Incidenti: con l’indennità di accompagnamento si è risarciti di meno
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21 Apr 2016
 
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Incidenti: con l’indennità di accompagnamento si è risarciti di meno

Danno da lesione: se il danneggiato gode dell’indennità di accompagnamento e dell’assistenza domiciliare, l’assicurazione versa un risarcimento ridotto.

 

La vita è stata dura con chi ha l’indennità di accompagnamento a causa di una invalidità al 100%, ma l’assicurazione può esserlo ancora di più: infatti, in caso di incidente stradale, la vittima ha diritto a un risarcimento ridotto. Questo perché l’indennizzo non può tenere conto degli oneri economici per l’assistenza all’infortunato, posto che questi già gode dell’indennità di accompagnamento per via, appunto, di una pregressa patologia; ed a maggior ragione se la legislazione regionale assicura l’assistenza domiciliare. Come dire, insomma, che i danni devono essere effettivi e ben dimostrati.

 

Non si può quindi liquidare, al danneggiato da un incidente stradale, l’assistenza domiciliare se questi già ne usufruisce: tale spesa, infatti, non sarà mai da lui sostenuta. Niente danno emergente, dunque, ossia il ristoro della spesa consistente nella necessità di dover retribuire una persona che garantisca l’assistenza personale ad un soggetto invalido.

 

Inoltre dal danno patrimoniale futuro deve essere detratta l’indennità di accompagnamento di cui lo sfortunato invalido è già beneficiario. La Cassazione precisa che non possono essere riconosciute al danneggiato spese passate se non dimostra, anche attraverso presunzioni semplici, di averle sostenute.

 

 

Nel caso di liquidazione di un danno permanente, quale quello relativo al costo annuo di assistenza domiciliare, il procedimento corretto è il seguente:

 

– sommare e rivalutare, avuto riguardo al momento della liquidazione, le spese già sostenute;

– capitalizzare, al momento della liquidazione, le spese che dovranno ragionevolmente essere sostenute in futuro.

 

A parte la possibilità di ottenere una rendita, si può:

 

– moltiplicare il danno annuo per il numero di anni per cui verrà sopportato, e poi abbattere il risultato in base ad un coefficiente di anticipazione;

– moltiplicare il danno annuo per un coefficiente di capitalizzazione delle rendite vitalizie (cosiddetto metodo della capitalizzazione).


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 18 gennaio – 20 aprile 2016, n. 7774
Presidente Ambrosio – Relatore Rossetti

Svolgimento del processo

1. Il (…), a (omissis) , si verificò un sinistro stradale che coinvolse il motociclo Kawasaki 2750, condotto da L.N.A.A.M. , e il furgone Fiat Iveco condotto da N.F. , di proprietà della società Clear Channel s.r.l. (che in seguito muterà ragione sociale in Clear Channel s.p.a.; d’ora innanzi, per brevità, “la Clear Channel”), ed assicurato contro i rischi della responsabilità civile dalla società Zurich.
In conseguenza del sinistro L.N.A.A.M. patì gravissime lesioni personali.
2. Con ricorso depositato l’11.11.2008 L.N.A.A.M. ed i suoi familiari (ovvero la moglie So.El.Ti. ed il figlio L.N.T. , quest’ultimo minorenne all’epoca dei fatti, e rappresentato ex art. 320 c.c. dai genitori) convennero dinanzi al Tribunale di Milano N.F. , la Clear Channel e la Zurich, assumendo che il sinistro andasse ascritto a colpa di N.F. , e chiedendo la condanna di tutti i convenuti in solido al risarcimento dei danni rispettivamente patiti.
3. Con sentenza 19.12.2012 n. 14313 il Tribunale di Milano accolse parzialmente la domanda, attribuendo alla vittima il 50 % di responsabilità.
4. La sentenza venne appellata in via

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[1] Cass. sent. n. 7774/2016 del 20.04.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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