Indennizzo Legge Pinto: il modello per ottenere il pagamento
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19 Apr 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Indennizzo Legge Pinto: il modello per ottenere il pagamento

Pagamento indennizzo Legge Pinto: ecco il modello per la richiesta delle somme dovute e l’indicazione delle modalità di pagamento.

 

Chi ha ottenuto l’indennizzo per irragionevole durata del processo, deve presentare alla Corte di Appello che ha emesso il provvedimento di condanna un’apposita dichiarazione con la richiesta di pagamento.

 

La legge di stabilità 2016 [1] prevede infatti che, al fine di ricevere il pagamento delle somme liquidate in base alla legge Pinto, il creditore rilascia all’amministrazione debitrice una dichiarazione attestante:

 

  • la mancata riscossione di somme per il medesimo titolo;
  • l’esercizio di azioni giudiziarie per lo stesso titolo;
  • l’ammontare degli importi che l’amministrazione è ancora tenuta a corrispondere;
  • la modalità di riscossione prescelta.

 

Tale dichiarazione, con la relativa documentazione, dovrà essere inviata alla Corte di Appello che ha emesso il decreto di condanna e che provvede al pagamento dello stesso.

 

È possibile scaricare il modello ufficiale utilizzabile al seguente link: Modello pagamento indennizzo Legge Pinto.

 

Nel caso di mancata, incompleta o irregolare trasmissione della dichiarazione o della documentazione richiesta, l’ordine di pagamento non può essere emesso.

 

L’amministrazione effettua il pagamento entro sei mesi dalla data in cui sono integralmente assolti gli obblighi di invio della dichiarazione.

 

L’erogazione degli indennizzi agli aventi diritto avviene nei limiti delle risorse disponibili sui pertinenti capitoli di bilancio, fatto salvo il ricorso ad anticipazioni di tesoreria mediante pagamento in conto sospeso.

 

Prima che sia decorso il termine di sei mesi, i creditori non possono procedere all’esecuzione forzata, alla notifica dell’atto di precetto, né proporre ricorso per l’ottemperanza del provvedimento.

 

 

Piano di rientro Corti d’Appello di Caltanissetta, Catanzaro, Genova, Lecce, Napoli, Perugia, Potenza, Roma e Salerno

 

Il Ministero della Giustizia [2] ha comunicato che l’elevato numero di decreti di condanna ancora da pagare, a causa dei modesti fondi assegnati, ha determinato il formarsi di un consistente debito non fronteggiabile se non attraverso un intervento straordinario.

Il Dipartimento per gli affari di giustizia del ministero ha perciò elaborato un Piano di rientro, reso possibile dalle maggiori risorse messe a disposizione dalla legge di bilancio 2015-2017 e che si avvale della collaborazione offerta dalla Banca d’Italia per lo smaltimento delle pratiche di pagamento.

 

Il Piano prevede che:

 

– le Corti di appello continuino ad effettuare il pagamento dei provvedimenti di condanna già emessi nei confronti dell’Amministrazione della giustizia, concentrandosi così, secondo le direttive del Dipartimento per gli affari di giustizia, nella eliminazione dei debiti pregressi;

 

– la Direzione generale del contenzioso e dei diritti umani proceda parallelamente al pagamento dei provvedimenti di condanna dell’Amministrazione sopravvenienti, garantendo la tempestività dei nuovi pagamenti nei termini assegnati dalla legge (120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo), grazie anche all’istruttoria delle pratiche della Banca d’Italia.

 

Dopo una prima fase di sperimentazione che ha riguardato principalmente la Corte di appello di Roma, a partire dal 1°dicembre 2015 il Piano è esteso alle Corti di appello, maggiormente gravate dal debito arretrato: Caltanissetta, Catanzaro, Genova, Lecce, Napoli, Perugia, Potenza, Roma e Salerno.

 

Quindi, i decreti di condanna emessi a partire 1°settembre 2015 (data del deposito in Cancelleria), da queste Corti di appello in composizione collegiale e monocratica (sia con il “vecchio” che il “nuovo” rito), verranno posti in pagamento purché notificati al Ministero.

 

Per i decreti emessi con il “nuovo” rito, la notifica del ricorso, unitamente al decreto che accoglie la domanda di equa riparazione, deve essere effettuata entro 30 giorni dal deposito in cancelleria del provvedimento.

 

I beneficiari riceveranno comunicazione dell’avvio della procedura di liquidazione, nonché richiesta della documentazione necessaria per il pagamento, tramite messaggio di posta certificata inviato dalla Banca d’Italia all’indirizzo di posta elettronica del difensore indicato in ricorso.

 

In mancanza di invio alla Banca d’Italia della documentazione e dei dati richiesti non sarà possibile procedere al pagamento del decreto.


[1] Art. 5-sexies Legge n. 89/2001.

[2] Ministero della Giustizia, Direzione generale degli affari giuridici e legali, 29.3.2016.

 


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17 Mag 2016 FRANCESCO MARTIRE

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