Negoziazione assistita: per separarsi l’avvocato ha bisogno di difesa
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21 Apr 2016
 
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Negoziazione assistita: per separarsi l’avvocato ha bisogno di difesa

L’avvocato deve farsi assistere da un altro avvocato nell’ambito del procedimento di negoziazione assistita, diversamente lo scopo del procedimento viene frustrato.

 

L’avvocato non può separarsi con la negoziazione assistita senza ricorrere a un altro avvocato che lo rappresenti e difenda. Lo ha chiarito il Tribunale di Palermo in una recente sentenza [1]. Una decisione originale se si tiene conto che, tutto sommato, ogni avvocato può difendersi da sé in causa davanti al giudice, anche in materia di famiglia e nelle controversie con l’ex coniuge, senza bisogno di essere assistito da un altro difensore.

 

 

Difesa personale non ammessa

L’atto di separazione che sancisce l’addio all’ex coniuge non può essere scritto da un avvocato in rappresentanza di sé medesimo e, quindi, per la propria vicenda personale. Se “assistita” deve essere, la negoziazione richiede sempre l’intervento di un soggetto diverso che faccia da difensore e che sia regolarmente iscritto all’albo. Dunque, la difesa personale non è ammessa.

 

Pertanto, il procuratore della Repubblica deve dichiarare inammissibile l’istanza di autorizzazione alla separazione personale raggiunta fra un coniuge assistito in proprio in quanto avvocato e l’altro assistito da un legale: scopo della legge è quello di mantenere distinte le posizioni degli avvocati assistenti e assicurare immunità gestionale dell’avvocato rispetto al coinvolgimento emotivo e d’interesse dei due coniugi. L’identificazione, in un unico soggetto, del titolare degli interessi da tutelare (o meglio, negoziare) e del tecnico “addetto” alle trattative frustrerebbe proprio la ragione primaria della negoziazione effettuata da tecnici esterni.

 

 

Il risarcimento per sinistri stradali

Il punto è che, applicando il principio alla lettera, si dovrebbe arrivare a ritenere che l’avvocato non possa mai effettuare una negoziazione assistita anche in tutti gli altri casi (non variando, infatti, il significato della negoziazione), come ad esempio in una vertenza di risarcimento del danno da sinistro stradale o in un recupero crediti inferiore a 50.000 euro (si pensi, ad esempio, al caso della parcella). Una conclusione che ci sembra paradossale, tenuto conto che, poi, lo stesso avvocato potrebbe ben difendersi da solo nella successiva fase davanti al giudice.

 

Invece, secondo il tribunale di Palermo non c’è alcun paradosso: nella fase giudiziale c’è sempre un giudice a governare il processo e, quindi, a decidere in merito, bilanciando in contrapposti interessi e garantendo equidistanza; nella negoziazione assistita, invece, gli avvocati hanno un inedito da protagonisti senza alcuna “copertura” alle spalle. Insomma, un “fai da te” che, nelle situazioni di maggiore coinvolgimento personale, come proprio nel caso di separazione e divorzi, potrebbe essere nociva.

 

Proprio per consentire, dunque, il massimo distacco nel giudicare la migliore soluzione idonea a risolvere il conflitto, nessuna parte può trattare con l’altra da sola senza l’assistenza di un avvocato. Anche perché – si legge nel provvedimento – si potrebbe profilare l’ipotesi di una coppia di avvocati che si autorappresenta nella negoziazione trasferendovi inevitabilmente i litigi casalinghi.


[1] Trib. Palermo sent. del 25.03.2015.

 

Autore immagine: pixabay.com

 


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