PCT: il ricorso per reclamo sul cautelare va depositato telematicamente
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21 Apr 2016
 
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PCT: il ricorso per reclamo sul cautelare va depositato telematicamente

Le conseguenze processuali nel caso di deposito in modalità cartacea anziché telematica del ricorso per reclamo cautelare innanzi al tribunale collegiale.

 

Va depositato in via telematica, e non cartacea, il ricorso al collegio per un reclamo su un provvedimento cautelare. L’eventuale deposito cartaceo rende l’atto inesistente e, pertanto, il ricorso è inammissibile. Lo ha chiarito il Tribunale di Vasto [1] intervenendo su una questione, in realtà, ancora dibattuta.

 

Come noto, la legge [2] stabilisce che, dal 30 giugno 2014, “nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al Tribunale, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici”.

Il legislatore ha dunque imposto l’obbligo del deposito telematico di tutti gli atti processuali prodotti successivamente alla costituzione delle parti. Le cancellerie pertanto devono rifiutare il deposito in forma cartacea degli atti processuali delle parti già costituite.

 

Ebbene, il reclamo al provvedimento cautelare va depositato solo in via telematica perché non costituisce l’atto introduttivo di un nuovo giudizio (come tale soggetto al regime della facoltatività del deposito telematico). Si tratta, invece, solo di una prosecuzione dell’unico giudizio instaurato con il ricorso originario e, quindi, di una fase procedimentale successiva alla prima. Ne consegue che la costituzione originariamente effettuata dalle parti nella prima fase continua a spiegare effetti.

 

Scrive infatti il tribunale che il “ricorso per reclamo non introduce un nuovo e diverso giudizio, ma rappresenta la prosecuzione del medesimo procedimento cautelare, iniziato con il deposito del ricorso nella precedente fase e di cui costituisce – a sua volta – una fase meramente eventuale (tanto che va proposto innanzi al giudice di pari grado rispetto a quello che ha emesso il provvedimento contestato), finalizzata al riesame della domanda cautelare e destinata a concludersi con un provvedimento che, in caso di riforma, si sostituisce a quello reso dal giudice di prime cure e produce effetti sino all’esito del giudizio di cognizione, salva la revoca o la modifica per motivi sopravvenuti”.

 

In sintesi, la proposizione del reclamo non è che un atto endoprocessuale e, come tale, richiede necessariamente il deposito in via telematica e giammai cartacea.

 

 

Impossibile la sanatoria dell’atto che raggiunge il suo scopo

Il tribunale passa poi a valutare le conseguenze dell’eventuale deposito in via cartacea del reclamo. Consapevole dell’esistenza di una giurisprudenza che ritiene il deposito nullo, tuttavia sanabile ogni volta che l’atto raggiunge il suo scopo [3], il giudice preferisce aderire invece alla soluzione più rigorosa: l’atto, più che nullo, è inesistente e pertanto il reclamo inammissibile.

 

 

L’analogia agli altri procedimenti

Il principio, qui riferito al reclamo cautelare, può ripresentarsi in tutti i procedimenti di natura bifasica o in quei giudizi (di carattere sommario) caratterizzati dalla presenza di eventuali “appendici” o subprocedimenti volti, lato sensu, al riesame del provvedimento concesso dal giudice della prima fase: si pensi, ad esempio, al deposito dell’atto per l’inizio del giudizio di merito.


La sentenza

IL TRIBUNALE DI VASTO

in composizione collegiale, nelle persone dei signori Magistrati:

– dott. Bruno Giangiacomo Presidente

– dott.ssa Stefania Izzi Giudice

– dott. Fabrizio Pasquale Giudice relatore

a scioglimento della riserva assunta nel procedimento di cui in epigrafe all’udienza del 19.02.2016;

letto il reclamo proposto da M.A. nei confronti di B.C. ed avverso l’ordinanza, depositata in data 09.10.2015, con la quale è stato dichiarato inammissibile il ricorso possessorio ex art. 1168 c.c., richiesto dall’odierno reclamante;

esaminati gli atti e la documentazione prodotta;

OSSERVA

Con ricorso depositato cartaceamente in cancelleria in data 23.10.2015, M.A. ha proposto reclamo avverso il provvedimento con il quale il giudice di prime cure ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per reintegrazione nel possesso da lui precedentemente avanzato, sull’assunto dell’intervenuto decorso del termine annuale di decadenza previsto dall’art. 1168 c.c., invocando – in riforma dell’ordinanza reclamata – l’accoglimento della tutela possessoria richiesta.

M. Antonio, costituitosi in giudizio, ha – in via preliminare – eccepito l’inammissibilità del reclamo per essere stato il ricorso depositato con modalità cartacea anziché telematica, in

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[1] Trib. Vasto, ord. del 15.04.2016.

[2] Art. 16 bis, comma 1, del D.L. n. 179/12, convertito in legge n. 221/2012.

[3] Trib. Asti, sent. del 23.03.2015; Trib. Ancona, sent. del 28.05.2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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