L’avvocato avvisa per iscritto il cliente sul dissenso alla strategia
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19 Apr 2016
 
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L’avvocato avvisa per iscritto il cliente sul dissenso alla strategia

Responsabilità professionale per l’avvocato che non riesce a dimostrare di aver suggerito al cliente una diversa linea difensiva e che, invece, la scelta adottata è stata solo frutto dell’insistenza di quest’ultimo.

 

L’avvocato che non condivide la linea difensiva impostagli dal cliente deve fargli firmare un foglio in cui lo avvisa espressamente delle possibili conseguenze che tale scelta potrebbe implicare sul piano processuale (sconfitta in giudizio e condanna alle spese): solo così può evitare l’azione di responsabilità professionale e il risarcimento del danno. È quanto si intuisce da una sentenza pubblicata oggi dalla Cassazione [1].

 

Nella vicenda concreta i giudici hanno salvato un avvocato dall’azione intentatagli dal proprio cliente solo perché il legale era riuscito a dimostrare di aver, a suo tempo, manifestato tutto il proprio dissenso dalle scelte impostegli dall’assistito. Il professionista – chiarisce la corte – non è tenuto a persuadere delle proprie idee il cliente, ma deve solo rispettare il dovere di informazione: questo significa mettere al corrente il privato, che non è esperto del diritto e della procedura, delle possibili ripercussioni che una diversa strategia potrebbe comportare.

 

Dunque, resta vincente la linea di condividere sempre, con il proprio assistito, un documento scritto in cui viene anticipato il tipo di attività che verrà svolta o quella suggerita come la più opportuna. È chiaro che non rientra tra gli obblighi del legale quello di imporre la propria linea processuale, potendo tutt’al più, in caso di aperto dissenso con il cliente, rinunciare al mandato. Ma, una volta adempiuto all’obbligo di informazione, l’aver assecondato le richieste dell’assistito non può comportare alcuna responsabilità, né tantomeno l’obbligo al risarcimento del danno.

 

Il “foglio scritto” è, ovviamente, solo uno dei modi in cui l’avvocato potrebbe dimostrare di aver informato il cliente, ma è di certo quello più valido, che meno si presta a contestazioni e “alterazioni”.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 20 gennaio – 19 aprile 2016, n. 7708
Presidente Matera – Relatore Picaroni

Ritenuto in fatto

1. – È impugnata la sentenza della Corte d’appello di Venezia, depositata il 5 luglio 2010 e notificata il 25 gennaio 2011, che ha accolto l’appello proposto da M.L. avverso la sentenza del Tribunale di Treviso e nei confronti di Shipping Team s.r.l..
1.1. – Il giudizio di primo grado era stato introdotto dalla società Shipping Team con domanda di risoluzione del contratto d’opera professionale concluso con l’avvocato M. per inadempimento del predetto, con conseguente accertamento negativo del credito professionale e condanna dello stesso al risarcimento del danno.
1.2. – Il Tribunale aveva accolto la domanda di risoluzione, ritenendo sussistente la responsabilità del professionista in ragione dell’omessa chiamata in causa di terzo in manleva, e lo aveva condannato al pagamento di Euro 28.587,50 oltre interessi e rivalutazione monetaria, nonché al pagamento del 40% delle spese di lite.
2. – La Corte d’appello, adita in via principale dal professionista e in via incidentale subordinata dalla società Shipping Team, accoglieva il gravame e respingeva le domande di risoluzione e risarcimento danni, determinando

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[1] Cass. sent. n. 7708/2016 del 19.04.16.

 

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