Possibile la condanna per calunnia, ingiuria e diffamazione insieme?
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18 Apr 2016
 
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Possibile la condanna per calunnia, ingiuria e diffamazione insieme?

Tra calunnia e diffamazione non c’è concorso formale di reati: o si commette l’uno o si commette l’altro.

 

Non si può essere condannati sia per ingiuria che per diffamazione per aver sbeffeggiato una persona in sua presenza e dinanzi altre persone. O si è condannati per l’uno o per l’altro reato.

Allo stesso modo – e sul punto è intervenuta tre giorni fa una sentenza della Cassazione [1] – non si può neanche essere condannati sia per calunnia che per diffamazione per aver denunciato una persona di un reato pur sapendo che la stessa è innocente, poiché nella denuncia è già implicita un’offesa. Dunque, se sussistono i presupposti che integrano entrambi gli illeciti, prevale quello di calunnia.

Ma procediamo con ordine partendo prima dalla distinzione tra tali tre diversi reati.

 

 

Differenza tra ingiuria, diffamazione e calunnia

Ingiuria, diffamazione e calunnia sono tre parole che, nel lessico comune, vengono usate, impropriamente, per indicare spesso lo stesso concetto, ossia un’offesa rivolta a un’altra persona. In realtà, si tratta di tre fattispecie completamente diverse. Senza voler entrare troppo nel tecnico, possiamo così riassumere i relativi presupposti:

 

ingiuria: è un’offesa rivolta ad una specifica persona ed in sua presenza. Da poco tempo non è più un reato, ma solo un illecito civile. Chi viene ingiuriato può solo procedere con una causa civile per ottenere il risarcimento del danno. Al termine del giudizio, però, il giudice condanna il colpevole anche a una multa (da 100 a 8mila euro) da pagare allo Stato;

 

diffamazione: in questo caso l’offesa viene proferita alla presenza di almeno due (o più) persone ed in assenza del soggetto a cui l’offesa stessa è indirizzata;

 

calunnia: è il comportamento di chi incolpa un soggetto, dinanzi alle autorità (quelle obbligate a informare il giudice dei reati di cui sono a conoscenza), di un illecito penale, pur sapendo che tale soggetto è innocente. È per esempio il caso di una querela sporta con la consapevolezza che il querelato non ha mai commesso il fatto.

 

 

Diffamazione e ingiuria

È impossibile che, con la stessa condotta, si integri sia la diffamazione che l’ingiuria. Sul punto, infatti, la giurisprudenza è stata chiara: o si commette il primo o il secondo illecito. I due non possono coesistere in quanto incompatibili tra loro. Difatti, ai fini dell’ingiuria, la persona offesa deve essere presente; invece ai fini della diffamazione l’offeso deve essere assente. Quindi o si verifica l’una o l’altra ipotesi.

 

 

Diffamazione e calunnia

È altresì impossibile anche la coesistenza della diffamazione e della calunnia, ma in questo caso per una diversa ragione. Qui, la condotta della calunnia contiene già in sé gli elementi della diffamazione, perché consiste in un’offesa ad una persona specifica, seppur indirizzata non a persone qualsiasi, ma a una pubblica autorità come, ad esempio, i carabinieri. Dunque, la calunnia – che tra i due reati è quello più speciale ed anche il più grave – assorbe in sé quello della diffamazione. Il che è come dire che la calunnia “è” già, in sé, una sorta di diffamazione, ma indirizzata a soggetti che, per il loro ruolo istituzionale, devono far scaturire, da tali false affermazioni, conseguenze più gravi per la vittima (in tal caso l’avvio di un procedimento penale).


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 19 febbraio – 15 aprile 2016, n. 15851

Presidente Fidelbo – Relatore Mogini

Ritenuto in fatto

1. L’avv. B.V. ricorre personalmente avverso la sentenza in epigrafe, con la quale la Corte d’Appello di Bologna, in parziale riforma di quella emessa in primo grado dal Tribunale di Parma nei confronti del ricorrente e di Br.Gi. , ha, sugli appelli proposti dal B. e dalla parte civile L.G. , dichiarato non doversi procedere nei confronti del B. per essere i reati a lui ascritti estinti per intervenuta prescrizione ed ha dichiarato lo stesso B. ed il Br. responsabili ai soli effetti civili del reato di calunnia di cui al capo B dell’imputazione e del reato di diffamazione – così diversamente qualificato il fatto originariamente rubricato al capo A come tentativo di estorsione – con condanna degli imputati al risarcimento in favore della parte civile del danno, ulteriore rispetto alla somma già liquidata in primo grado nell’importo di 25.000 Euro, da liquidarsi in separato giudizio e alla rifusione delle spese sostenute dalla stessa parte civile in grado d’appello.
L’avv. B.V. e Br.Gi. sono stati tratti a giudizio per rispondere:
A)del reato di cui agli artt. 110, 56 e 629, comma 2, cod. pen. in relazione all’art.

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[1] Cass. sent. n. 15851/16 del 15.04.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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