Addio assegnazione della casa se il figlio va a vivere altrove
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19 Apr 2016
 
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Redazione
 


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Addio assegnazione della casa se il figlio va a vivere altrove

Separazione e divorzio: l’assegnazione della casa coniugale al coniuge presso cui vengono allocati i figli cessa non appena questi vadano a vivere da soli in un’altra abitazione.

 

Perde l’assegnazione della casa coniugale l’ex coniuge il cui figlio, che sino ad allora ha abitato insieme a lui, si trasferisce per andare a vivere altrove. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Come noto, in caso di separazione o divorzio, il giudice assegna la casa a chi dei due ex coniugi ottiene anche che i figli vadano a vivere con lui. Questo perché lo scopo di tale provvedimento è proprio quello di garantire alla prole di poter continuare a crescere nello stesso habitat domestico. Dunque, se è intenzione del coniuge trasferirsi o trovare un tetto in un altro posto (per esempio a casa dei genitori), questi non può neanche ottenere la casa familiare.

 

Ne deriva la conseguenza per cui, in caso di cessazione della convivenza tra i figli e il genitore assegnatario dell’immobile, il bene ritorna al suo legittimo proprietario (verosimilmente l’ex coniuge). Quando infatti viene me­no il motivo dell’assegnazione della casa familiare non si ha titolo a restare nell’abitazione.

 

La stessa regola dell’assegnazione della casa si applica anche le caso in cui l’immobile sia in affitto (in tal caso il contratto viene “volturato” a nome del coniuge collocatario dei minori) o si tratti di assegnazione di casa popolare: in entrambi i casi, nonostante la prima assegnazione, il coniuge beneficiario dell’immobile perde il diritto ad abitarvi se il figlio va a vivere altrove.

 

Per i giudici “una volta revocata l’assegnazione da parte del Tribunale” – essendo il figlio andato ad abitare per conto proprio –, non vi sono affatto i presupposti per consentire al genitore di continuare a godere dell’immobile.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 4 novembre 2015 – 18 aprile 2016, n. 7621
Presidente Spirito – Relatore Scrima

Svolgimento del processo

M.L. proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Grosseto n. 961/2010 del 17 dicembre 2010 con la quale era stata rigettata la sua domanda volta a sentir accertare la natura locativa del rapporto instaurato con l’Amministrazione Comunale a decorrere dal 4 aprile 2003 e a sentir dichiarare illegittima e disapplicare l’ordinanza dirigenziale del Comune di Grosseto n. 296 del 13 aprile 2010.
Il Tribunale aveva motivato la sua decisione affermando che il diritto dell’ente di agire in autotutela per ottenere il rilascio dell’alloggio economico e popolare trovava il suo fondamento nel titolo V della LR. Toscana 96/1996 e che il permanere della ricorrente nell’immobile dava luogo ad un’ipotesi di occupazione sine titolo, in quanto a detta tipologia di rapporti di locazione non si applicava l’art. 6 della L. 392/1978 ma la norma speciale dell’art. 18 L.R. Toscana 96/1996 citata, che prevedeva che l’ente gestore, in caso di separazione o scioglimento del matrimonio, dovesse uniformarsi alla decisione del giudice. Pertanto, trattandosi di assegnazione della casa coniugale (a suo tempo giustificata dall’affidamento della figlia

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[1] Cass. sent. n. 7621/16 del 18.04.2016.

 

Autore immagine: pixabay.com

 


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