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Lo sai che? Pubblicato il 19 aprile 2016

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Lo sai che? Multe: sul cartello stradale niente estremi dell’ordinanza comunale

> Lo sai che? Pubblicato il 19 aprile 2016

Il Comune non deve indicare, sul retro della segnaletica stradale gli estremi dell’autorizzazione amministrativa all’apposizione del divieto.

Non molto tempo fa, diversi giudici di pace annullavano le multe tutte le volte in cui la segnaletica stradale, fissata ai margini della strada, non riportava, sul retro, gli estremi dell’ordinanza comunale di autorizzazione all’apposizione del cartello stesso. In buona sostanza, secondo tali sentenze, tutti i segnali di divieto di sosta, limiti di velocità, avvisi della presenza di autovelox, ecc. dovevano contenere i dettagli del provvedimento amministrativo con il permesso.

La tesi non era neanche tanto campata in aria. Difatti, il regolamento di esecuzione del codice della strada stabilisce che [1] il retro dei segnali stradali deve essere di colore neutro opaco. Su esso devono essere chiaramente indicati l’ente o l’amministrazione proprietari della strada, il marchio della ditta che ha fabbricato il segnale e l’anno di fabbricazione, nonché il numero dell’autorizzazione concessa dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti alla ditta medesima per la fabbricazione dei segnali stradali. Per i segnali di prescrizione, ad eccezione di quelli utilizzati nei cantieri stradali, devono essere riportati, inoltre, gli estremi dell’ordinanza di apposizione.

Su questo indirizzo galopparono numerosi ricorsi, speranzosi di vedersi cancellare le multe solo sulla base di questo semplice vizio formale. Per le strade era tutto un fiorire di macchine fotografiche (all’epoca non esistevano ancora gli smartphone) e di gente dietro ai cartelli stradali per procurarsi le prove dell’inosservanza di tale precetto, prove da portare successivamente al giudice nel giudizio di impugnazione della contravvenzione. E non possiamo negare che molti cittadini ottennero ragione. Con buona pace dell’amministrazione che non poteva, dal canto suo, ritirare tutti i cartelli, ormai “incementati” sui margini delle strade.

Dopo diversi anni da quando questa tesi fu sposata – peraltro “battezzata” anche da numerosi programmi televisivi che ne parlarono con notevole enfasi – interviene ora la Cassazione [2] a inabissare i facili entusiasmi. La multa resta ugualmente valida anche se sulla parte posteriore del segnale stradale manca il richiamo all’ordinanza comunale. Infatti, si legge nel citato provvedimento, “in tema di segnaletica stradale, la mancata indicazione, sul retro del segnale verticale di prescrizione, degli estremi dell’ordinanza di apposizione non determina la illegittimità del segnale e, quindi, non esime l’utente della strada dall’obbligo di rispettarne la prescrizione. Con l’ulteriore conseguenza che detta omissione non comporta l’illegittimità del verbale di contestazione dell’infrazione della condotta da osservare”.

Insomma, le multe restano valide. All’automobilista non rispettoso del codice della strada non resta da sperare che qualche giudice dissenta dall’indirizzo della Cassazione e continui a decidere in modo diverso.

note

[1] Art. 77 reg. att. cod. str.

[2] Cass. sent. n. 7709/2016 del 19.04.2016.

Autore immagine: pixabay.com

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 5 febbraio – 19 aprile 2016, n. 7709
Presidente Petitti – Relatore Oricchio

Considerato in diritto

Con ricorso depositato in data 24.11.2009, A.A. proponeva opposizione innanzi al Giudice di Pace di Cagliari avverso l’ordinanza-ingiunzione emessa dal Prefetto di Cagliari in data 3.11.2009, con cui era stata rigettata la procedura amministrativa avviata davanti al Prefetto in ordine alla contestazione del verbale di accertamento di infrazione al codice della strada per avere lasciato la propria autovettura in area in cui sussisteva divieto di sosta (infrazione n. 107112009, irrogata dalla Polizia municipale di Selargius). In specie, il ricorrente deduceva i seguenti vizi di nullità dell’ordinanza-ingiunzione opposta: per carenza di potere, per violazione dei termini di cui all’art. 204, primo comma CdS, per assenza del provvedimento amministrativo di divieto, per difetto dell’elemento psicologico. La Prefettura di Cagliari presentava memoria, con la quale eccepiva l’inammissibilità dell’opposizione, poiché era stato presentato ricorso al Prefetto. E in ogni caso osservava che la proposizione del ricorso al Prefetto impediva di muovere censure avverso il verbale di contestazione. Nel merito, deduceva il rispetto dei termini per l’emissione dell’ordinanza-ingiunzione e la sufficienza della firma del rappresentante delegato del Prefetto, quale responsabile dell’area – sistema sanzionatorio amministrativo.
Il Giudice di Pace adito, con sentenza n. 1301 del 21.09.2010 respingeva l’opposizione.
Avverso la sentenza del Giudice di Pace era interposto gravame davanti al Tribunale di Cagliari, con cui venivano reiterati i motivi di opposizione già sollevati davanti al giudice di prime cure, cui resisteva la Prefettura di Cagliari. Quindi, il Tribunale adito in appello, con sentenza depositata il 25.05.2012, rigettava l’impugnazione e confermava la sentenza impugnata.
Avverso la indicata sentenza del Tribunale di Cagliari ha proposto ricorso per cassazione A.A., articolato su due motivi. Non ha proposto controricorso la Prefettura di Cagliari.
Il ricorrente, in prossimità della pubblica udienza, ha depositato memoria illustrativa.

