L’azienda può licenziare il dipendente se il detective testimonia
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21 Apr 2016
 
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Redazione
 


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L’azienda può licenziare il dipendente se il detective testimonia

007 che pedina i dipendenti: può testimoniare in causa a favore del datore di lavoro, ma deve dichiarare solo fatti visti con i propri occhi.

 

È ormai una realtà diffusa l’utilizzo dei detective per pedinare, ad esempio, i lavoratori che utilizzano impropriamente i permessi o i coniugi sospettati di tradimento: il report delle agenzie investigative può entrare nel processo civile e fare prova nella causa di licenziamento o di separazione, ma entro determinati limiti. A chiarirlo è una sentenza della Cassazione di poche ore fa [1].

 

 

Prova testimoniale dello 007

Il report del detective non è una prova, ma le sue dichiarazioni possono esserlo se questi viene sentito dal giudice come testimone. Insomma, il documento scritto non va bene, ma se ripetuto “a memoria” dallo 007 in causa, dietro giuramento, assume valore.

 

Per esempio: il detective può dichiarare di aver visto il dipendente recarsi al mare durante una specifica giornata. Se poi, proprio in quel giorno, il lavoratore aveva chiesto un permesso per assistere il familiare disabile (ai sensi della legge 104) o un congedo parentale, il datore di lavoro potrà licenziarlo per via della menzogna (il caso prospettatosi nella sentenza in commento concerne proprio l’uso di un congedo parentale, in verità sfruttato per una vacanza personale). La bugia, unita all’uso improprio della licenza dal lavoro, costituisce un comportamento che lede quel legame di fiducia che deve sempre sussistere tra azienda e propri dipendenti.

 

In ogni caso, l’investigatore deve dichiarare al giudice solo i fatti visti con i propri occhi e non invece quelli riferitigli da altre persone. L’indagine svolta ottenendo le informazioni dal vicinato o dai conoscenti non può avere, in processo, alcun valore. È quella che viene definita testimonianza indiretta (o “de relato”, riportata cioè “riportata” da altre persone). Il testimone è solo quello “oculare” e non può riferire fatti di cui non abbia personale contezza.

 

 

Le fotografie del detective

Discorso parzialmente diverso per le fotografie. Ne avevamo già parlato in merito alle cause tra coniugi in caso di documentazione attestante il tradimento (leggi: “Infedeltà: quali prove per inchiodare il coniuge che tradisce”). Qui vale il principio applicabile a tutte le riproduzioni meccaniche come, ad esempio, le fotocopie: l’immagine scattata dal detective assume valore di prova documentale solo se non contestata espressamente dalla controparte (contestazione che deve essere non generica ma fondata su convincenti motivazioni).

Dunque, lo scatto che ritrae il lavoratore al mare in un giorno di lavoro può essere valida prova per il licenziamento, sempre che l’immagine non venga contestata.

 

 

I permessi parentali non si sfruttano per esigenze personali

Un secondo aspetto interessante della sentenza in commento è il principio secondo cui i permessi parentali non possono essere utilizzati per scopi diversi da quelli che sono loro propri (l’assistenza del bambino appena nato). Un utilizzo differente è causa di licenziamento (nel caso di specie, però, il ricorso dell’azienda è stato rigettato per difetto di prova).


[1] Cass. sent. n. 8070/16 del 21.04.16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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