Licenziato chi abusa della scheda carburante per scopi personali
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19 Apr 2016
 
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Redazione
 


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Licenziato chi abusa della scheda carburante per scopi personali

Non si può scaricare i costi della benzina sull’azienda per effettuare viaggi o spostamenti di natura non lavorativa.

 

Perde il posto di lavoro chi abusa del rimborso benzina garantitogli dal datore di lavoro: il benefits infatti non può essere utilizzato per viaggi o altri spostamenti effettuati per scopi personali. Così, ben fa l’azienda a licenziare il dipendente per giusta causa se questi abusa sistematicamente della scheda carburante in dotazione per attività di natura non lavorativa. Lo ha confermato poche ore fa una sentenza della Cassazione [1].

 

Secondo la Corte, il comportamento del dipendente che si fa rimborsare la benzina per l’uso dell’auto rivolto a scopi personali è tale da essere catalogato tra quelli più gravi, che portano cioè al licenziamento disciplinare in tronco (senza neanche preavviso), con obbligo peraltro di restituire le somme sottratte all’azienda.

 

 

La vicenda

Un lavoratore era stato accusato di illegittimo utilizzo della multicard, arrivando a percorrere oltre 100 mila chilometri nell’arco di poco più di due anni, con notevoli oneri economici a carico dell’azienda.

 

Inutile tentare di difendersi sostenendo che la “carta benzina” è stata sottratta e utilizzata, a insaputa del dipendente, dai suoi familiari. Egli resterebbe comunque responsabile per non aver custodito correttamente il bene dell’azienda, attuando anche in questo caso una condotta parimenti grave.

 

 

Il licenziamento è l’ultima spiaggia

Nel caso di specie, a giustificare il licenziamento sembrerebbe essere stato un abuso sistematico e continuativo della multicard durato oltre due anni, che minava il rapporto fiduciario, anche in considerazione delle specifiche mansioni del lavoratore, le quali implicavano l’uso della tessera. Ciò che più conta è l’uso abusivo della scheda che integra un “gravissimo e reiterato inadempimento, idoneo a integrare la giusta causa di licenziamento”. Dunque, argomentando al contrario, si potrebbe sostenere che l’uso invece occasionale, per quanto passibile di sanzione, potrebbe non condurre necessariamente al licenziamento.

 

Il licenziamento, infatti, resta sempre l’ultima spiaggia, ossia la carta che il datore di lavoro può adottare solo quando il vincolo di fiducia è stato irrimediabilmente compromesso. Vero è, comunque, che in passato numerosi giudici hanno ritenuto legittima l’espulsione del dipendente in caso di sottrazione di beni aziendali di modico valore (e tale potrebbe essere un semplice pieno di benzina): anche un minimo ammanco sarebbe infatti sufficiente a far venire meno la stima nel lavoratore bugiardo e approfittatore.


[1] Cass. sent. n. 7720/16 del 19.04.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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