Divorziati: se il marito non paga il mutuo, moglie espropriata
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21 Apr 2016
 
L'autore
Raffaella Mari
 


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Divorziati: se il marito non paga il mutuo, moglie espropriata

L’ipoteca preesistente della banca prevale sulla sentenza di assegnazione della casa familiare alla moglie a seguito di separazione o divorzio.

 

Su gran parte delle case degli italiani c’è un’ipoteca di una banca: ma che succede se, dopo la separazione o il divorzio dei coniugi, e l’assegnazione dell’immobile a uno dei due, l’altro smette di pagare il mutuo? La soluzione prospettata dalla Cassazione non piacerà certo a molte donne che, in quanto conviventi coi figli, hanno ottenuto dal giudice il tetto coniugale. E difatti, secondo una sentenza pubblicata ieri [1], la banca può mettere in vendita l’immobile e mandare via di casa gli inquilini (madre e figli), nonostante la sentenza che li ha autorizzati a rimanervi dentro.

 

Questo concetto, detto in termini più giuridici, significa che l’ipoteca, se anteriore alla sentenza che assegna la casa coniugale a uno degli ex coniugi, prevale su di essa. L’immobile può quindi essere fatto oggetto di pignoramento, espropriazione e venduto all’asta. Non è quindi opponibile alla banca il provvedimento di assegnazione dell’immobile trascritto prima della trascrizione del pignoramento.

 

La decisione rischia di mettere in mezzo a una strada i figli di coppie separate: specie se, infatti, il mutuo è “giovane” e, quindi, le rate pagate sono poche (è il caso, ad esempio, di una coppia che si separi dopo pochi anni di matrimonio), è tutt’altro che fantasioso immaginare che il proprietario dell’immobile, piuttosto che sobbarcarsi il finanziamento per un bene di cui non gode, preferisca “affondarlo” nel pignoramento.

Tuttavia, a riguardo, c’è da dire che, secondo una sentenza della Cassazione di due anni fa, il coniuge che, pur versando il mantenimento, non paghi le rate del mutuo alla banca, così costringendo l’ex e i figli ad andare via dall’immobile, è passibile di querela per violazione degli obblighi di assistenza familiare, facendo in tal modo mancare i messi di sussistenza ai minori e al coniuge.

 

Secondo la Suprema Corte, la posizione dell’ex moglie, cui sia stata assegnata la casa coniugale, è equiparabile a quella dell’inquilino: si applicano, insomma, le stesse regole, ivi compresa la prevalenza dell’ipoteca della banca se anteriore.

 

Non rileva il fatto che, dentro l’appartamento, vivano bambini in tenera età, che la donna sia disoccupata o, anche, il fatto che sia stato il marito a interrompere, volontariamente, il pagamento della rata del mutuo per dare fastidio alla ex. Infatti, anche quando trascritta, la sentenza di assegnazione della casa non ha effetto nei confronti di terzi (ad esempio la banca) che hanno acquistato diritti sugli immobili in base ad un atto iscritto anteriormente. E allora il creditore ipotecario può pignorare il bene: la sua garanzia (l’ipoteca) non può essere pregiudicata dalla presenza del coniuge assegnatario, con diritto trascritto solo dopo l’iscrizione di ipoteca.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 21 gennaio – 20 aprile 2016, n. 7776
Presidente Ambrosio – Relatore Barreca

Svolgimento del processo

1. – R.G. , debitrice esecutata in un’espropriazione immobiliare introdotta con pignoramento del 25 maggio 2010, dinanzi al Tribunale di Saluzzo, proponeva opposizione agli atti esecutivi, con ricorso del 7 luglio 2011, avverso l’ordinanza in data 16 giugno 2011, con la quale il giudice dell’esecuzione aveva disposto che il bene pignorato fosse venduto per intero ed in piena proprietà, contestualmente ordinandone la liberazione.
L’opponente, esecutata per la quota del 50%, esponeva di avere trascritto, in data 6 agosto 2008, il provvedimento di assegnazione dell’immobile, già casa coniugale, risultante da verbale e successiva omologazione della separazione consensuale, e ne sosteneva l’opponibilità sia al creditore procedente che all’aggiudicatario del bene.
1.1.- La Cassa di Risparmio di Fossano, creditore procedente, resisteva all’opposizione, rappresentando che nelle date del 15 luglio 2001 e del 25 maggio 2007 erano state iscritte due ipoteche volontarie sull’immobile pignorato, di proprietà, per quote eguali, dei coniugi R.G. e Re.Ba. , a garanzia del mutuo erogato dalla Cassa di Risparmio di Fossano in favore degli

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[1] Cass. sent. n. 7776/2016 del 20.04.2016.

 

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Commenti
22 Apr 2016 Paolo Palermo

Da un lato si eccepisce che la banca, ha un potere elevato, rispetto ai giudici, che non tenendo conto che la sentenza, ha obbligato la dimora al coniuge più debole e i figli, quindi, se la banca, ha problemi finanziari, perché deve intervenire lo stato? o con l’ultima riforma i correntisti? che senso ha la sentenza , che condanna il coniuge a pagare il mantenimento il mutuo e altro, ha solo validità di Legge sull’individuo, come condanna e umiliazione, perche deve solo pagare, come non si sà, e lo Stato non interviene per affrontare la tematica dello sfratto della coniuge separata, visto che ha una sentenza di dimora? Le leggi Italiane sono alquanto strane, però, vorrei dire che, dall’altro lato, può essere possibile che il coniuge non paghi apposta il mutuo, specialmente se è all’inizio, per poi acquistare l’immobile stesso all’asta, quindi Leggi Italiani per gli Italiani