Ritenuto in fatto

Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 5 e ss. codice della strada, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., per avere il Tribunale adito erroneamente ritenuto che fosse precluso al g.o. l’esame dei provvedimento amministrativo che istituisce il divieto di sosta. Tanto, in particolare, con riferimento al punto della decisione gravata con cui (citando Cass. n. 12431/2010) si considerano parallelamente il motivo di ricorso col quale si sia “voluto contestare la validità del segnale” e quello con cui, invece, “si ponga in dubbio la stessa esistenza del provvedimento amministrativo”. Evidenziando che, in effetti, nella fattispecie si contestava la sola validità dell’ apposto segnale (per mancata indicazione sul retro del cartello del richiamo all’ordinanza amministrativa), senza fare questione della sua pacifica materiale esistenza, va rilevato quanto segue.
Il motivo è infondato.
L’eventuale mancata apposizione sul retro della segnaletica stradale della indicazione della relativo provvedimento amministrativo regolante la circolazione stradale non determina di per sé l’illegittimità del segnale.
Infatti “in tema di segnaletica stradale, la mancata indicazione,
sul retro del segnale verticale di prescrizione, degli estremi della ordinanza di apposizione – come invece imposto dall’art. 77, comma 7, del Regolamento di esecuzione del codice della strada (d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495 e successive modificazioni) – non determina la illegittimità del segnale e, quindi, non esime l’utente della strada dall’obbligo di rispettarne la prescrizione, con l’ulteriore conseguenza che detta omissione non comporta l’illegittimità del verbale di contestazione dell’infrazione alla condotta da osservare (Cass. civ., Sez. Seconda, sent. 20 maggio 2010, n. 12431).
In ogni caso, inoltre, la detta mancata indicazione degli estremi non ha investito il profilo della legittimità dell’atto amministrativo del divieto, pur sempre sindacabile dal G.O.
“al fine della sua eventuale disapplicazione ” ( Cass. civ., Sez. Seconda, Sent. 30 ottobre 2007, n. 22894).
Il motivo in esame, in quanto infondato, va dunque respinto.
2.- Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 3 1. n. 689/1981, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, per avere il Tribunale ritenuto infondata l’eccezione in ordine all’affidamento incolpevole del trasgressore determinato dalle caratteristiche del cartello di divieto. Il motivo è inammissibile.
E ciò perché attraverso” l’esposta censura si chiede, in sostanza, al Giudice di legittimità di effettuare una valutazione di merito in ordine alla percepibilità in fatto del divieto di sosta sull’area in cui l’autovettura è stata posteggiata.
Tanto a fronte della coerente esposizione contenuta, sul punto, nella sentenza impugnata, che non può qui essere contestata per carenza motivazionale, attesa la correttezza della decisione fondata su congrue argomentazioni immuni da vizi censurabili in questa sede.
Tale sindacato è precluso in sede di legittimità. Il motivo è, pertanto, inammissibile.
3.- Alla stregua di quanto innanzi esposto, affermato e ritenuto il ricorso va rigettato.
4.- Le spese seguono la soccombenza e, per l’effetto, si determinano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della parte conto ricorrente delle spese dei giudizio, determinate in E 500,00, oltre spese prenotate a debito.

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2 Commenti

  1. da ansa che riprende la sentenza da voi pubblicata “E’ il caso di ricordare che per contestare la legittimità dell’apposizione di un cartello, trattandosi di un atto amministrativo si deve ricorrere al TAR e non al Giudice di Pace” poi non so, a me sembra strano, oltre a non citarvi

    1. Quindi tutti i cartelli (e ne esistono tanti) illegittimi, posti da privati per “appropriarsi” di uno spazio di uso comune vengono improvvisamente legittimati?

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