che revoca la pensione di inabilità con effetto dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si è verificata la causa di incompatibilità.

Eventualmente, sussistendone i requisiti sanitari, può essere al suo posto erogato l’assegno di invalidità, in quanto è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa.

È in ogni caso riconosciuta la contribuzione figurativa per tutto il periodo durante il quale ha usufruito della pensione

 

 

Pensione d’inabilità e assegno di accompagnamento

Se il pensionato per inabilità è incapace di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore, o è incapace di compiere gli atti quotidiani della vita, gli è riconosciuto l’assegno di accompagnamento, pienamente compatibile con la pensione. L’assegno non è dovuto se l’interessato è ricoverato in una struttura di cura o di assistenza diretta a carico dello Stato.

L’importo mensile dell’indennità di accompagnamento  è pari a 512,34 euro, per l’anno 2016; l’importo annuale ammonta dunque a 6.148,48 euro, perché la prestazione spetta per 12 mensilità e non si ha diritto alla tredicesima.

L’assegno è un reddito esente da Irpef, cioè non è soggetto a tassazione: non deve pertanto essere inserito nel 730 o nel modello Unico.

 

 

Pensione d’inabilità e rendita Inail

Dal 1° settembre 1995 [1] la pensione di inabilità non è compatibile:

 

– con la rendita vitalizia erogata dall’INAIL;

– con la rendita vitalizia pagata da altri enti che assicurano i lavoratori contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

 

L’incumulabilità, però, si verifica solo se i due trattamenti dipendono dallo stesso evento invalidante.

In pratica, se un lavoratore ha diritto a una rendita infortunistica a causa di un incidente sul lavoro e lo stesso evento comporta il diritto alla pensione d’inabilità, le due prestazioni non sono cumulabili. Sono invece cumulabili se la causa che ha determinato l’inabilità è diversa da quella che ha determinato l’infermità derivante dall’infortunio.

 

In caso d’incompatibilità, se la rendita per infortunio è di importo inferiore alla pensione d’inabilità l’interessato ha diritto alla differenza tra le due prestazioni.

Per evitare l’incompatibilità, in sede di domanda di pensione d’inabilità il lavoratore deve dichiarare:

 

-che l’inabilità non deriva da infortunio sul lavoro o malattia professionale;

– che non è stata liquidata una rendita vitalizia e che non è stata presentata la domanda all’ente assicuratore (Inail).

 

Se la liquidazione della rendita Inail è già in corso, l’Inps paga provvisoriamente la pensione, ma recupera la parte non cumulabile non appena il pensionato comunica la percezione dell’ulteriore trattamento; Il recupero è totale se la pensione d’inabilità è più bassa della prestazione Inail, mentre è parziale se risulta più alta, poiché, come abbiamo detto, all’interessato spetta la differenza.

Non è invece tolto nulla dalle pensioni già in essere al 1° settembre 1995, anche se sono bloccati tutti i futuri miglioramenti, compresa la perequazione automatica.

Il divieto di cumulo non si applica se per l’inabilità permanente l’Inail corrisponde un indennizzo in capitale, poiché tale somma è corrisposta a estinzione di ogni diritto.

 

 

Pensione d’inabilità e assegno o pensione privilegiati

La pensione d’inabilità non può essere cumulata con l’assegno o la pensione privilegiata: questi sono trattamenti riconosciuti quando l’invalidità o l’inabilità del lavoratore è dovuta a causa di servizio.

Il diritto alle prestazioni privilegiate può essere eventualmente compatibile con la rendita Inail, ma solo se:

 

– il trattamento Inail deriva da una situazione differente;

– l’inabilità è sopravvenuta per l’aggravarsi delle conseguenze dell’evento che ha dato luogo alla rendita Inail e l’aggravamento non ha maggiorato la rendita.


[1] L. 335/1995.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti