Graffiti: non è reato se il disegno sul muro è artistico
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20 Apr 2016
 
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Redazione
 


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Graffiti: non è reato se il disegno sul muro è artistico

Graffito come forma d’arte se il muro è già sporco: nessun reato per chi usa le bombolette spray.

 

Per alcuni sono vandali, per altri artisti: comunque li vogliate chiamare, per la Cassazione gli autori dei graffiti sui muri non sempre sono punibili. Secondo, infatti, una sentenza pubblicata qualche ora fa [1], non scatta il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui [2] se l’artista di strada compie un’opera apprezzabile su un muro già imbrattato da altri. Insomma, secondo il ragionamento della Corte, è meglio un disegno ben fatto che del cemento sporco.

 

Graffiti come una forma d’arte: un riconoscimento tanto importante quanto si consideri l’organo da cui proviene. La Cassazione è infatti il massimo collegio di giudici chiamato a interpretare la legge “una volta per tutte” e, quindi, dettando le linee interpretative per il futuro. Per quanto i suoi precedenti non siano vincolanti per i successivi giudizi, costituiscono comunque un canale di riferimento importante, a volte determinante per vincere o perdere le cause.

 

Così, la sentenza odierna, pur entrando in un campo minato – quello del concetto di arte sul quale i critici non potranno mai trovarsi d’accordo – arriva a formulare un giudizio “oggettivo”: il graffito ben fatto su un muro sporco non costituisce reato.

 

Questo non vuol dire, dunque, che le bombolette spray siano diventate dall’oggi al domani lecite ed i sedicenti street artist meglio farebbero a evitare gli spazi pubblici e privati se non già palesemente in stato di degrado.

 

Nel caso di specie, la Cassazione ha condiviso lo stesso giudizio che, in primo grado, avevano fornito i giudici del Tribunale di Milano i quali avevano valutato il murale come una vera opera d’arte. Così viene evidenziato che “la parete era già stata completamente imbrattata e deturpata da ignoti”; dunque il graffitaro “aveva agito con l’intento di abbellire la facciata e di effettuare un intervento riparatore, realizzando un’opera di oggettivo valore artistico”. Impossibile, quindi, parlare di “imbrattamento del muro”. Per i giudici ci si trova, invece, dinanzi a una “iniziativa artistica”.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 5 – 20 aprile 2016, n. 16371
Presidente Gentile – Relatore D’Arrigo

Ritenuto in fatto

E.M. è stato imputato dei delitto di cui all’art. 639, comma 2, cod. pen. per avere imbrattato un muro posto sulla pubblica via con diverse bombolette di colore spray, imprimendo la scritta «Manuinvisibile.com». Da tale reato l’imputato veniva assolto in primo grado perché il fatto non costituisce reato. II tribunale meneghino sottolineava la circostanza che la parete in questione era già stata completamente imbrattata e deturpata da ignoti; che l’imputato aveva agito con l’intento di abbellire la facciata e di effettuare un intervento riparatore, realizzando un’opera di oggettivo valore artistico; che le doti artistiche del M. erano state pubblicamente riconosciute dallo stesso Comune di Milano, giacché l’imputato era risultato vincitore di un bando inteso rivalutare piazza Schiavone del quartiere Bovisa mediante l’intervento di uno “street artist”. Sulla scorta di queste considerazioni, il giudice di prime cure escludeva che l’intervento del M. costituisse imbrattamento dei muro, bensì l’esecuzione di un’iniziativa di valore artistico.
Su ricorso dei pubblico ministero, la Corte

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[1] Cass. sent. n. 16371/16 del 20.04.2016.

[2] Art. 639 cod. pen.

 

Autore immagine: Dantemanuele De Santis; soggetto Silvia Corniola.

 


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